Si è conclusa da pochi giorni la campagna di scavi archeologici nel sito messapico di Muro Leccese (Lecce), effettuata in regime di concessione ministeriale dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, sotto la direzione scientifica del dott. Francesco Meo. Le ricerche si sono concentrate in un nuovo settore di località Palombara, nella parte est dell’antico insediamento messapico la cui cinta muraria racchiudeva una superficie di oltre 100 ettari.

Chi erano i Messapi?

I Messapi (greco: Μεσσάπιοι, Messápioi; latino: Messapii)  erano una tribù iapigia che nell’antichità classica occupava il territorio corrispondente all’attuale Salento. Le altre due tribù Iapigie, i Peucezi e i Dauni, erano stanziate rispettivamente nel centro e nel nord della Puglia. Le tre tribù erano linguisticamente correlate da un comune idioma, il messapico, ma iniziarono a differire considerevolmente tra di loro sul piano culturale a seguito delle diverse influenze e stratificazioni etniche che si sovrapposero nella regione a partire dal VII secolo a.C. Anticamente il territorio dei Messapi, tradizionalmente conosciuto come Messapia, si estendeva da Leuca a sud-est fino a Ceglie ed Egnazia a nord-ovest, ricoprendo gran parte della penisola salentina.

©Muro Leccese Archaeological Project

A partire dal III secolo a.C., gli scrittori greci e romani iniziarono però a distinguere le popolazioni indigene del Salento in modalità differenti. Secondo Strabone, i nomi Iapigi, Dauni, Peucezi e Messapi erano adoperati esclusivamente dai greci e non dai nativi, che invece dividevano il Salento in due parti. Il settore meridionale e ionico della penisola era territorio dei Salentinoi (Σαλεντῖνοι in greco, Sallentini in latino), che si estendeva da Otranto a Leuca e da Leuca a Manduria. La porzione settentrionale affacciata sull’Adriatico apparteneva invece ai Kalabroi (in greco Καλαβρούς, in latino Calabri), e andava da Otranto a Egnazia comprendendo l’entroterra. Calabri e Salentini potrebbero esser stati due gruppi che si affiancavano ai Messapi o due sottogruppi dei Messapi stessi.

Con la riforma augustea delle regioni, le denominazioni Daunia e Peucezia indicanti rispettivamente il nord e il centro della Puglia spariscono in favore della più generica nomenclatura Apulia, mentre la Calabria (il Salento) continua ad avere una denominazione propria. L’archeologia continua a seguire l’originale tripartizione greca del territorio sulla base delle evidenze archeologiche.

La storia degli scavi

In quest’area, le indagini avviate nel 2016 avevano già portato alla luce numerosi edifici e strutture a essi pertinenti che stanno gettando nuova luce sulla società messapica. Tra il 2016 e il 2022 è stata indagata una grande residenza gentilizia di 1.300 metri quadri, in uso tra la seconda metà del VI e gli inizi del III secolo a.C., attorno alla quale si struttura un quartiere abitativo con abitazioni di dimensioni minori, un pozzo profondo 10 metri, una fornace, un vigneto e un impianto per la produzione del vino. Nel 2022-2023 è stato scavato un edificio di culto databile tra VI e III secolo a.C. che ha restituito numerosi altari, cippi, e nel quale era deposto un individuo maschile, rinvenuto sul pavimento di uno degli ambienti al di sotto del crollo della struttura. Nel 2023 è stato anche portato alla luce un altro edificio di culto che presentava un vano pavimentato con grandi lastre decorate a rilievo con motivi geometrici, un unicum nel panorama delle ricerche archeologiche del territorio.

Le nuove scoperte

Nel 2024, lo scavo ha interessato un’area di 250 metri quadri a ridosso della cinta muraria di fine IV secolo a.C. che, al momento della sua costruzione, proprio in questo tratto ha tagliato una necropoli di età arcaica e classica. Per tale motivo, sono state rinvenute delle ossa umane all’interno del terreno di riempimento della trincea di fondazione.

©Muro Leccese Archaeological Project

Immediatamente all’interno delle mura è stato rinvenuto un altro edificio di culto, verosimilmente uno spazio scoperto recintato. Il vano, dalla forma rettangolare, ha uno strettissimo rapporto con la cinta muraria. Accanto al recinto, nel 2007, era stato rinvenuto un grande bacino in pietra che presentava una iscrizione incisa sull’orlo e che era probabilmente collegato ai culti che si svolgevano nel recinto. Di estremo interesse è il rinvenimento, lungo il lato del vano più vicino alle mura, di una struttura in mattoni crudi che presenta una tripartizione, con la parte centrale più ampia rispetto alle altre due laterali. Oltre alle numerose tracce di bruciato e agli strati ricchi di carboni, campionati per i futuri studi archeobotanici, all’interno della struttura sono stati rinvenuti un piccolo altare in pietra con fondo forato e numerosi vasetti miniaturistici. Accanto all’edificio di culto è invece venuta alla luce una coppetta a vernice nera con all’interno un ciottolo non lavorato.

Poco più a nord del recinto di culto, quasi accanto a esso, è una piccola fornace, probabilmente utilizzata per la produzione di vasi legati alle pratiche che nell’edificio si svolgevano.

Le nuove scoperte rivestono una significativa importanza perché le mura rappresentano un confine, un limite che non è soltanto fisico, di separazione del territorio. L’identificazione di culti nei pressi della cinta muraria getta pertanto nuova luce sulla comprensione della società messapica di Muro Leccese.

La ricerca, effettuata grazie alla costante collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi e Lecce e con il Comune di Muro Leccese, consolida la pluridecennale collaborazione tra gli Enti. Fondamentale è stato, quest’anno, il sostegno economico da parte del Comune di Muro Leccese che, oltre all’alloggio che accoglie decine di studenti, ha messo a disposizione la somma di 20.000 euro destinata a scavi archeologici nell’ambito del progetto “ViViMuro. Strategie integrate per una ri-vitalizzazione inclusiva e partecipativa” finanziato dal Ministero della Cultura all’interno dell’intervento “PNRR M1C3 – Attrattività dei borghi storici”.

Fonte: Muro Leccese Archaeological Project

L’autore dell’articolo

Ultima modifica:

© TESTI, FOTO, VIDEO E MATERIALI PROTETTI DA COPYRIGHT – RIPRODUZIONE RISERVATA / ALL RIGHTS RESERVED. Riproduzione vietata senza citare la fonte.


Scopri di più da Storie & Archeostorie

Iscriviti alla Newsletter per ricevere gli ultimi articoli nella tua e-mail.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


LEGGI ANCHE

error: Content is protected !!