Uno straordinario viaggio attraverso i secoli alla scoperta del paesaggio delle acque calde tra Etruschi e Romani nel territorio dell’antica città-stato etrusca di Chiusi. Dopo Roma e Napoli, arriva al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria (MArRC) la mostra “Gli Dèi ritornano – I Bronzi di San Casciano“, che espone con la curatela di Massimo Osanna e Jacopo Tabolli i celebri ritrovamenti effettuati nel santuario termale etrusco e romano del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni. La mostra offre una nuova opportunità per immergersi nell’affascinante universo degli antichi rituali etruschi e romani legati alle acque termali.

Crediti foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi ‐ © Ministero della Cultura

All’inaugurazione, avvenuta ad agosto, dopo i saluti istituzionali del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, e della sindaca di San Casciano dei Bagni, Agnese Carletti, sono intervenuti il Direttore del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, Fabrizio Sudano e il Coordinatore scientifico dello scavo e Professore associato di Civiltà dell’Italia preromana ed Etruscologia all’Università per Stranieri di Siena, Jacopo Tabolli. Ha concluso la presentazione il Direttore generale Musei, Massimo Osanna

Crediti foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi ‐ © Ministero della Cultura

La mostra dedicata ai Bronzi di San Casciano, da oggi ospitati nel Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, offre ai visitatori l’opportunità di ammirare manufatti e opere di grande interesse, ma anche di apprezzare i risultati di una ricerca archeologica ancora in corso. Le statue in bronzo sono state infatti rinvenute e scavate nel loro contesto originario e questo permette di studiare e ricostruire le storie delle persone che frequentarono l’antico santuario, che dal III secolo a.C. al V secolo d.C. fece dell’acqua termale il suo fulcro.

Massimo Osanna (foto di Marcus Cyron – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=40215755)

Il racconto di questo centro di ritualità e culto, che fu etrusco prima e romano poi, si snoda dunque attraverso il percorso espositivo come un viaggio nel paesaggio delle acque sacre, ma è al contempo un viaggio nelle tappe della più autentica ricerca archeologica. Grazie alla collaborazione tra i Musei italiani, la Soprintendenza, l’Università e gli enti locali è stato messo a punto un processo di valorizzazione dei risultati degli studi che dovrebbe essere il fine ultimo di tutti i progetti museali”, ha commentato il prof. Osanna.

Crediti foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi ‐ © Ministero della Cultura

Per il prof. Tabolli l’occasione della mostra si lega anche alla prosecuzione dello scavo al Bagno Grande. Nelle scorse settimane oltre sessanta studentesse e studenti da università di tutto il mondo hanno lavorato nel santuario etrusco e romano gettando nuova luce sulla fase più antica e al contempo portando alla luce nuovi ed eccezionali dati sui riti e sui culti che avevano luogo attorno e dentro la sorgente termale. Emerge sempre più chiaramente l’importanza della medicina antica pregata e praticata nel luogo di culto. Un’occasione di formazione straordinaria per giovani archeologhe e archeologi che vede in questa mostra il compimento delle loro fatiche”.

Crediti foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi ‐ © Ministero della Cultura

Il santuario etrusco-romano e i suoi bronzi in “trasferta”

Fino al 12 gennaio 2025 2 marzo 2025, dunque, il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, casa dei Bronzi di Riace, presenta gli straordinari ritrovamenti effettuati nell’estate 2022 e le novità venute alla luce nel 2023 nel santuario termale del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni. Uno scavo stratigrafico che ha portato alla luce il più grande deposito di statue in bronzo di età etrusca e romana mai scoperto nell’Italia antica e uno dei più significativi di tutto il Mediterraneo.

foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi ‐ © Ministero della Cultura

Riproduzioni di parti anatomiche, offerte per chiedere alle divinità la salute o ringraziare di una guarigione, e statue realizzate secondo i canoni della cosiddetta mensura honorata (alti tre piedi romani, equivalenti a circa un metro), che raffigurano le divinità venerate nel luogo sacro o i fedeli dedicanti. La gran parte di questi pregevoli reperti si data tra il II e il I secolo a.C., un periodo storico di grandi trasformazioni che vede la definitiva romanizzazione delle potenti città etrusche. 

Crediti foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi ‐ © Ministero della Cultura

Gli straordinari bronzi etruschi e romani di San Casciano

Tra i reperti spicca la statua in bronzo che rappresenta una figura femminile con le mani aperte per la preghiera. La donna indossa un chitone e un mantello; il suo viso è incorniciato da una chioma finemente pettinata e lunghe ed eleganti trecce avvolte cadono sul petto.

