APPROFONDIMENTI / L’Ombra di San Gimignano e le altre: confronti e considerazioni sulle statuette votive etrusche

di Massimiliano Visalberghi Wieselberger (*)

La recente esposizione al Museo di San Gimignano della statuetta di offerente nella mostra  Hintihial. L’Ombra di San Gimignano. L’Offerente e i reperti rituali etruschi e romani (Storie & Archeostorie ne ha parlato qui, ndr – , laddove il reperto rappresenta un vero e proprio “testimonial culturale”, ci permette di fornire una serie di considerazioni e confronti sulle statuette votive etrusche appartenenti al periodo ellenistico.

Il bronzetto in questione venne ritrovato nel 2010 nel territorio di San Gimignano (Siena) durante i lavori di ristrutturazione di un edificio privato nei pressi del torrente Fosci.

La statuetta di San Gimignano al momento del ritrovamento

La forma allungata colloca il reperto tra le statuette del periodo ellenistico, durante il quale i maestri fonditori volterrani rappresentavano una delle maggiori botteghe attive relativamente a questa tipologia di rappresentazioni votive.

La statuetta di S. Gimignano vista di profilo

 

Dettaglio della testa e busto superiore

 

Ciò pare ben testimoniato dai bronzetti conservati dal Museo Etrusco di Villa Giulia (Roma) e principalmente provenienti dall’antica Velathri, l’odierna Volterra.

Statuette allungate etrusche al Museo Etrusco di Villa Giulia, Roma

 

Si tratta di statuette che trovano un confronto stilistico con il ritrovamento dell’Ombra di S. Gimignano nei pressi di un’ara litica, un luogo di culto dunque. Questo dettaglio la accomuna anche ad altri ritrovamenti di forma simile. Basti pensare alla cosiddetta “Afrodite” di Nemi, sud di Roma: una statuetta che mostra una figura femminile allungata, ritrovata nei pressi dell’antico santuario dedicato alla dea Diana e datata alla metà del IV secolo a.C.

La cosiddetta “Afrodite di Nemi”, dal santuario di Diana, Nemi, ora al Museo Louvre, Parigi.

 

Un altro confronto possibile è con la statuetta proveniente dalla stipe votiva di Magione, loc. Caligiana (PG), databile al III secolo a.C.

Offerente in bronzo, Magione, Caligiana, III-II secolo a.C

 

Lo stile dell'”Ombra”.

Il termine “ombra” sembra dovere la paternità al Vate, il poeta e scrittore Gabriele d’Annunzio, il quale rimase affascinato e turbato dalla figura allungata ritrovata a Volterra e rappresentante un giovane offerente (la statuetta è ora esposta nel locale Museo Guarnacci). La caratteristica principale di questa tipologia di statuette risiede nella figura e nelle proporzioni: arti e busto risultano allungati, in una distorsione che ha affascinato autori ed artisti ammaliati dalla sua “modernità” stilistica . L’unica parte ad essere proporzionata in sé risulta la testa, ovvero la parte del corpo che definisce attraverso, l’espressività del viso, la caratterizzazione e l’identità dell’individuo.

La famosa “Ombra della Sera” da Volterra, Museo Guarnacci

 

Statuette allungate non sono in realtà un tema sconosciuto nella penisola italica, ma sono attestate anche presso altre culture. Già durante il periodo del I Ferro  si possono ritrovare figure in piombo, bronzo o lamina, anche di metallo prezioso, che denotano un corpo allungato. A titolo di esempio citiamo quelle in lamina d’argento da Montefortino d’Arcevia (Marche) attribuite alla cultura Picena.

Figure in lamina (picene). A sinistra: da Montefortino d’Arcevia, bronzo; a destra: da Monte Giove, argento.

 

I ritrovamenti sono numerosi e sono avvenuti principalmente presso luoghi di culto.  Le statuette allungate rappresentano infatti solitamente figure con ruoli legati all’ambito cultuale o religioso –  oranti, sacerdoti e aruspici,  offerenti – di sesso sia maschile che femminile. Tali ruoli sono ben riconoscibili da precisi attributi: la posizione e la gestualità delle mani, il copricapo a “tholia” per i sacerdoti, la patera o phiale per gli offerenti.

Bronzetto di orante etrusco, Parigi, Musée du Louvre
Dettaglio di bronzetto allungato con contenitore. Il copricapo a tholia lo identifica plausibilmente come un sacerdote

In alcuni casi è difficile stabilire se si tratti di rappresentazioni di comuni mortali oppure di divinità. Un esempio è costituito dalla figura femminile, conservata al Museo Etrusco di Villa Giulia, rappresentata con un’anguilla in mano, che trova confronto con l’iconografia di alcune divinità legate all’immagine anguiforme, specialmente femminili, ma che potrebbe anche rappresentare una offerente che reca in dono un’anguilla.

 

Dettaglio di offerente con corpo allungato e anguilla nella mano. III secolo a.C
Museo nazionale etrusco di Villa Giulia

 

Esempi di votum a forma di anguilla, del resto, si ritrovano ad esempio nel santuario di Colle Arsiccio, sempre nei pressi di Magione (PG).

Colle Arsiccio, Magione: Anguille in bronzo, parte dei materiali di una stipe votiva.

