Una scoperta archeologica di eccezionale importanza arriva dal Santuario di Ercole Vincitore di Tivoli, dove le nuove indagini hanno portato alla luce un blocco di architrave in travertino con parte di una monumentale iscrizione latina recante le lettere “[BA]SILICAM DE[—]”. Il rinvenimento conferma definitivamente che l’edificio individuato alle spalle del tempio principale era una basilica romana, grande spazio pubblico destinato a funzioni amministrative e giudiziarie.

La scoperta è avvenuta nell’ambito delle ricerche promosse dall’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este grazie ai finanziamenti del Ministero della Cultura e alla collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma.

Un’iscrizione che illumina il racconto di Svetonio
L’iscrizione, databile all’età di Augusto tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., fornisce una prova decisiva sull’identità dell’edificio. La scoperta assume un valore ancora più significativo perché permette di collegare concretamente il sito a un celebre passo dello storico latino Svetonio.
Nel De vita Caesarum, infatti, Svetonio racconta che Augusto era solito amministrare la giustizia proprio nei portici del tempio di Ercole a Tivoli. Un riferimento che, grazie a questo ritrovamento, trova ora una conferma archeologica tangibile.
Secondo il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, il rinvenimento restituisce finalmente piena chiarezza alla funzione monumentale di uno degli spazi pubblici più importanti del santuario, permettendo anche di immaginare in modo più concreto le attività che vi si svolgevano in epoca romana.
Crolli, terremoti e materiali rimasti sigillati per secoli
Gli archeologi hanno lavorato in un contesto straordinariamente ben conservato. A circa tre metri sotto l’attuale piano di calpestio sono emersi vasti livelli di crollo probabilmente causati da un terremoto avvenuto in età tardoantica.
Questi strati, rimasti sigillati per secoli, hanno restituito una quantità eccezionale di reperti: ceramiche, frammenti architettonici in terracotta, iscrizioni marmoree, oggetti metallici, rilievi scultorei e numerosi frammenti di intonaco dipinto.

Tra i ritrovamenti più interessanti figura anche un anello in bronzo inciso, mentre le pitture murali attribuite al secondo e terzo stile pompeiano mostrano che la basilica era riccamente decorata già nella prima età imperiale.
Decorazioni mitologiche e tracce della tarda antichità
Particolarmente rilevanti risultano anche i frammenti di lastre Campana rinvenuti durante gli scavi. Le decorazioni in terracotta rappresentano la contesa del tripode di Delfi tra Apollo ed Eracle e trovano confronti diretti con gli apparati decorativi della cosiddetta Casa di Augusto sul Palatino.
I materiali rinvenuti negli strati più recenti, databili tra V e VI secolo d.C., comprendono invece ceramica sigillata africana, anfore e lucerne che testimoniano la continuità di frequentazione dell’area anche in età tarda.
Secondo gli studiosi, questi elementi rafforzano l’ipotesi che il santuario sia stato riutilizzato con funzioni difensive durante le guerre greco-gotiche combattute tra Bizantini e Ostrogoti nel VI secolo.
Una struttura monumentale individuata già negli anni Novanta
L’edificio era stato individuato per la prima volta nel 1992, ma non era mai stato scavato in maniera approfondita. Gli archeologi avevano allora messo in luce la facciata monumentale con nove ingressi, ipotizzando la presenza di una grande aula centrale circondata da un corridoio coperto.

Con oltre 800 metri quadrati di estensione, la struttura rappresentava uno degli ambienti pubblici più importanti del santuario. Oggi, grazie all’iscrizione appena scoperta, quell’ipotesi trova finalmente conferma definitiva.
Gli scavi proseguiranno nei prossimi mesi e potrebbero offrire nuove informazioni sull’architettura della basilica, sulle sue decorazioni e sulle modalità di utilizzo del complesso sacro nel corso dei secoli.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: comunicato stampa MiC ✅






