Corinaldo rende omaggio all’importante scoperta archeologica che ha visto protagonista il suo territorio nel 2018, con una mostra che ne espone il progetto e gli obiettivi futuri e che accoglie nuovamente, nel luogo dove sono stati ritrovati, una selezione dei reperti rinvenuti dopo il necessario periodo di studio e restauro, per raccontare questa importante scoperta non solo agli addetti ai lavori, ma anche a tutto il pubblico di non specialisti. Si tratta di dodici pezzi appartenenti a una necropoli picena – tra cui armi e oggetti simbolo collegati al rango del defunto e alla ritualità funeraria – accompagnati da immagini, disegni ricostruttivi e da fotografie d’autore che hanno documentato le attività di scavo. L’esposizione, intitolata “Il tesoro ritrovato. La tomba del Principe di Corinaldo“, sarà aperta dal 25 luglio 2021 al 31 gennaio 2023 nei locali della Civica Raccolta d’Arte Claudio Ridolfi a Corinaldo (AN).

Panoramica della fossa della cosiddetta “Tomba del Principe di Corinaldo” (foto: Pierluigi Giorgi)

A tre anni esatti dalla scoperta archeologica a Corinaldo, dove nella località di Nevola è stata riportata alla luce una necropoli picena con una tomba principesca risalente al VII secolo a.C., la mostra Il tesoro ritrovato. La tomba del Principe di Corinaldo a cura di Federica Boschi e Ilaria Venanzoni nasce con l’intento di raccontare al pubblico la bellissima storia di ricerca, scoperta, studio e valorizzazione che ha caratterizzato il progetto, per presentarne i risultati e le metodologie adottate.

La mostra è promossa dalla Regione Marche e dal Comune di Corinaldo in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche e l’Università di Bologna.

Le ricerche sono state dirette dal Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Ateneo bolognese e si inseriscono nel Progetto ArcheoNevola che, avviato nel 2017, mira allo studio della Valle del Nevola e delle sue antiche dinamiche di popolamento. Questo programma punta su metodi di esplorazione territoriale non invasiva, dando ampio spazio all’analisi aerofotografica, ad esempio attraverso ricognizioni aeree, e alle prospezioni geofisiche per la mappatura del sottosuolo, unite alle modalità di lavoro più tradizionali degli scavi archeologici e ricognizioni di superficie, tutte modalità che sono state utilizzate anche a Corinaldo.

Particolare dell’elmo di bronzo in corso di scavo (foto: Pierluigi Giorgi)

La scoperta nasce infatti durante un sorvolo di passaggio lungo la vallecola del fiume Nevola, quando gli archeologi si accorgono di due tracce circolari, esempi di “cropmarks” che richiamano i fossati anulari di celebri necropoli delle Marche meridionali come quelle di Matelica o Fabriano. Una fortunata concatenazione di eventi ha permesso di far partire subito una campagna di indagini non invasive che hanno consentito di ottenere una descrizione dettagliata e puntuale di ciò che era sepolto e di poter programmare con anticipo e consapevolezza le operazioni di scavo. Sono così tornati alla luce i resti di un originario monumento funerario delimitato da un grande fossato circolare, con una fossa deposito colma di oggetti di corredo, quasi cento elementi che esprimono il rango aristocratico del defunto, connotandolo come un leader politico, militare ed economico dell’ambito culturale piceno di VII secolo a.C.

Anforetta tipo Moie di Pollenza in ceramica di impasto

Le attività di scavo sono state documentate dal fotografo professionista Pierluigi Giorgi, i cui suggestivi scatti saranno esposti in mostra, insieme a immagini, disegni ricostruttivi e a una selezione di reperti, per raccontare le varie fasi della scoperta e del rinvenimento archeologico, oltre al lavoro quotidiano di archeologi, restauratori, specialisti e tecnici, che si sono prodigati con impegno e dedizione in questo progetto.

Coperchio con presa plastica in ceramica d’impasto

Anche i restauri sono protagonisti dell’evento, grazie alla prestigiosa partecipazione del Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell’Università di Bologna a Ravenna e al prezioso lavoro di restauratori professionisti, come Mirco Zaccaria e Paolo Gessani in collaborazione con il Laboratorio di Restauro del Museo Civico Archeologico A. Casagrande di Castellone di Suasa.

Kantharos in ceramica d’impasto

Per l’esposizione sono stati selezionati dodici reperti, un numero esiguo rispetto al totale rinvenuto, ma che ben documenta la ricchezza della sepoltura e del personaggio celebrato.

Elmo dopo il restauro

Si tratta di dodici pezzi che meglio esprimono le componenti ideologiche più rappresentative del corredo e della sua molteplicità di significati: un elmo e uno schiniere celebrano la dimensione del potere politico e militare, il carro simboleggia il possesso terriero, la cerimonia del banchetto funebre è rappresentata dai contenitori per accogliere e versare cibi e bevande, e il sacrificio carneo con le pratiche del taglio e della cottura delle carni animali dedicate viene evocato dall’ascia, dagli spiedi e dagli alari.

Bacile in ceramica d’impasto

La mostra vuole quindi raccontare al pubblico questa importante scoperta archeologica, rendendo note anche ai non specialisti tutte le metodologie adottate e il lungo e laborioso lavoro che si nasconde dietro a uno scavo, omaggiando la comunità locale che ha sempre dimostrato un profondo interesse e coinvolgimento culturale, nella speranza che il progetto possa confluire in una musealizzazione permanente.


INFORMAZIONI
Il tesoro ritrovato. La tomba del Principe di Corinaldo
Corinaldo (AN), Civica Raccolta d’Arte Claudio Ridolfi
Dal 25 luglio 2021 al 31 gennaio 2023

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