Ancora importanti ritrovamenti a Roma, dove gli scavi in corso in san Giovanni in Laterano hanno riportato alla luce le (probabili) mura medievali del Patriarchio. La scoperta è stata annunciata dalla Soprintendenza Speciale di Roma diretta da Daniela Porro, che sta conducendo le indagini archeologiche propedeutiche ai lavori di riqualificazione della piazza, una delle più importanti e ricche di storia dell’Urbe. E ci riporta a un’epoca, per Roma, piuttosto problematica e tutto sommato scarsamente documentata: quella tra il IX e il XIII secolo, quando la città fu dapprima minacciata dai saraceni – che la saccheggiarono nell’846, inducendo papa Leone IV a erigere le Mura Leonine a protezione della basilica di San Pietro – e quindi ostaggio delle violente contese tra le irrequiete casate nobiliari, in lotta per il potere.

Il Patriarchio, sede papale da Costantino al Medioevo

Costruito per volere di Costantino nel IV secolo d. C. al posto della caserma degli Equites Singulares, la guardia a cavallo dell’imperatore che si era schierata con Massenzio, il Patriarchio consisteva inizialmente soltanto in una basilica monumentale (quella del Laterano, appunto). Durante il Medioevo però il complesso venne più volte ingrandito e ristrutturato e divenne la sede papale fino al trasferimento della sede ufficiale del pontefice ad Avignone nel 1305.

L’area di scavo ripresa dal drone (© Ministero della Cultura)

Gli scavi in corso hanno restituito una complessa stratigrafia dove spiccano proprio alcune strutture murarie databili tra il IX ed il XIII secolo, che secondo gli archeologi sarebbero riconducibili appunto al Patriarchio: un ritrovamento che la Soprintendenza ha definito “di straordinaria importanza per la città di Roma e la sua storia medievale”, anche perché in epoca moderna non sono mai stati effettuati scavi archeologici estensivi nella piazza.

Un tratto delle mura medievali (© Ministero della Cultura)

Le strutture occupano la parte orientale dello scavo per tutta la sua lunghezza e potevano avere funzione sia di cinta muraria a difesa della residenza papale, sia di sostruzione del pendio che caratterizzava in antico l’area del Laterano. In base alle diverse tecniche edilizie, gli esperti ritengono che la sua costruzione risalga al IX secolo; tuttavia in seguito le mura sono state oggetto di diversi interventi di restauro e di ricostruzione fino almeno al XIII secolo.

Muro medievale (© Ministero della Cultura)

Mura difensive per proteggere la Basilica dai saraceni (e dalle lotte intestine tra famiglie romane)

Stando a quanto reso noto dalla Soprintendenza, il muro ritrovato è costituito da grandi blocchi di tufo, sicuramente reimpiegati da altre strutture non più esistenti. “A dimostrare uno o più interventi di restauro – spiega una nota – è la presenza di una fasciatura dei blocchi su ambo i lati, realizzata con un paramento in blocchetti di tufo che presentano una serie di contrafforti. Proseguendo verso Ovest, il muro è invece realizzato a sua volta con contrafforti a cuneo e una tecnica più irregolare. La parte finale del muro, che corre fin sul sagrato della Basilica, si presenta con un paramento in blocchetti di tufo e contrafforti stavolta di forma quadrata”.

L’interesse del ritrovamento di piazza San Giovanni in Laterano risiede però anche nel fatto che la costruzione del complesso è avvenuta durante un lungo periodo di tempo in cui Roma era oggetto delle razzie dei saraceni e al suo interno erano continue le lotte, spesso violente, tra le famiglie aristocratiche che rivendicavano l’accesso al soglio di Pietro: di qui l’ipotesi, formulata dagli archeologi della Soprintendenza, che “questo possente muro, anche per la sua conformazione, avesse la funzione di cinta difensiva del complesso della Basilica e dei palazzi annessi”.

Dopo la cattività avignonese, in seguito al rientro a Roma dei pontefici e al trasferimento della sede papale in Vaticano, la necessità di avere una struttura a difesa del Patriarchio venne meno. Di conseguenza, il muro perse di funzionalità e fu demolito e interrato. E se ne perde ogni memoria fino alla riscoperta odierna.

Veduta generale dello scavo (© Ministero della Cultura)

Dallo scavo anche scoperte che risalgono all’età romana

Le indagini archeologiche, condotte in emergenza a causa delle ristrette tempistiche dettate dall’imminente Giubileo, hanno però portato in luce anche i resti di altre strutture, risalenti a epoche precedenti il Patriarchio.

Al centro dello scavo, informa la nota della Soprintendenza Speciale, è stata identificata una porzione di un muro in opera reticolata, databile tra il I secolo avanti e il I secolo dopo Cristo, che serviva come terrazzamento del pendio che caratterizzava l’area. Più interessanti risultano le imponenti fondazioni a reticolo collocabili in età Severiana (III secolo), forse da mettere in relazione con i Castra Nova equitum singularium, già documentati sotto l’attuale impianto della Basilica. Della stessa epoca sono due muri in opera laterizia che corrono paralleli: considerato la profondità (3,5 metri sotto l’attuale piano di calpestio) e la breve distanza che intercorre tra loro, sono probabilmente parte di una struttura ipogea. Sempre nella porzione centrale dello scavo, infine, è riemerso un tratto di struttura muraria in opera listata, databile tra il IV ed il VII secolo.

Struttura severiana (© Ministero della Cultura)

L’insieme delle scoperte in Piazza San Giovanni restituisce uno spaccato della vita e dello sviluppo di quest’area di Roma fino alla sistemazione voluta da Sisto V nel XVI secolo. Dall’analisi e dallo studio dei rinvenimenti e dei reperti raccolti (monete, metalli, maioliche, ceramiche) arriveranno, questo l’auspicio, ulteriori informazioni sulla storia della città.

E c’è una buona notizia, A differenza di quanto avvenuto in piazza Pia, dove le strutture emerse (tra cui una fullonica, una lavanderia di epoca romana) sono state “smontate” per essere ricollocate nei giardini di Castel Sant’Angelo, stavolta i ritrovamenti – informa la Soprintendenza – verranno lasciati in situ. Come e quando verranno valorizzati è al momento oggetto di studio.

Fonte: Soprintendenza Speciale di Roma

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