Le scansioni 3D rivelano l’identità dello scalpellino che scolpì materialmente la Pietra di Jelling, una delle più celebri e iconiche iscrizioni runiche. La scoperta dimostra anche che la regina Thyra, moglie di Gorm il vecchio e madre di Aroldo I di Danimarca detto “Dente Azzurro” (Bluetooth), rivestiva un ruolo politico ben più importante di quanto finora si pensasse.

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La Pietra grande di Jelling (foto: Frame & Work)

Le Pietre di Jelling sono senza dubbio tra le più famose e iconiche iscrizioni runiche giunte fino ai giorni nostri. Rinvenute nella cittadina danese di Jelling, nello Jutland, e risalenti al X secolo, sono considerate fondamentali dai danesi perché nel testo viene menzionato per la prima volta il nome della Danimarca, il che ne fa una sorta di “certificato di nascita” del Paese scandinavo (e per questo dal 1994 fanno parte del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco).

Notissime agli esperti e agli appassionati di storia vichinga e già oggetto di innumerevoli studi, le due iscrizioni di Jelling sembravano aver rivelato da tempo i loro segreti. Non tutti però. I ricercatori del Museo Nazionale Danese sono infatti riusciti a stabilire chi ha inciso materialmente le rune di almeno una di esse, la più grande e recente, commissionata tra il 960 e il 965/985 circa da re Haraldr Gormsson, detto Blåtand (Dente Azzurro, in inglese Bluetooth), più conosciuto come Aroldo I di Danimarca, in memoria dei suoi genitori, il re Gorm e la regina Thyra. Nell’iscrizione Aroldo dichiara non solo di regnare sulla Danimarca e sulla Norvegia, rivendicando l’unificazione dei due regni fino a quel momento frammentati, ma anche di aver convertito i danesi al cristianesimo: un documento straordinario, quindi, che testimonia il momento in cui la Danimarca conobbe per la prima volta un’unità sia politica che religiosa.

La Pietra più grande e recente di Jelling, realizzata per ordine di Aroldo I di Danimarca in memoria dei genitori: sotto, la ricostruzione del suo aspetto originario, vivacemente colorato (foto: CC BY-SA 2.0, Roberto Fortuna / Wikimedia Commons)

La scansione 3D effettuata nei recenti studi sulle pietre runiche, in origine vivacemente colorate, consente ai ricercatori di vedere da vicino i solchi tracciati durante l’incisione delle lettere, consentendo di distinguere la tecnica di intaglio con cui sono state realizzate le singole iscrizioni. Ogni lapicida, infatti, regge lo scalpello con una certa angolazione e manovra il martello imprimendo una determinata forza, lasciando tracce ben precise nell’angolazione delle lettere e nella distanza che intercorre tra di esse: una sorta di “firma”, insomma, che rende ogni iscrizione unica e riconoscibile.

foto: Museo Nzionale Danese)

Esaminando le scansioni di sette pietre runiche rinvenute nello Jutland – Bække 1 e 2, Læborg, Horne, Randbøl, oltre alle due pietre Jelling – gli studiosi hanno riscontrato somiglianze evidenti tra i segni incisi sulla più grande e antica iscrizione di Jelling e quelli che caratterizzano la Pietra di Læborg, rinvenuta a una trentina di chilometri circa a sud-ovest della stessa Jelling. Il testo sulla Pietra di è il seguente: ” Ravnunge-Tue ha scolpito queste rune in memoria di Thyra, la sua regina “. Essendo la tecnica impiegata per entrambe la medesima, la deduzione è stata inevitabile: sono state prodotte dalla stessa persona, Ravnunge-Tue, appunto.

La Pietra di Læborg in una tavola ottocentesca (Immagine: Museo Nazionale Danese)

Quanto all’altra pietra di Jelling, la più piccola e antica, purtroppo le rune risultano troppo usurate per fornire dati significativi: non è da escludere che possa essere stata anch’essa realizzata da Ravnunge-Tue, ma è impossibile provarlo.

La pietra più antica delle due di Jelling, commissionata da re Gorm per la moglie Thyra (foto: Wikimedia Commons)

Ma oltre al nome del lapicida, la ricerca ha prodotto molto di più. Secondo Lisbeth Imer, runologa e ricercatrice presso il Museo Nazionale Danese, la scoperta fornisce anche nuovi importanti informazioni sulla regina Thyra e sul potere che deteneva in Danimarca.

La runologa del Museo Nazionale Danese Lisbeth Imer ha scoperto chi ha scolpito la Pietra di Jelling (foto: Museo Nazionale Danese)

Nelle due pietre di Jelling, Thyra è citata come madre di Aroldo “Bluetooth” e moglie di Gorm il Vecchio; la pietra più antica, ordinata da re Gorm in memoria della moglie, la definisce inoltre “orgoglio della Danimarca”.  Il nome “Thyra” appare però anche su altre due pietre runiche del X secolo: la già citata Pietra di Læborg e quella di Bække 1, che ci fornisce i nomi dei costruttori materiali del tumulo sepolcrale della sovrana, ossia lo stesso Ravnunge-Tue e altri due, Fundin e Gnyple. I ricercatori si sono a lungo chiesti se la regina Thyra menzionata sulla Pietra di Læborg fosse da identificare con la Thyra che governava Jelling. La risposta sembra essere, a questo punto, affermativa perché entrambe le iscrizioni sono opera dello stesso scalpellino, Ravnunge-Tue.

La Pietra runica Bække 1. L’iscrizione recita “Ravnunge-Tue e Fundin e Gnyple, i tre costruirono il tumulo di Thyra” (foto: Roberto Fortuna – Museo Nazionale Danese).
Aroldo battezzato dal monaco Poppo, in un rilievo del X secolo (Wikimedia Commons)

Secondo Imer, il fatto che la sovrana sia nominata su ben quattro iscrizioni runiche, più di qualsiasi altra persona nella Danimarca vichinga, dimostra senza ombra di dubbio la sua enorme importanza: a titolo di confronto, gli stessi Aroldo e Gorm il Vecchio appaiono citati solamente su due pietre runiche ciascuno, e Gorm soltanto in relazione a Thyra.

Tutto ciò significa che la regina Thyra era molto più importante di quanto pensassimo in precedenza. Probabilmente proveniva da una famiglia più nobile e più antica rispetto a Gorm il Vecchio, che siamo soliti considerare il primo re di Danimarca”, afferma Imer.

Tutte e quattro le pietre runiche che menzionano Thyra sono state rinvenute nello Jutland meridionale, il che sembra suggerire che la regina esercitasse la sua influenza soprattutto in quest’area, mentre il potere di Gorm il Vecchio era probabilmente radicato altrove.

Le due Pietre di Jelling ( Foto CC BY-SA 2.0, Roberto Fortuna)

La scoperta costituisce la base di partenza per una nuova serie televisiva – Gåden om Thyra (L’enigma di Thyra) – trasmessa in questi giorni in streaming sulla piattaforma danese DR TV.

I risultati della ricerca, condotta da Lisbeth Imer insieme ai colleghi Laila Kitzler Åhfeldt del Riksantikvarieämbetet (Consiglio nazionale dei beni culturali di Svezia) di Stoccolma e Henrik Zedig del Länsstyrelsen (Consiglio di amministrazione) della provincia del Västergötland (Gotland occidentale), saranno pubblicati a ottobre sulla rivista scientifica Antiquity .

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