 

Proprio la citata statuetta con l’anguilla risulta, tra le varie figure allungate esistenti, una tra le più affini all’Ombra di San Gimignano: per  dettagli, espressività, stile, ma soprattutto per la resa particolarmente delineata dei tratti somatici del volto, sebbene il bronzetto maschile presenti una caratterizzazione ancora più definita. 

Confronto stilistico tra il bronzetto di offerente al Museo di Villa Giulia (sinistra) e l’Ombra di San Gimignano (destra)

 

Risulta purtroppo assai difficile comprendere l’esatto significato della scelta iconografica del corpo allungato.  Forse esso aveva una funzione simbolica legata al mondo dell’Aldilà, invocando una suggestiva similitudine tra la fine della vita e il tramonto: così come le ombre, alla luce radente del sole calante, si fanno più lunghe e sottili, anche l’uomo al termine della sua vita appare via via evanescente, come se si avvicinasse al mondo dei defunti.

 

Ombra dal Museo di Cleveland, Stati Uniti, 300 a.C circa.

Il corpo allungato potrebbe però anche alludere alla coscienza storica e culturale degli Etruschi. Come noto dai “Libri fatales”, essi avevano profetizzato la durata complessiva della propria civiltà  in dieci saecula: forse sentivano che il terminus stesse giungendo, e con esso la loro esistenza si faceva sempre più esigua e sottile. Come un’ ombra appunto.

Bibliografia utile:

– Calzoni, U., 1947, La stipe votiva di Colle Arsiccio nei pressi di Magione, in «Bollettino della deputazione di storia patria per l’Umbria», XLIV (1947), pp. 45-47

– Cateni, G. (a cura di), 1999. Ombre della sera, catalogo della mostra, Volterra, Museo Guarnacci, 24 luglio-30 settembre, Pisa, n 47

– Conestabile, G. 1869, Ripostiglio di bronzi, ex voto, forse consacrati alle divinità della salute, in «Bullettino dell’Istituto di Corrispondenza Archeologica», pp. 187-190;

– Cristofani, M., 1985, I Bronzi degli Etruschi, n. 67, p. 273-274.

– D’Ercole, V. – Martellone, A. 2006, Il santuario di Monte Giove a Penna S. Andrea, in Museo archeologico “F. Savini”, pp. 99-102, 265-266.

– Dumézil, G., 1974. La religion romaine archaïque. Bibliothèque historique Payot. appendice sur la religion des Etrusques.

Les Étrusques et l’Europe, préfacé par Massimo Pallottino, à la suite de l’exposition éponyme du Grand-palais, Paris, entre le 15 septembre et le 14 décembre 1992, et à Berlin en 1993

– Jannot, Jean-René, 2005, Religion in Ancient Etruria. University of Wisconsin Press.

– Maggiani, A., 2002, I culti di Perugia e del suo territorio, in Perugia Etrusca, Atti del Convegno (Orvieto 2002), a cura di G. M Della Fina, “Annali del Museo Faina di Orvieto”, IX, Roma, pp. 267-299;

– Muscianese Claudiani, D., 2013, Depositi votivi e luoghi di culto dell’Abruzzo italico e romano: quattro casi di studio. Università Cattolica del Sacro Cuore, XXIV ciclo, a.a. 2011/12, Milano

-Riganelli, G., 2001. Religione e strutture religiose in area magionese dall’antichità ai primi secoli dell’età moderna, in Magione. Venti secoli di storia, cultura, ritratti e spiritualità, Magione, pp. 7-177.

– Strazzulla, M. J, 2012, “Forme di devozione nei luoghi di culto dell’Abruzzo antico” in Sacrum facere : Atti del I Seminario di Archeologia del Sacro : Trieste, 17-18 febbraio 2012, EUT Edizioni Università di Trieste, 2013, pp. 41-94.

– Terrosi Zanco, O.,1961, “Ex-voto allungati dell’Italia centrale”, in Studi Etruschi, XXIX, Firenze, p. 425-428.

– Thomson de Grummond, N. – Simon, E., 2006,  The Religion of the Etruscans.

Trombetta, A., 2002, “Santuario di Caligiana”, in Antiquitates. Testimonianze di età classica dal territorio di Corciano (Catalogo mostra Corciano 2002), a cura di P. Bruschetti e A. Trombetta, Città di Castello 2002, pp. 68-70.


(*)  Massimiliano Visalberghi Wieselberger è un archeologo e disegnatore archeologico che ha collaborato in scavi con varie Soprintendenze e Università.  Svolge per conto della UISP il ruolo di tecnico educatore culturale ed archeologico  tenendo laboratori, lezioni didattiche e conferenze sulle tipologie di archi tra Oriente e d Occidente, dalla Preistoria al Medioevo.  E’ consulente archeologico per alcune Associazioni di rievocazione e/o archeologia sperimentale. per cui prepara e sostiene didattiche collaborative, in nome della cooperazione culturale.

Pubblica su Academia.edu e per la rivista online Antrocom: Journal of Anthropology. Da quasi 10 anni è attivo nella divulgazione culturale su Facebook con lo pseudonimo “Max Berger” attraverso la diffusione di articoli, album fotografici con materiali archeologici e link di libri a tema storico-archeologico e antropologico.  Il suo motto è “Mai abbastanza”.

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