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Una necropoli arcaica con 85 sepolture è stata riportata alla luce a Gragnano, nel cuore dell’antico Ager Stabianus, durante i lavori di ampliamento del Pastificio Garofalo. La scoperta, presentata il 15 luglio, rappresenta uno dei ritrovamenti archeologici più rilevanti degli ultimi anni in Campania e offre nuove informazioni sulla società che abitava questo territorio nel VI secolo a.C., oltre a documentare una frequentazione ancora più antica dell’area.

La necropoli di via dei Pasati a Gragnano (foto:© Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli)

L’intervento è stato possibile grazie alla collaborazione tra il Pastificio Garofalo e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, che ha seguito le indagini preventive avviate all’inizio del 2025.

Apertura di una delle tombe (foto:© Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli)

Una nuova porzione della necropoli già individuata da Libero D’Orsi

Lo scavo ha interessato un’area di circa 2.000 metri quadrati, ribattezzata Necropoli di Via dei Pastai. Sono state individuate 85 tombe, delle quali gli archeologi hanno finora identificato 16 individui adulti, 4 bambini e 15 infanti, mentre proseguono gli studi antropologici.

Uno degli scheletri accompagnato da corredo (foto:© Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli)

L’area funeraria costituisce un’estensione della grande necropoli scoperta negli anni Cinquanta dall’archeologo Libero D’Orsi in località Madonna delle Grazie, dove furono recuperati i corredi di circa 300 sepolture, oggi conservati presso il Museo Archeologico di Quisisana.

Sotto la necropoli emergono tracce dell’età del Rame e del Bronzo

Le indagini hanno restituito anche una sorpresa inattesa. Al di sotto delle tombe arcaiche sono infatti emerse strutture riferibili all’età del Rame e all’età del Bronzo, a testimonianza di una frequentazione del sito molto più antica rispetto alla fase funeraria.

Blocco in tufo con X inscritta (foto:© Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli)

Conclusa la documentazione sul campo, lo scavo è stato ricoperto per garantirne la conservazione, mentre l’attività scientifica proseguirà nei laboratori attraverso lo studio dei reperti e dei resti biologici, che consentiranno di approfondire alimentazione, stato di salute, attività lavorative e caratteristiche fisiche della popolazione vissuta nell’area oltre 2.500 anni fa.

Corredi funerari che raccontano prestigio e commerci nel Mediterraneo

Particolarmente ricchi i corredi funerari, conservati in condizioni eccezionali. Tra i materiali recuperati figurano vasellame decorato, fibule in bronzo, una spada in ferro, collane e pendenti in avorio raffiguranti figure umane, oggetti che testimoniano l’appartenenza di alcuni individui ai gruppi sociali più elevati.

Due casse in tufo nella medesima fossa, appartenenti a un adulto e a un subadulto (foto:© Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli)

Diversi manufatti recano graffiti alfabetici, che hanno permesso di identificare in alcuni casi i proprietari originari degli oggetti. Queste iscrizioni, insieme ai materiali d’importazione, documentano gli intensi rapporti commerciali tra la Campania arcaica, la Grecia, l’Egitto e il Mediterraneo orientale.

Dettaglio con spiga sul fondo di una coppa in bucchero (foto:© Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli)

Tra i reperti più significativi figurano anche scarabei egizi provenienti da Naukratis, importante emporio greco nel Delta del Nilo, ulteriore conferma della rete di scambi che interessava l’Italia meridionale nel VI secolo a.C.

Alcuni reperti emersi dallo scavo

Il balsamario a forma di sirena e il futuro dei reperti

Lo scavo ha restituito inoltre casse funerarie in tufo che hanno conservato tracce di tessuti e elementi lignei, materiali normalmente destinati a decomporsi.

Lo splendido balsamario a forma di sirena (foto:© Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli)

Tra i reperti più rappresentativi spicca un raffinato balsamario in terracotta a forma di sirena, databile tra il 580 e il 550 a.C., oggi esposto al Museo Archeologico Nazionale di Napoli nell’ambito della mostra Parthenope.

Per la futura valorizzazione dei materiali sono allo studio diverse ipotesi. Considerata la collocazione nell’antico Ager Stabianus, una possibilità è l’inserimento dei reperti nel percorso del Parco Archeologico di Pompei. Parallelamente, il Comune di Gragnano propone di ospitarli nel futuro Museo della Pasta, in fase di realizzazione nell’ex Monastero di San Michele Arcangelo, in collaborazione con il MANN.

Immagine in apertura: Dettaglio di una coppa attica decorata (foto:© Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli)

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli ✅

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