Per secoli nessuno ha saputo il suo nome. Le sue opere circolavano tra le grandi collezioni europee attribuite ad altri — ai Vivarini, a Boccaccio Boccaccino, talvolta persino alla cerchia di Leonardo da Vinci — finché nel 1890 lo storico dell’arte tedesco Wilhelm von Bode non intuì che dietro quei dipinti dallo stile inconfondibile si celava una sola mano. Chiamò l’artista “Pseudo Boccaccino” per convenzione. Il nome vero, Giovanni Agostino da Lodi, emerse solo nel 1912, quando Francesco Malaguzzi Valeri rese nota la firma su una piccola tavoletta custodita proprio alla Pinacoteca di Brera: i Santi Pietro e Giovanni Evangelista, l’unica sua opera autografa che portasse la sua sigla. La piena rivalutazione critica dovette però attendere ancora decenni, fino alle ricerche della fine del Novecento. Un caso limite nella storia dell’arte italiana: talento fuori del comune, identità a lungo negata.
La prima mostra monografica: alla Pinacoteca di Brera, fino al 13 settembre
Dal 26 maggio al 13 settembre 2026, la Pinacoteca di Brera a Milano colma finalmente questa lacuna con la prima mostra monografica dedicata al pittore, curata da Maria Cristina Passoni e Cristina Quattrini, con un comitato scientifico che comprende Alessandro Ballarin, Francesco Frangi, Mauro Natale ed Edoardo Rossetti. In esposizione 46 opere — autografe e di confronto — che trasformano il percorso in un vero e proprio atlante artistico dell’Italia settentrionale a cavallo del 1500.

Attivo a Venezia e Milano, fine XV-inizio XVI secolo
Busto di giovane di tre quarti rivolto a destra
1500-1505
Matita rossa su carta bianca
Parigi, Musée du Louvre
I prestiti raccontano da soli il “peso specifico” dell’evento: Musée du Louvre, National Gallery di Londra, Kunsthistorisches Museum di Vienna, Museo del Prado e Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, Galleria Borghese di Roma, Gallerie dell’Accademia di Venezia, Allentown Art Museum in Pennsylvania. Le opere autografe dialogano con capolavori di Bramantino, Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, Albrecht Dürer, Lorenzo Lotto e Girolamo Romanino.
Tra Milano e Venezia, senza appartenere davvero a nessuna delle due
Formatosi a Milano a contatto con Bramante e Bramantino, Giovanni Agostino trascorse circa quindici anni a Venezia — dall’ultimo lustro del Quattrocento fino a poco prima del 1510 — assorbendo in sequenza l’influenza di Alvise Vivarini e poi quella di Giorgione. La sua prima opera documentata, la cosiddetta Pala dei Barcaioli, dipinta per la cappella dei traghettatori sull’isola di San Cristoforo della Pace tra Venezia e Murano, porta come terminus post quem il 25 marzo 1492: era già la tavolozza di un giovane lombardo capace di dialogare alla pari con la grande tradizione belliniana.

Attivo a Venezia e Milano, fine XV-inizio XVI secolo
Madonna con il Bambino e due devoti
1503-1504 circa
Olio su tavola
Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte
ph. L.Romano
Il punto di maturità stilistica è la Lavanda dei piedi (1500), conservata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia: così esplicitamente leonardesca che pare uscita dalla stanza accanto al Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano. Eppure non è un’imitazione: è un distillato personalissimo, in cui gli apostoli disposti in isocefalia sullo sfondo convivono con dettagli di derivazione fiamminga — il sandalo slacciato in primo piano, la spugna preparata dall’inserviente sulla destra — e con fisionomie che Giorgione stesso studiò a fondo, traendone ispirazione per il Ragazzo con la freccia e per Le tre età dell’uomo.

Attivo a Venezia e Milano, fine XV-inizio XVI secolo
Cena in Emmaus
1506-1508 circa
Olio su tela
Tra tutti i pittori del suo tempo, Giovanni Agostino fu anche uno dei più profondamente marcati dal secondo soggiorno veneziano di Dürer, avvenuto tra il 1505 e il 1507. La sua capacità di muoversi tra due culture pittoriche distinte senza appartenere pienamente a nessuna delle due è, in fondo, ciò che lo rende ancora oggi così affascinante e al tempo stesso così difficile da inquadrare.
Il ritorno a Milano e la stagione finale

Venezia, circa 1480 – Loreto, circa 1556
Madonna col Bambino tra Sant’Ignazio di Antiochia e Sant’Onofrio
Firmato e datato 1508
Olio su tavola
Roma, Galleria Borghese
Nel settembre del 1510 il pittore è documentato a Milano, nella parrocchia di Santo Stefano in Brolo. La città che ritrova è quella della dominazione francese, straordinariamente vivace: Leonardo è ancora presente, Bramantino è al culmine del prestigio, Bernardino Luini sta emergendo. In questo contesto Giovanni Agostino lavora per cantieri di primo piano come la chiesa di Santa Maria della Pace e la Certosa di Pavia, affinando uno stile sempre più monumentale, vicino al leonardismo tardo di Marco d’Oggiono. Poi il silenzio: non si sa se fosse ancora vivo al momento della restaurazione sforzesca del 1521. La mostra di Brera, insieme al fondamentale catalogo pubblicato per l’occasione da Silvana Editoriale, restituisce dunque, a tutti gli effetti, al pittore quel posto nella storia dell’arte che meritava da molto tempo.
Immagine in apertura: Giovanni Agostino da Lodi, Santi Pietro e Giovanni Evangelista (?), Firmato, 1500 circa, Olio su tavola. Milano, Pinacoteca di Brera
ℹ️ INFORMAZIONI UTILI
✅ Giovanni Agostino da Lodi
📍 Pinacoteca di Brera — Via Brera 28, Milano
📅 26 maggio – 13 settembre 2026
🌐 Info: pinacotecabrera.org





