L’Odissea di Omero può essere “letta” in vari modi: non solo scorrendo il testo del poema o guardandone le trasposizioni cinematografiche – l’ultima delle quali diretta e co-prodotta dal regista Christopher Nolan, che in questi mesi sta sbancando i botteghini – , ma anche attraverso gli oggetti che, nei secoli, si sono ispirati ai suoi personaggi e ai suoi episodi. Il Metropolitan Museum of Art di New York ne ha scelti sette dalle proprie collezioni, costruendo un percorso che segue le peripezie di Odisseo dalla guerra di Troia fino al suo ritorno a Itaca. Il più antico e interessante di questi è un frammento di papiro del III secolo a.C. proveniente dall’Egitto, nel quale si possono leggere tre versi del poema che non sono presenti nella versione “standard” del capolavoro omerico. Vediamoli insieme.
1. Il cavallo di Troia
Il viaggio tra le sale del Museo comincia ancora prima della partenza di Odisseo verso Itaca, con uno splendido scarabeo in corniola etrusco, prodotto a Populonia tra il 500 e il 475 a.C. La piccola gemma, lunga poco meno di due centimetri e mezzo, raffigura il cavallo di Troia, il celeberrimo stratagemma ideato da Odisseo per permettere ai Greci di entrare nella città. La scena allude a una delle qualità fondamentali dell’eroe omerico: l’astuzia.

2. Odisseo arciere
Un tema, quello delle capacità di affidarsi all’intelligenza e alla strategia oltre che alla forza, che troviamo anche su un’oinochoe (brocca) attica attribuita al Pittore Disney, datata circa 430-420 a.C. Qui la scena è dominata dalla figura di Odisseo, raffigurato con i capelli incolti e scarmigliati – ne aveva passate tante, prima di tornare a casa! – con l’arco teso, pronto a scagliare le sue frecce contro gli invadenti Proci, che approfittando della sua assenza si erano insediati nel suo palazzo a Itaca. Oltre ad abusare dell’ospitalità e a sperperare le ricchezze dell’eroe, i giovinastri ne corteggiavano la moglie Penelope, nella speranza di impadronirsi in tal modo del regno.

3. L’amore di Polifemo per Galatea
Il percorso prosegue con un affresco romano proveniente dalla villa imperiale di Boscotrecase, datato all’ultimo decennio del I secolo a.C. e raffigurante Polifemo e Galatea. Il Ciclope, protagonista di uno degli episodi più celebri dell’Odissea, appare qui non come il mostro ottuso e sanguinario che intrappola Odisseo e i suoi compagni nella grotta e cerca di divorarli, ma come un pastore innamorato, che guarda alla sua amata – la bella ninfa Galatea, che l’aveva respinto – immerso in un paesaggio bucolico. Una scena ben lontana dalla ferina violenza del racconto omerico.

4. Le trame della maga Circe
Alla vicenda di Odisseo e della maga Circe è dedicato un cratere attico a figure rosse risalente al 440 a.C. circa e attribuito al Pittore di Persefone. La storia è nota: Odisseo approda con i suoi sull’isola della maga, ma quest’ultima dopo un po’ inizia a trasformali in porci. Protetto da Hermes, Odisseo riesce tuttavia a sottrarsi all’incantesimo e a liberare i compagni, con i quali in seguito lascerà l’isola.

5. Sotto la protezione di Atena
E a proposito di protezione divina, ecco una bellissima statua marmorea di Atena, databile al I-II secolo d.C. e di produzione romana. La dea, principale guida divina di Odisseo, compare con la sua egida, ornata al centro dalla testa della Gorgone.

6. La nostalgia di Penelope
A uno dei momenti salienti del ritorno di Odisseo a Itaca è dedicata una placchetta in terracotta datata circa 460-450 a.C. e proveniente da Melo. Atena ha trasformato l’eroe in un mendicante per consentirgli di rientrare nella propria casa senza essere riconosciuto. Odisseo si presenta a Penelope, che infatti non lo riconosce e siede affranta dalla nostalgia del marito; osservano la scena, sulla sinistra, il vecchio padre Laerte, il figlio Telemaco e il porcaro Eumeo.

7. Il papiro più antico dell’Odissea
Il percorso si conclude con un ultimo oggetto, forse quello più sorprendente: un frammento di papiro proveniente dall’Egitto e datato 285-250 a.C., in epoca tolemaica. Quindi il più antico giunto fino a noi. Siamo nel libro XX dell’Odissea e l’eroe, finalmente tornato in patria dopo dieci anni di peripezie, passa la notte insonne preparandosi ad affrontare i Proci, che ambiscono alla mano della sua Penelope. L’eroe viene confortato da Atena, che gli appare in sogno per rassicurarlo, mentre un tuono inviato da Zeus sembra propiziare il buon esito dell’imminente tenzone.

Il papiro, già di per sé eccezionale per la sua antichità, è ancor più straordinario perché conserva tre versi che mancano nel testo del poema che oggi solitamente leggiamo. Si tratta quindi di una delle tante versioni che circolavano in antico, nelle quali spesso gli aedi, che lo recitavano a memoria, inserivano episodi e dettagli a loro piacimento per variare e abbellire la storia: un segno concreto dell’enorme successo che arrise sin da subito al poema omerico e che perdurò nei secoli, fino all’edizione critica “standard” che tutti conosciamo. Fortuna che, come dimostra il boom di incassi del film di Nolan, continua ancora oggi.
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Data di pubblicazione registrata: 24/08/2026 18:52
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