Una fullonica risalente al II secolo d.C., è riemersa dal cantiere di piazza Pia, a Roma, in occasione dei lavori realizzati per il prossimo Giubileo. La scoperta è avvenuta in un’area non lontana dal fiume Tevere e dal mausoleo di Adriano (l’attuale Castel Sant’Angelo), un tempo occupata da ricche residenze imperiali. La fullonica, ossia un impianto a cielo aperto per lavare, smacchiare e preparare panni e vestiti, era probabilmente utilizzata dal personale di servizio di queste ville: una “lavanderia d’élite”, insomma, sorta a sua volta su edifici preesistenti e poi, una volta dismessa, dimenticata sotto terra per quasi duemila anni.

Piazza Pia: scavi giugno 2024

Ad illustrare i ritrovamenti e il loro destino sono stati il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il Sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, Mons. Rino Fisichella, la Soprintendente Speciale di Roma Daniela Porro e l’amministratore delegato di Anas Aldo Isi.  Il progetto di riqualificazione e pedonalizzazione di piazza Pia, situata tra Castel Sant’Angelo e via della Conciliazione, è finanziato con 79,5 milioni di euro del Giubileo e prevede la creazione di una nuova grande piazza pedonale che unirà l’area di Castel Sant’Angelo a via della Conciliazione e quindi alla Basilica di San Pietro, “garantendo contemporaneamente ai pedoni una fruizione dell’area in piena sicurezza e una fluidificazione del traffico veicolare grazie alla creazione del sottovia che andrà a collegarsi con quello di Lungotevere in Sassia”. I lavori sono eseguiti da Anas grazie a una convenzione con Roma Capitale e la loro fine è prevista per dicembre 2024.   

La fullonica, antica lavanderia dei romani

Come c’era da aspettarsi – a Roma è praticamente la regola -, anche stavolta i lavori hanno intercettato resti antichi finora sconosciuti. L’antica fullonica si trovava a circa tre metri e mezzo sotto il livello dell’attuale cantiere, su un’area estesa oltre 500 metri quadrati. La zona dove è avvenuto il ritrovamento era occupata in antico da alcune importanti residenze imperiali suburbane: gli horti Agrippinae, appartenenti a Giulia Agrippina, madre di Caligola, e gli horti Domitiae di Domizia Longina, nipote dell’ultima moglie di Caligola e moglie dell’imperatore Domiziano. Queste lussuose residenze lambivano la riva destra del Tevere, affacciandosi sul fiume in modo scenografico con portici, passeggiate e giardini.

Visione d’insieme dello scavo

Dalla residenza di prima età imperiale alla fullonica

La fullonica, però, venne realizzata in un secondo momento. Lo scavo per la rampa ha infatti portato al rinvenimento di parte di un edificio residenziale della prima età imperiale, costituito da un corridoio sui cui lati si aprono una serie di stanze rettangolari, pavimentate in mosaico in tessere di palombino, bordato da una cornice a tessere nere. Si tratta di un edificio in origine affacciato anch’esso scenograficamente sul Tevere, forse destinato all’ospitalità o alla complessa funzionalità di queste residenze imperiale. In piena età imperale (II – III secolo dopo Cristo), però, l’edificio viene dismesso e trasformato nella fullonica.

Le vasche della fullonica

Dell’impianto restano alcune vasche per il lavaggio e la spremitura, e dei vasi interrati (dolia) destinati all’immersione dei panni nel prodotto detergente, solitamente urina. La stretta vicinanza al Tevere garantiva il rapido e abbondante rifornimento di acqua, indispensabile in questo genere di impianti. La disposizione a cielo aperto dell’impianto assicurava la dispersione dei miasmi, che comunque dovevano essere considerevoli. Non a caso, questo genere di attività si rinviene in posizioni periferiche dei centri urbani antichi.

Alcuni dei materiali emersi

Sempre dallo stesso scavo, sono emersi alcuni resti di un muro in blocchi di travertino e tufo, più antico dell’edificio imperiale, che sembrerebbe databile alla tarda età repubblicana. La sua funzione originaria resta al momento incerta.

Che fine faranno i resti della fullonica?

Per consentire il proseguimento senza intoppo dei lavori per il sottopasso, ma nel contempo garantire la tutela dei ritrovamenti e delle scoperte, la Soprintendenza ha proposto di ricollocare il tutto a Castel Sant’Angelo, in antico il sepolcro di Adriano costruito negli Horti di Domizia, ossia “nel contesto dove le strutture ritrovate probabilmente sorgevano in origine”, ha spiegato la Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro. Ciò significa che tutto ciò che è stato trovato verrà smontato e rimontato altrove per essere esposto al pubblico. Il progetto prevede la realizzazione di un’area archeologica nei giardini di Castel Sant’Angelo, mentre i reperti saranno musealizzati all’interno degli spazi del castello. I lavori propedeutici all’impacchettamento e allo spostamento dei reperti sono già iniziati. “Si tratta di un’operazione complessa – spiega Gualtieri – ma possibile perché c’è una grande competenza da parte della Soprintendenza. Qui siamo in una fase di ‘archeologia di emergenza’ e tutto sarà realizzato in tempi molto serrati”.

Lo scavo continua

Smontaggio e rimontaggio dovranno essere realizzati in soli dieci giorni, un tempo record, per dar modo ai lavori per la realizzazione del sottopasso di riprendere intorno al 25 giugno ed essere terminati in tempo per il Giubileo.

Fonte: Soprintendenza Speciale di Roma

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