Durante i lavori per la realizzazione di un collettore fognario in via degli Etruschi, ad Acerra, un comune alle porte di Napoli ricco di storia antica, gli archeologi hanno portato alla luce due sepolture a cassa di tufo databili alla fine del IV secolo a.C. Una delle tombe, in particolare, ha restituito un corredo funerario di straordinaria rilevanza, composto da vasi in ceramica a vernice nera e a figure rosse. Annunciata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, questa scoperta illumina il passato pre-romano del territorio acerrano, offrendo nuovi indizi su una comunità campana che abitava l’area tra il IV e il III secolo a.C. Le tombe, con il loro orientamento e la qualità dei materiali, suggeriscono l’esistenza di un insediamento strutturato, arricchendo il quadro delle conoscenze sul popolamento antico della Campania interna.

I reperti, attualmente in fase di restauro e studio, saranno presto valorizzati attraverso iniziative di divulgazione, con l’obiettivo di restituire alla cittadinanza un frammento significativo della storia di Acerra. Questa scoperta non solo conferma l’importanza archeologica del territorio, ma sottolinea anche il ruolo cruciale delle indagini preventive durante i lavori pubblici, secondo un modello che continua a rivelare tesori nascosti sotto le città moderne.

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Le sepolture: struttura e contesto

Le due tombe, scavate nel tufo – materiale ampiamente utilizzato nell’architettura funeraria campana per la sua lavorabilità e resistenza – sono state rinvenute a pochi metri di profondità durante gli scavi per il collettore fognario. La tomba 1, priva di corredo, presenta una struttura semplice, composta da lastre di tufo disposte a formare una cassa rettangolare. La tomba 2, invece, si distingue per la presenza di un ricco corredo funerario, che include vasi in ceramica a vernice nera e a figure rosse, tipici della produzione campana del tardo IV secolo a.C. L’orientamento delle sepolture, allineate lungo un asse est-ovest, e la cura nella loro realizzazione suggeriscono che appartenessero a individui di un certo rango all’interno di una comunità ben organizzata.

Il tufo, estratto probabilmente dalle cave locali, era un materiale comune nelle necropoli campane di età arcaica e classica, come dimostrano i siti di Cuma, Capua e Pontecagnano. La scelta di questo materiale, insieme alla presenza di un corredo di pregio, indica una continuità culturale con le tradizioni funerarie delle élite campane, che utilizzavano le tombe per esprimere status sociale e identità collettiva. La datazione proposta, fine del IV secolo a.C., colloca le sepolture in un periodo di transizione nella Campania antica, segnato dal declino dell’influenza etrusca e dall’ascesa delle popolazioni sannitiche, prima dell’espansione romana.

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Il corredo funerario: tesori della ceramica campana

Il corredo della tomba 2 rappresenta il cuore della scoperta, offrendo indizi preziosi sulla cultura materiale e sull’organizzazione sociale della comunità acerrana. I vasi a vernice nera, caratterizzati da una finitura lucida e da forme eleganti come kylix (coppe da vino) o oinochoai (brocche), erano oggetti d’uso comune nei banchetti e nei riti funerari, ma la loro qualità suggerisce una produzione destinata a ceti elevati. Ancora più significativi sono i vasi a figure rosse, una tecnica importata dalla Grecia e perfezionata in Campania tra il V e il IV secolo a.C. Questi vasi, decorati con scene mitologiche, rituali o della vita quotidiana, erano simboli di prestigio e spesso riservati alle élite.

Le ceramiche a figure rosse campane, come quelle rinvenute ad Acerra, sono note per la loro vivacità cromatica e per la rappresentazione di figure come divinità, eroi o scene di simposio, che riflettono l’influenza della cultura greca e il ruolo della Campania come crocevia mediterraneo. L’analisi stilistica e iconografica dei vasi, attualmente in corso, potrà chiarire se siano stati prodotti localmente, forse in officine di Capua o Cuma, o importati da altri centri. Inoltre, i frammenti ceramici offriranno dati sulla cronologia e sulle reti commerciali dell’epoca, collegando Acerra a circuiti economici più ampi che coinvolgevano la Magna Grecia e l’Etruria.

