Una necropoli romana di oltre 150 metri quadrati sta emergendo dal comprensorio dell’antica Liternum, a pochi passi dal Foro e dall’Anfiteatro della colonia fondata nel 194 a.C. nel comune di Giugliano in Campania. Gli scavi, diretti dalla funzionaria archeologa Simona Formola sotto la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli, hanno portato alla luce due recinti funerari con intonaci bianchi e rossi, un mausoleo quadrangolare in tufo grigio e una ventina di tombe a cappuccina, ad enchytrismòs (tombe in vaso o anfora) e a cassa di tegole. Tra i reperti più notevoli, spicca un’iscrizione funeraria in marmo dedicata a un gladiatore, un ritrovamento che illumina il ruolo di questi combattenti nella società romana.

L’area, già vincolata dal Ministero della Cultura, testimonia un uso continuativo dalla fine del I secolo a.C. alla media età imperiale (II-III secolo d.C.), come dimostrano le diverse fasi edilizie e i corredi tombali—monete, lucerne e piccoli vasi—che offrono uno spaccato sulla vita quotidiana e le pratiche rituali dell’epoca.

“Il territorio di Giugliano vive un momento fecondo per la ricerca archeologica,” ha dichiarato il Soprintendente Mariano Nuzzo. “Dopo la Tomba del Cerbero, questa necropoli aggiunge un tassello fondamentale alla storia di Liternum, grazie all’ottimo stato di conservazione delle strutture.”

Liternum: i tesori della necropoli
I due recinti funerari, separati da uno spazio chiuso, conservano intonaci bianchi con una successiva decorazione rossa, segno di interventi nel tempo. Al centro di uno di essi svetta un mausoleo in opera reticolata di tufo grigio, largo 3 metri per lato, con nicchie intonacate per urne cinerarie, rasato in superficie ma ancora leggibile.

Accanto, un profondo pozzo in muratura — probabilmente legato a riti cultuali — arricchisce il quadro. Le tombe, disposte attorno ai setti murari, variano tra cappuccine (con tegole a spiovente), tombe ad enchytrismòs e a cassa fatte di tegole con coperture solide, riflettendo una pluralità di usanze funerarie.

Tra le scoperte più emozionanti, le iscrizioni in marmo: una, integra, celebra un gladiatore senza nome, forse un reziario o un murmillo, offrendo un raro squarcio sulla memoria di questi guerrieri. “È un documento prezioso,” spiega Formola, “che ci aiuta a capire come la comunità onorasse i suoi combattenti.”

I corredi—monete di bronzo, lucerne decorate e vasetti in ceramica—confermano un’occupazione stabile fino al III secolo d.C., quando Liternum era ancora un centro vitale lungo la Via Domitiana.

I reperti di Giugliano saranno musealizzati: apertura nel 2026
Gli scavi, iniziati a gennaio 2025, mirano a ridefinire il perimetro urbano della colonia e il tracciato della Domitiana, l’arteria romana che collegava Sinuessa a Puteoli. “Queste sepolture, tipicamente ai lati delle vie principali, ci spingono a riconsiderare il paesaggio antico,” sottolinea Nuzzo. L’area, parte di un progetto più ampio finanziato con fondi PNRR, si affianca alla recente scoperta della Tomba del Cerbero, un ipogeo affrescato rinvenuto nel 2024 a poche centinaia di metri. “Stiamo unendo scavi sul campo e studi d’archivio per ricostruire la fisionomia di Liternum,” aggiunge Formola.
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La Soprintendenza ha già annunciato che i reperti saranno restaurati e musealizzati, con un’apertura al pubblico prevista per il 2026. “È un’opportunità unica per approfondire la civiltà antica e condividerla con tutti,” conclude Nuzzo, rinnovando l’impegno nella tutela del patrimonio.

Giugliano riscopre le sue radici
Da colonia punica a avamposto romano, Liternum — dove Scipione l’Africano si ritirò in esilio — torna a raccontare la sua storia. La necropoli, con le sue tombe e iscrizioni, non è solo un ritrovamento archeologico, ma una finestra sulle dinamiche sociali di un’epoca lontana. Mentre gli scavi proseguono, Giugliano si prepara a diventare un polo di studio e turismo, forte di un passato che continua a emergere dalla terra.


