Nuovi aggiornamenti sullo scavo archeologico in corso nel complesso del Santo Sepolcro a Gerusalemme. A comunicare i risultati è la responsabile dello scavo, Francesca Romana Stasolla, ordinario di Archeologia Cristiana e Medievale presso l’Università di Roma Sapienza, il cui contributo integralmente pubblichiamo.

Santo Sepolcro di Gerusalemme, tutte le novità dell’ultimo scavo

di Francesca Romana Stasolla, ordinario di Archeologia Cristiana e Medievale presso l’Università di Roma Sapienza

Le indagini condotte tra l’ottobre e il dicembre 2023 hanno interessato le aree della Rotonda sud-orientale, dello spazio antistante l’Edicola, del deambulatorio nord-orientale suddivise in 6 aree di scavo, per un totale di 369 mq, ed si erano resi necessari per mantenere la funzionalità del luogo per il passaggio dei pellegrini e per le esigenze liturgiche e di funzionamento. In tutta l’area si è cercato di raggiungere i livelli di cava, ed ove ciò è stato impossibile per problemi statici si è ricorso a carotaggi per comprendere l’effettiva profondità dei depositi e per ricostruire l’andamento dello sfruttamento della cava. Appare confermato l’andamento nord-ovest/sud-ovest della coltivazione primaria della cava, che presenta fortissimi dislivelli man mano che si procede verso sud-est.

Pavimento di fronte all’edicola (Foto: ©Università di Roma Sapienza)


Strutture di età romana sono emerse nell’area del deambulatorio, dove al di sotto delle murature della basilica cristiana sono stati rinvenuti tratti di strade. In particolare, è stato mosso in luce un tratto di strada gradata con andamento est-ovest, dotata di marciapiede, defunzionalizzato al momento della costruzione della chiesa paleocristiana. Si tratta di elementi importanti che, sebbene ancora da coordinare con la topografia dell’area, consentono di cominciare a delineare primi elementi di un quadro insediativo di età romana.

Di maggiore rilevanza risultano essere gli elementi relativi alla prima età cristiana, concentrati per lo più nell’area della Rotonda. L’area dove sorgeva la tomba venerata infatti fu oggetto di un’opera imponente di sbancamento che arriva a ridosso dell’ingresso attuale dell’Edicola.
Al di sotto dell’attuale Edicola ottocentesca è stata rinvenuta una base circolare in marmo, realizzata con pezzi romani di riuso, che definisce un’area di circa 6 m di diametro, attribuibile alla prima monumentalizzazione della tomba venerata. Questa base appartiene ad un sacello a base circolare con in avancorpo dotato di tre gradini verso est. L’avancorpo era dotato di una recinzione liturgica con andamento nord-sud, le cui basi sono state rinvenute nell’attuale Cappella dell’Angelo; immediatamente ad est di tale recinzione, al centro rispetto all’ingresso del sepolcro, doveva trovarsi una piccola mensa a cippo. Il monumento doveva essere circondato da una serie di 12 sostegni, con ogni probabilità colonne, che definiva un deambulatorio di circa 3 m. Di fronte al monumento, correva un colonnato con andamento nord-sud, del quale è stato rinvenuto lo stilobate. La presenza di un canale di raccolta delle acque lungo tutta la base marmorea suggerisce che questa prima monumentalizzazione fosse a cielo aperto.

Fondazione del triportico (Foto: ©Università di Roma Sapienza)

Alla fine del IV secolo questa sistemazione ha subito un cambiamento, con il completamento della costruzione della Rotonda. La cronologia è data dal deposito monetale rinvenuto nel 2022 nella preparazione pavimentale della Rotonda, le cui monete più tarde sono del terzo quarto del IV secolo. La presenza della Rotonda prevede la defunzionalizzazione del colonnato attorno all’Edicola e dello stilobate di fronte ad essa, sul quale viene stesa la nuova preparazione pavimentale. Anche l’interno dell’Edicola e l’area antistante vengono rinnovate e dotate di una nuova pavimentazione.

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Alla prima sistemazione cristiana dell’area vanno attributi anche i resti della basilica rinvenuta sotto il dembulatorio medievale. Elementi dell’abside vanno a collegarsi con quanto già noto dagli scavi greci e visibile sotto il Katholikon. È stato possibile ritrovare la testata dell’abside nord, con l’attacco della navata centrale e documentarne le modalità costruttive, in grossi blocchi di calcare locale, anche di reimpiego. È stato rinvenuto anche il sistema di canalizzazione delle acque meteoriche, in grossi tubi in pietra analoghi a quelli già noti dagli scavi armeni. Ad est del muro terminale della basilica cristiana è stato rinvenuta parte della fondazione del triportico.

Strada romana (Foto: ©Università di Roma Sapienza)

All’intervento di XI secolo, dovuto a Costantino Monomaco, vanne ascritte le modifiche di fronte all’Edicola, con la creazione dell’abside ad est, i cui resti sono visibili nei resti di lastre in marmo grigio che rivestono la base dei due pilastri che la inquadrano, a nord e a sud. La pavimentazione di tale cappella sfrutta le grandi lastre pavimentali in marmo bianco di IV secolo, che vengono intarsiate con inserimento di elementi litici policromi, come appare evidente dalle impronte in negativo di inserti; all’area presbiteriale si accedeva per tramite di un cancello metallico, le tracce dei cui cardini sono ancora visibili nel terreno.

Tessere di mosaico (Foto: ©Università di Roma Sapienza)

Tracce di fasi successive, anteriori all’età medievali, sono state rintracciate in elementi residuali, quali ad esempio una pavimentazione in elementi marmorei di riutilizzo, tra cui porfido, serpentino, cipollino, rinvenuta nell’area ovest della Rotonda.

Lastra con graffiti di pellegrini (Foto: ©Università di Roma Sapienza)

Nel corso del XVI secolo l’area dell’Edicola subisce una nuova trasformazione, con il rifacimento noto dalle fonti, e del quale sono rimasti frammenti di lastre di rivestimento, alcuni dei quali con graffiti lasciati dai pellegrini, che riportano nomi, date, stemmi araldici, con una cronologia che arriva al XVIII secolo. Sono state rinvenute tracce dell’assetto di fronte all’Edicola riscontrabile nella planimetria del 1609 di Bernardino Amico, che mostra due gradini, la presenza di un altare e il corridoio sopraelevato verso l’edicola. La documentazione archeologica mostra che i due gradini presentavano un rivestimento in lastre rosse e nere ed attesta che il rialzamento del pavimento della zona centrale, avvenne in un momento successivo alla loro costruzione; quindi quest’area centrale venne delimitata da cordoli.
Alle più recenti fasi di vita del complesso appartengono i resti dell’incendio ottocentesco, i restauri del Mandato Britannico, i cui residui sono identificati dalle basi dei plinti in cemento, ed i sottoservizi che corrono sotto la pavimentazione.

Fonte: Università di Roma Sapienza / Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo

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