Monete, chiodi delle caligae e tracce di strutture e fossati rivelano una presenza romana più profonda del previsto nei territori germanici
Che le legioni romane si siano spinte più volte in Germania, oltre il Reno e fino all’Elba, è cosa ben nota dalle fonti. Quello che mancava, finora, era la controprova fisica della loro presenza: tracce materiali chiare e riconoscibili, attribuibili con certezza all’esercito romano. In Sassonia-Anhalt, tra il Nordharz e il medio corso dell’Elba, questo vuoto si è finalmente colmato grazie alle indagini condotte dal Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie, che hanno portato alla scoperta, ad Aken, Trabitz e Deersheim, dei resti di quattro accampamenti da marcia romani, i primi finora documentati nella regione.
Le campagne romane in Germania
Già in età augustea, tra il 13 a.C. e il 9 d.C., Roma aveva tentato di trasformare l’area oltre il Reno in una provincia stabile, la Germania Magna. Conosciamo dalle fonti le spedizioni di Druso (9 a.C.), Lucio Domizio Enobarbo (3 a.C.) e Tiberio (5 d.C.), così come è celebre la brusca interruzione dei progetti di espansione imperiale dopo la disfatta di Teutoburgo del 9 d.C. – il celebre disastro di Varo narrato da Tacito – che comportò la drammatica perdita di tre intere legioni. Per secoli, tuttavia, l’archeologia ha restituito solo indizi indiretti e sporadici, in particolare monete e i chiodi fissati sotto le suole delle caligae, le ben note e iconiche calzature dei legionari, che spesso venivano smarriti durante le marce.

Nel III secolo d.C., con la formazione di nuove confederazioni germaniche e, dal 233, l’acuirsi delle minacce ai confini imperiali, Roma fu costretta a tornare all’offensiva. Secondo le fonti coeve Caracalla (211-217 d.C.) e Massimino il Trace (235 al 238 d.C.) organizzarono nuove spedizioni, ma finora le prove archeologiche sono sempre state labili.

Accampamenti “da manuale”
La svolta è arrivata proprio dagli ultimi scavi, che hanno individuato due campi nei pressi di Aken, uno a Deersheim e uno a Trabitz. Tutti e quattro, spiegano gli archeologi, presentano le caratteristiche tipiche degli accampamenti da marcia, strutture altamente standardizzate che ne permettevano la costruzione in tempi rapidi: perimetro rettangolare con angoli arrotondati, suddivisione ortogonale con il quartier generale (principia) al centro e un tratto di fossato protetto da un bastione difensivo (titulum) situato davanti ai passaggi delle porte.

La scoperta è avvenuta a partire dal 2020 esaminando un’immagine satellitare del territorio di Aken. Alla raccolta dei dati provenienti da altre immagini satellitari e dalle prospezioni geofisiche sono seguiti gli scavi veri e propri, che hanno riportato alla luce i quattro accampamenti, caratterizzati da fossati larghi fino a 1,8 metri, e un numero significativo di reperti metallici, oltre 1.500. Tra questi spiccano molti frammenti di fibule, diverse monete e – ancora una volta – i chiodi fissati sotto le suole delle caligae, che agevolavano la presa sul terreno durante le interminabili marce effettuate dai soldati su suoli spesso accidentati. La “firma” inconfondibile, insomma, dei legionari.

Caracalla oltre il Limes
I reperti sono databili all’inizio del III secolo d.C. Eloquente, a tal proposito, un denario di Caracalla riemerso a Trabitz, che consentirebbe di ricollegare gli accampamenti alla spedizione condotta nel 213 d.C. nella Rezia per fermare le incursioni degli Alemanni lungo il Limes germanico. Una campagna militare che si concluse vittoriosamente per i romani e valse a Caracalla il titolo di Alamannicus.

L’importanza delle scoperte, spiegano gli archeologi del Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie, è cruciale sul piano storico. I dati raccolti finora consentivano infatti di localizzare la presenza delle legioni soltanto entro l’area del Limes e nelle sue immediate vicinanze. Le nuove scoperte indicano invece che penetrarono molto più profondamente nel territorio germanico, spingendosi fino al medio bacino dell’Elba.

Le ricerche proseguiranno nei prossimi mesi e promettono di ridefinire il ruolo della Sassonia-Anhalt come snodo strategico delle operazioni militari romane nel cuore d’Europa. E ancora una volta confermano il ruolo cruciale dell’archeologia non solo per la puntuale verifica di quanto tramandato dalle fonti, ma anche per la possibilità di andare oltre.
📘 Fonte notizia
- 📄 Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie – Comunicato stampa ufficiale





