ARCHEOLOGIA / Santa Flavia (Palermo), riapre al pubblico la necropoli punica di Solunto

La necropoli punica di Solunto torna a essere visitabile dopo oltre 15 anni di abbandono. La zona accoglie circa 220 sepolture scavate nella roccia calcarenitica, portate alla luce alla fine dell’Ottocento da Antonino Salinas e da Francesco Saverio Cavallari in occasione dei lavori per il tracciato della linea ferroviaria.

La necropoli punica di Solunto, all’interno del territorio di Santa Flavia nel Palermitano, è stata riaperta al pubblico e torna a essere visitabile dopo oltre 15 anni di abbandono. La zona accoglie circa 220 sepolture scavate nella roccia calcarenitica, portate alla luce alla fine dell’Ottocento da Antonino Salinas e da Francesco Saverio Cavallari in occasione dei lavori per il tracciato della linea ferroviaria. La città di Solunto sorge sul Monte Catalfano, di fronte Capo Zafferano, non lontano da Palermo, e secondo Tucidide fu uno dei principali insediamenti fenici di Sicilia insieme a Motya (Mozia) e a Panormus (Palermo). Dell’abitato punico purtroppo sono rimaste poche tracce, mentre ancora ben visibili sono i resti della città che sorse all’indomani della conquista (396 a.C.) da parte del tiranno Dioniso I di Siracusa, avvenuta nel corso della sua guerra contro i Cartaginesi.



Le tombe di Solunto sono scavate nella roccia secondo le tre tipologie normalmente associate alle inumazioni e appaiono orientate per lo più in direzione est-ovest. Il tipo di tomba prevalente è quello a camera ipogeica con accesso da est, preceduta da uno spazioso dromos (corridoio d’ingresso) a gradini. La tomba a camera è per lo più di tipo “familiare” utilizzata per varie generazioni da età classica fino a epoca ellenistica. Tra i materiali rinvenuti in questo settore, oggi conservati al Museo Archeologico Regionale Salinas di Palermo, si possono trovare alcune tanagrine, ovvero statuette femminili colorate di età ellenistica datate intorno al III-II secolo a.C. La tomba a camera presenta forma quadrangolare ed è chiusa da un lastrone di pietra; al suo interno si trovavano un letto funebre e una nicchia. All’esterno, sul lato meridionale del dromos, si trova una banchina utilizzata per il rito funerario o per accogliere altre sepolture. Sempre nel dromos potevano trovare posto tombe a enchytrismòs, ovvero sepolture infantili a inumazione dentro grandi anfore. Il terzo tipo di tombe che si trovano nella necropoli di Solunto sono infine quelle a “cassa”, lungo il cui perimetro è predisposto un incasso per il posizionamento dei lastroni di copertura e quelle a semplice fossa rettangolare con fondo piano, di varie dimensioni, di solito usata per inumazioni infantili. In genere erano tombe ricoperte da lastre di terracotta.

Stele funeraria dalla Solunto punica (immagine: Wikimedia Commons)

«La riapertura dell’area della necropoli di Solunto – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Elvira Amata – assume un significato particolare perché rappresenta un momento di recupero dell’identità di un territorio. La riappropriazione di un bene culturale, che vede l’intera comunità partecipare attivamente, è un’occasione straordinaria di recupero del passato e di costruzione di una nuova narrazione. I parchi archeologici devono sempre più agire da catalizzatori dell’offerta culturale creando le condizioni perché possa svilupparsi un’economia locale sostenibile e ricettiva nei confronti di una domanda sempre più attenta ai dettagli».

Un momento della riapertura (foto: Regione Siciliana)


Gli interventi di ripristino, effettuati grazie all’accordo tra il Parco archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato e il Gal Metropoli Est, diretto da Salvatore Tosi, hanno coinvolto la Caritas di Bagheria con alcuni giovani che stanno scontando la pena detentiva alternativa e il Comune di Santa Flavia. I lavori di ripristino del sito sono stati condotti sotto il controllo degli archeologi Emanuele Tornatore, della società Walk About e Laura Di Leonardo, funzionaria del parco.

«Il successo dell’iniziativa che ha visto all’inaugurazione un grandissimo numero di visitatori – sottolinea il direttore del parco, Domenico Targia – va esteso al Comune di Santa Flavia che ha contribuito alla pulizia straordinaria dell’intero quartiere in cui ricade la necropoli e con il quale è già in corso una preziosa collaborazione per una maggiore valorizzazione dei luoghi».

Fonte: Regione Siciliana

©STORIE & ARCHEOSTORIE. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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