Una monumentale chiesa paleocristiana con annesso palazzo episcopale è emersa durante gli scavi archeologici in corso nel settore sud-orientale di Ostia Antica, l’antico porto di Roma. Il complesso, datato intorno al 330 d.C., costituisce uno dei più antichi esempi conosciuti di sede vescovile monumentale e rivela con rara abbondanza di documentazione come il cristianesimo, dopo la svolta costantiniana, iniziò a dotarsi di architetture pubbliche e di rappresentanza paragonabili a quelle del potere civile.

La scoperta è il risultato delle campagne di scavo condotte tra 2023 e 2025 da un’équipe internazionale guidata da Sabine Feist dell’Università di Bonn, con la collaborazione dell’Università di Colonia e del Deutsches Archäologisches Institut.

Una grande basilica alle porte della città
Le indagini archeologiche hanno permesso di identificare un vasto complesso ecclesiastico di circa 50 × 80 metri, già individuato grazie alle prospezioni geofisiche effettuate negli anni Novanta.

Il complesso è costituito da una basilica, un battistero con vasca circolare, un atrio, oltre a diversi altri ambienti collegati alla residenza del vescovo.


La chiesa fu edificata sopra i resti di una insula romana, un grande edificio residenziale a più piani tipico dell’urbanistica imperiale. Questa scelta testimonia la trasformazione della città tardoantica: vecchie strutture urbane venivano riadattate alle nuove funzioni religiose e liturgiche mentre il cristianesimo assumeva un ruolo sempre più centrale dopo l’impero di Costantino.

Il sito è rimasto straordinariamente ben leggibile perché, a differenza di quanto accaduto a molte altre basiliche paleocristiane, non ha subito grandi ricostruzioni in epoca medievale. Per questo gli archeologi possono studiarne la forma originaria con un livello di precisione difficilmente riscontrabile altrove.
La sorprendente aula del palazzo episcopale
La scoperta più interessante riguarda la grande aula di rappresentanza collegata alla residenza del vescovo. L’ambiente misura circa 8 × 20 metri e doveva raggiungere un’altezza superiore agli otto metri, dimensioni eccezionali per l’epoca.

Le tracce architettoniche – rivestimenti marmorei, pavimenti a mosaico – confermano l’importanza cruciale dell’edificio, la cui monumentalità richiamava quella delle sale di rappresentanza dell’élite romana. Il dato è significativo perché dimostra come i primi vescovi, la nuova “classe dirigente” della tarda antichità, adottassero gli stessi modelli architettonici degli edifici civili per affermare ed esercitare la propria autorità.

Secondo gli studiosi non esisterebbero esempi paragonabili ad Ostia nel IV secolo, il che fa dell’aula un caso quasi unico nel panorama archeologico della città.
Mille anni di occupazione nel cuore di Ostia
Un altro elemento di grande interesse riguarda la continuità di vita del quartiere. L’area della chiesa rimase abitata molto più a lungo rispetto ad altre parti della città portuale, con tracce di frequentazione che giungono fino all’alto Medioevo.
La lunga occupazione offre agli archeologi la rara occasione di seguire l’evoluzione di un intero settore urbano di Ostia per quasi un millennio, dalla città imperiale alla fase medievale. Le prossime campagne di scavo, già programmate per il 2026, dovranno chiarire il ruolo che il complesso episcopale rivestì nel processo di sviluppo della comunità locale.
📘 Fonte della notizia ✅
- ✅ Comunicato stampa ufficiale dell’Università di Bonn


