A Old Dongola, in Sudan, gli archeologi stanno riportando alla luce nuove parti della Grande Chiesa di Gesù, considerata dalle fonti arabe la più grande e ricca chiesa della Nubia medievale. La missione sudanese-polacca che lavora nell’antica capitale del regno cristiano di Makuria ha scoperto una monumentale scalinata d’accesso e, per la prima volta, ha raggiunto il livello del pavimento originario dell’edificio. Le indagini hanno inoltre rivelato una seconda chiesa, costruita al piano superiore di una struttura adiacente alla cattedrale.

La ricerca è condotta dal Polish Centre of Mediterranean Archaeology dell’Università di Varsavia insieme alla National Corporation for Antiquities and Museums del Sudan, sotto la direzione del professor Artur Obłuski. La struttura monumentale era stata individuata nel 2021; gli scavi sono iniziati successivamente grazie a un finanziamento del Centro nazionale polacco per la ricerca scientifica.
Una cattedrale monumentale, alta circa 21 metri
La nuova scalinata e i contrafforti che rinforzavano l’abside offrono ulteriori elementi per ricostruire l’architettura della chiesa. Le dimensioni finora accertate sono imponenti: 47 metri di larghezza e circa 57 di lunghezza, mentre l’altezza viene stimata, con cautela, intorno ai 21 metri. Secondo Obłuski, l’edificio potrebbe essere stato un punto di riferimento per quanto concerne l’architettura religiosa della Nubia, analogamente a quanto avvenne per la chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli.

Gli scavi interessano ancora una porzione limitata del complesso. Le murature conservate raggiungono in alcuni punti circa 11 metri di altezza, rendendo necessario procedere a profondità considerevoli e con risorse tecniche particolari. La prossima campagna dovrebbe contribuire a chiarire le dimensioni complessive della costruzione e la sua organizzazione.
Pitture e iscrizioni greche nella chiesa adiacente
La seconda scoperta riguarda una chiesa ricavata al piano superiore di un edificio aggiunto alla Grande Chiesa di Gesù. Le pareti conservano pochi resti di decorazione, ma nei detriti sono stati recuperati numerosi frammenti di intonaco dipinto: il materiale riempie già sei grandi scaffalature. Tra i reperti figurano anche frammenti di iscrizioni greche, identificati dall’epigrafista Agata Deptuła come testi di cantici biblici, componimenti liturgici associati al Salterio.

Uno dei testi è riconducibile al Cantico di Anna, madre del profeta Samuele, narrato nell’Antico Testamento. Le lettere, alte appena mezzo centimetro, sono tracciate in una scrittura libraria accurata. A Old Dongola erano già riemersi numerosi frammenti di salmi, mentre i cantici biblici rappresentano una novità per il sito.
Ricerca e tutela in un territorio segnato dal conflitto
Prima degli scavi sono stati eseguiti interventi di conservazione e protezione, anche in risposta ai danni provocati dalle gravi inondazioni dell’autunno 2024. La missione ha inoltre completato un impianto fotovoltaico destinato ad alimentare le pompe per il prelievo dell’acqua dal Nilo e i sistemi di pressurizzazione che consentono di raggiungere le abitazioni situate nelle zone più elevate. L’intervento è particolarmente importante per le comunità locali, alcune delle quali erano rimaste senza accesso all’acqua a causa del conflitto in corso in Sudan.
Il progetto archeologico affianca agli scavi attività di formazione e sensibilizzazione con gli abitanti della regione, coinvolti anche nella tutela del sito. Le ricerche rientrano nel programma Afropolis Tungul, finanziato dal Consiglio europeo della ricerca nell’ambito di Horizon Europe, che studia lo sviluppo urbano, economico e sociale di Old Dongola tra il IV e il XV secolo.
Immagine in apertura: Vista aerea dell’area di scavo: primo piano della chiesa appena scoperta e della scalinata. Foto: Adrian Chlebowski/ Polish Centre of Mediterranean Archaeology, University of Warsaw
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- 📄 Fonte: Polish Centre of Mediterranean Archaeology, University of Warsaw
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Data di pubblicazione registrata: 05/11/2026 18:20
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