Nuova straordinaria scoperta nelle Marche. Una nuova tomba principesca riferibile alla cultura picena, databile al VII secolo a.C., è emersa dal sottosuolo di Contrada Nevola, a Corinaldo, in provincia di Ancona, grazie a una campagna di scavo guidata dall’Università di Bologna. Il lavoro degli archeologi ha portato alla luce una fossa quadrangolare di grandi dimensioni (circa 3,80 per 2,20 metri) posta a sua volta all’interno di un grande fossato circolare con un diametro originario di 30 metri. All’interno della fossa c’erano oltre 150 oggetti, tra cui un carro a due ruote e un prestigioso set di manufatti in bronzo che comprende un elmo, un calderone e diversi contenitori finemente decorati.

Foto: Università di Bologna

“L’insieme dei reperti rimanda chiaramente alla sfera del banchetto, con fascio di spiedi e ascia in ferro per il trattamento delle carni e cospicuo vasellame per contenere e servire cibi e bevande, e tratteggia il personaggio celebrato come una figura di altissimo livello”, spiega Federica Boschi, professoressa al Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Alma Mater che guida i lavori di scavo. “Diversi oggetti provengono dal mondo etrusco, con il quale l’aristocrazia picena dell’epoca intratteneva scambi e relazioni”.

Il ritrovamento si inserisce all’interno del Progetto ArcheoNevola, che l’Università di Bologna ha avviato nel 2018 in collaborazione con il Comune di Corinaldo e in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro Urbino, e che aveva già restituito una sepoltura picena con ricco corredo pochi anni fa, denominata “del Principe di Corinaldo”. I tesori della tomba erano stati esposti, tra il 2021 e il 2023 sempre a Corinaldo, in una mostra di grande successo.

Sin dai suoi esordi, il progetto ArcheoNevola ha utilizzato metodi di indagine non invasiva, in particolare geofisica e fotografia aerea, che oltre ad aver portato alla scoperta del sito hanno permesso di ottenere una conoscenza dettagliata del patrimonio archeologico sepolto: quanto è esteso, com’è articolato e quali sono le sue caratteristiche principali. In questo modo, anno dopo anno, è stato possibile programmare le campagne di scavo con un’idea piuttosto precisa di cosa sarebbe potuto emergere dal sottosuolo. E per il 2024 gli studiosi sapevano che il settore della necropoli interessato era molto promettente.

Foto: Università di Bologna

“Le indagini condotte finora hanno delineato la presenza di un’estesa necropoli databile dal VII secolo a.C., poi rioccupata in età romana fino a tutto il III secolo d.C.: il nucleo funerario più antico è legato alla fase di apogeo della cultura picena, alla metà del VII secolo a.C., con monumenti funerari delimitati da grandi fossati anulari”, dice ancora Boschi. “A partire dal I-II secolo d.C. si sviluppa un vasto sepolcreto di età romana sulle propaggini del primo impianto monumentale: una continuità che definisce l’area come un luogo carico di memoria e di significati”.

Le campagne di scavo – organizzate con il sostegno del Comune di Corinaldo e con il contributo di AlmaScavi – si svolgono ogni anno per circa un mese e coinvolgono molti studenti e studentesse di archeologia dell’Università di Bologna, iscritti a vari corsi di studio: dalla laurea triennale (in Lettere, in Storia, in Beni Culturali) alla laurea magistrale (in Archeologia e Culture del Mondo Antico e in Beni Archeologici Artistici e del Paesaggio), fino alla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici e al Dottorato di Ricerca.

“Le ricerche proseguiranno anche nei prossimi mesi, sempre con il coinvolgimento di studenti e studentesse”, aggiunge Boschi. “Sono infatti in programma nuove indagini territoriali con prospezioni geofisiche, sorvoli con drone e ricognizioni di superficie, oltre ad attività divulgative per la comunità locale e per il pubblico”.

Il progetto ArcheoNevola ha raccolto negli anni importanti collaborazioni all’interno e all’esterno dell’Alma Mater. Tra queste in particolare con: il Dipartimento di Beni Culturali e con il suo DNALab, il corso di Laurea a Ciclo Unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (Campus di Ravenna), il Dipartimento di Ingegneria Industriale, la Fondazione Flaminia, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense (Università di Milano), il Laboratorio di Restauro del Museo Civico Archeologico di Castelleone di Suasa, la società Geocarta (Francia).

Fonte: UniBo Magazine

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