Dopo più di mezzo secolo di oblio, il monumentale Cavallo colossale di Antonio Canova, una delle opere-simbolo delle collezioni museali di Bassano del Grappa, è tornato al suo splendore originario.
Il restauro, promosso dal Comune e dai Musei Civici bassanesi con l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio vicentina e il sostegno del progetto “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo e del Venice in Peril Fund, ha restituito alla luce uno dei capolavori più fragili e complessi del Neoclassicismo.

Affidata alla ditta Passarella Restauri, l’operazione ha richiesto anni di analisi, catalogazione e interventi manuali di altissima precisione. I più di duecento frammenti della statua, rimasti per decenni nei depositi, sono stati accuratamente studiati e assemblati grazie a nuove tecnologie applicate al restauro.
Durante le indagini sono emerse le aggiunte ottocentesche — gesso, cocci di mattone, vasellame, fasciame metallico — che avevano aumentato il peso della scultura di oltre 400 chilogrammi. Tali elementi sono stati rimossi per riportare alla luce la superficie originale del gesso canoviano.

Tecnica e innovazione al servizio dell’arte
La complessità del progetto ha richiesto la progettazione di una nuova struttura portante interna, ideata con la collaborazione dello studio R.S. Ingegneria di Padova.
Il telaio metallico consente oggi di sostenere il peso dell’opera senza gravare sulle zampe, rifacendosi alla concezione originaria di Canova e garantendo sicurezza anche in caso di sollecitazioni sismiche.

Il restauro estetico ha poi previsto la rifinitura degli stucchi e l’integrazione pittorica delle lacune con acquerello e tempera, in un tono leggermente più chiaro rispetto all’originale, per distinguere gli interventi contemporanei pur mantenendo l’armonia visiva.
Il risultato è un’opera imponente e commovente, tornata a raccontare la grandezza tecnica e poetica del suo autore.
Dal laboratorio di Canova al Museo di Bassano
Il Cavallo colossale, realizzato da Antonio Canova tra il 1819 e il 1821, era il modello in gesso per una statua equestre di Ferdinando I di Borbone, re di Napoli.
L’opera non fu mai tradotta in bronzo, ma rimase come esempio magistrale della maestria canoviana nella resa del movimento e della potenza plastica.
Nel 1849 giunse a Bassano del Grappa, per volontà del fratello Giambattista Sartori Canova, insieme all’eccezionale collezione di gessi, bozzetti e monocromi che ancora oggi costituiscono il cuore dei Musei Civici.

La scultura fu smontata alla fine degli anni Sessanta in occasione dei lavori di riallestimento delle sale e da allora dimenticata nei depositi. Solo oggi, grazie alla sinergia tra enti pubblici e privati, il colosso canoviano torna a essere visibile e a raccontare la sua storia.
Un ritorno trionfale
Il Cavallo sarà presentato al pubblico il 28 novembre alle Gallerie d’Italia di Milano, nell’ambito della mostra “Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo”. Successivamente, farà ritorno nella sua sede originaria al Museo Civico di Bassano del Grappa, dove sarà nuovamente ammirabile nella sua maestosa integrità. Un traguardo che, come ha sottolineato la direttrice Barbara Guidi, «segna un momento storico per la città e per la conoscenza dell’arte di Canova».