Foto: Giuseppe Asciutto

La scultura rimanda a figure con manto trasverso diffuse sin dalla prima età ellenistica, e può essere datata alla metà del II secolo a.C. Il manufatto è stato rinvenuto nell’insieme di offerte all’interno della vasca sacra, in un gruppo di statue che abbracciavano un grande tronco di quercia. La scultura di devota orante era deposta a testa in giù, come a voler rivolgere la sua preghiera verso il cuore della sorgente termale. 

Crediti foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi ‐ © Ministero della Cultura

L’iscrizione bilingue romano-etrusca

Da segnalare anche la base di un donario in travertino, che eccezionalmente presenta un’iscrizione ‘bilingue’. La metà destra è redatta in etrusco, con lettura da destra a sinistra, mentre la metà sinistra è in latino, con una lettura da sinistra a destra: [f]lere havens – [fon]s caldus che si può tradurre (Io sono il) Nume della Fonte – (Io sono il) Fonte Caldo. A parlare è la divinità stessa, che dobbiamo immaginare rappresentata al di sopra della base del donario. Si tratta di un documento eccezionale dell’uso pubblico dell’etrusco ancora all’inizio dell’età augustea.

Crediti foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi ‐ © Ministero della Cultura

La divinità, che sta parlando nelle due lingue, ben rappresenta l’esistenza di destinatari diversi fra le comunità accolte dal santuario: l’esigenza comune era di essere compresi da tutti.

Gli ultimi bronzi etruschi e romani scoperti a San Casciano

Dalla campagna di scavo del 2023 al santuario del Bagno Grande provengono numerosi nuovi bronzi, riconducibili alle pratiche religiose e rituali di questo luogo di cura termale. Tra questi, benché di piccole dimensioni, spicca un reperto che può essere inserito nel gruppo degli ex-voto anatomici. Si tratta probabilmente di un rene “in versione miniaturistica”.

L’amuleto di cristallo di rocca

Infine, intagliato in un prezioso frammento di cristallo di rocca perfettamente trasparente, con rare e impercettibili impurità, vi è un pendente a forma di pesciolino. Il cristallo di rocca era ritenuto nell’antichità portatore di numerose proprietà benefiche e mediche, oltre ad essere usato come lente ustoria per curare le ferite. Inoltre, essendo interpretato come ghiaccio pietrificato, era reputato utile a preservare il sonno dei defunti e a ritardarne il disfacimento del corpo. Il reperto si data ai primi decenni del I sec. a.C. ed è stato rinvenuto presso la sorgente di acqua fredda esterna al tempio, dentro un focolare, in associazione con una lama di coltello in ferro.

La mostra sui bronzi etruschi e romani di San Casciano è stata promossa dal Ministero della Cultura e realizzata dalla Direzione generale Musei del MiC con il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, grazie alla collaborazione tra una pluralità di istituzioni preposte alla ricerca, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio. Gli scavi archeologici sono in concessione al Comune di San Casciano dei Bagni dalla Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio del MiC, con la tutela della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo e il coordinamento scientifico dell’Università per Stranieri di Siena. I restauri sono avvenuti con il supporto dell’Istituto Centrale del Restauro. L’allestimento è stato progettato da Guglielmo Malizia e Chiara Bonanni, Decima Casa – studio di architettura.

Crediti foto: Emanuele Antonio Minerva, Agnese Sbaffi ‐ © Ministero della Cultura

Il catalogo è a cura di Treccani.

Il museo è aperto dal martedì alla domenica (lunedì chiuso), con orario continuato dalle ore 9:00 alle 20:00, ultimo ingresso ore 19:30. Fino ai 18 anni l’ingresso è sempre gratuito. Tutte le info su www.museoarcheologicoreggiocalabria.it.

Le visite si svolgono nei consueti orari di apertura consultabili online, con possibilità di prenotazione per singoli e gruppi.

Mostra prorogata fino al 2 marzo 2025. L’ultimo giorno di mostra è domenica e coincide con l’iniziativa #domenicalmuseo promossa dal Ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito ogni prima domenica del mese, permettendo ad un pubblico ancora più ampio di ammirare i preziosi bronzi di San Casciano e di immergersi nell’affascinante storia dell’antico santuario termale.

Per prenotare la visita: Tel. 0639967600 (attivo lun-dom 9-18).

© TESTI, FOTO, VIDEO E MATERIALI PROTETTI DA COPYRIGHT – RIPRODUZIONE RISERVATA / ALL RIGHTS RESERVED. Riproduzione vietata senza citare la fonte.

L’autore dell’articolo

Ultima modifica:

© TESTI, FOTO, VIDEO E MATERIALI PROTETTI DA COPYRIGHT – RIPRODUZIONE RISERVATA / ALL RIGHTS RESERVED. Riproduzione vietata senza citare la fonte.


Scopri di più da Storie & Archeostorie

Iscriviti alla Newsletter per ricevere gli ultimi articoli nella tua e-mail.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


LEGGI ANCHE

error: Content is protected !!