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Acerra nel IV secolo a.C.: una comunità campana in ascesa

La scoperta delle tombe arricchisce la comprensione del ruolo di Acerra nel panorama della Campania pre-romana. Situata in una fertile pianura attraversata dal fiume Clanis (oggi Regi Lagni), Acerra era un nodo strategico per il controllo delle vie di comunicazione tra la costa e l’interno. Le fonti storiche, a partire da Livio (Ab Urbe Condita, libro VIII), descrivono Acerra come un centro campano significativo, alleato di Roma durante le guerre sannitiche del IV secolo a.C. La presenza di sepolture di pregio in via degli Etruschi suggerisce che l’area ospitasse un insediamento strutturato, forse una comunità di agricoltori e commercianti con élite locali in grado di accedere a beni di lusso.

Il nome stesso della moderna via dove sono state scoperte le tombe, “degli Etruschi”, richiama l’influenza etrusca che caratterizzò la Campania tra il VII e il V secolo a.C., visibile in siti come Cuma e Nola. Tuttavia, nel IV secolo a.C., l’area era dominata da popolazioni campane, un mix etnico di origine osco-sannitica con forti influssi greci ed etruschi. Le sepolture di Acerra riflettono questa complessità culturale: l’uso del tufo e la struttura delle tombe richiamano tradizioni etrusco-campane, mentre il corredo ceramico testimonia contatti con il mondo greco. La comunità acerrana del tardo IV secolo a.C. appare dunque come un centro dinamico, capace di integrare influenze diverse in un’identità locale distinta.

Metodi di scavo e prospettive di studio

Le tombe sono state scoperte durante scavi preventivi condotti sotto la supervisione della Soprintendenza, un esempio virtuoso di come le infrastrutture moderne possano convivere con la tutela del patrimonio. Gli archeologi hanno utilizzato tecniche di documentazione avanzate, come la fotogrammetria e il rilievo 3D, per registrare la posizione dei reperti e la struttura delle tombe prima della loro rimozione. I materiali del corredo, attualmente in laboratorio, saranno sottoposti a restauro per preservare la ceramica e analizzati per determinarne la composizione chimica, la provenienza e le tecniche di produzione.

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Gli studi futuri potrebbero concentrarsi su molti aspetti: l’analisi antropologica dei resti ossei, se presenti, potrebbe rivelare informazioni su età, sesso, dieta e stato di salute degli individui sepolti; l’esame iconografico dei vasi a figure rosse chiarirà i temi rappresentati e il loro significato culturale; infine, la datazione al radiocarbonio di eventuali materiali organici, come resti di legno o tessuti, affinerà la cronologia delle tombe. Questi dati, combinati con le fonti storiche e i confronti con altre necropoli campane, come quelle di Suessula o Nola, permetteranno di ricostruire il contesto sociale ed economico di Acerra nel IV secolo a.C.

I reperti di Acerra saranno valorizzati

La Soprintendenza ha annunciato l’intenzione di valorizzare i ritrovamenti per restituire alla comunità di Acerra un pezzo della sua storia più antica. La scoperta potrebbe diventare un catalizzatore per il turismo culturale, integrandosi con altri siti archeologici della zona, come la necropoli di Suessula o i resti romani di Atella.

L’importanza della scoperta va oltre i confini locali. Le tombe di via degli Etruschi testimoniano la vitalità delle culture pre-romane in Campania, un mosaico di tradizioni che ha contribuito alla formazione dell’identità romana. Inoltre, il ritrovamento sottolinea l’urgenza di proteggere il patrimonio archeologico durante i lavori urbanistici, un tema cruciale in un’area densamente abitata come l’hinterland napoletano. Progetti di archeologia preventiva, come quello di Acerra, dimostrano che è possibile conciliare sviluppo e conservazione. Trasformando i tesori emersi dagli scavi infrastrutturali in opportunità di conoscenza.

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