Una casa padronale, le abitazioni contadine, la forgia, il forno del pane e gli spazi per le attività agricole, tutti racchiusi da una palizzata. A Poggio Imperiale, sulle colline di Poggibonsi (Siena), l’Archeodromo vede finalmente completarsi il villaggio altomedievale: quattordici strutture ricostruite a grandezza naturale, per raccontare come funzionava una comunità rurale in età carolingia, tra il IX e il X secolo.
L’inaugurazione, in programma il 24 ottobre, segna una nuova tappa del progetto, che dopo oltre dieci anni di lavoro ha tradotto i risultati della ricerca archeologica in un museo all’aperto, il più grande dedicato all’alto Medioevo in Italia.
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Dagli scavi alla ricostruzione del villaggio
Le origini dell’Archeodromo risalgono, per la verità, ancora più indietro, agli anni Novanta del secolo scorso, quando Marco Valenti, direttore della cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Siena, ha avviato le indagini sistematiche sulla collina di Poggio Imperiale. Da allora, gli scavi hanno visto emergere via via un insediamento rurale altomedievale articolato e complesso, raccogliendo nel contempo una grande quantità di dati sulla tipologia delle abitazioni, sulle attività produttive e sulla gestione delle risorse del villaggio.

Informazioni di questo tipo, estremamente preziose per la ricostruzione della vita materiale del passato, restano il più delle volte confinate al mondo degli “addetti ai lavori” e degli specialisti, che le
utilizzano per alimentare il dibattito e trarne nuovi spunti di ricerca. Molto più di rado, invece, vengono rese disponibili al grande pubblico. Ed è proprio qui che è arrivata la svolta. Per rendere i dati comprensibili anche a chi non ha familiarità con il lavoro archeologico, il gruppo di ricerca ha scelto di ricostruire gli edifici in scala 1:1, facendo “rinascere” il villaggio a grandezza reale così che si potesse quasi “toccarlo con mano”.
I lavori sono cominciati nel 2014 con la ricostruzione della longhouse, la casa padronale di oltre 140 metri quadrati che costituiva il centro direzionale dell’azienda agricola. All’interno si trovavano il focolare per cucinare e riscaldare gli ambienti, una macina per il grano, un telaio verticale e un soppalco destinato al dominus. Un magazzino permetteva di conservare le derrate alimentari in grandi contenitori ceramici e silos interrati.

(foto: Filippo Fineschi
Costruire e lavorare come nell’Alto Medioevo
Il potenziale dell’Archeodromo non si è però esaurito certo nella semplice ricostruzione di edifici e strutture. La sua forza è quella di essere anche un eccezionale laboratorio di archeologia sperimentale, nel quale tutto ciò che è visibile viene realizzato con materiali documentati dagli scavi e dalle fonti coeve (legno, argilla, terra, paglia, fibre vegetali) applicando le tecniche costruttive compatibili con quelle in uso nell’alto Medioevo. Questo metodo ha permesso agli archeologi di comprendere anche la quantità e la qualità del lavoro necessario all’epoca per edificare gli ambienti e mantenerli efficienti, perché le pareti e le coperture vegetali, esposte alle intemperie, richiedevano continui controlli e riparazioni frequenti.

(foto: Filippo Fineschi)
Come accade in ogni ricostruzione archeologica, molti dettagli sono derivati dal confronto con le informazioni emerse in altri contesti di scavo, integrate con le testimonianze contenute nelle fonti coeve e con l’interpretazione dei dati disponibili. Il risultato è uno spaccato vivace, accuratissimo e coinvolgente della vita di un insediamento curtense altomedievale, un microcosmo nel quale gli edifici e le attività produttive erano collegati in maniera stretta e organica.
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Accanto alla casa padronale, il villaggio ricostruito è composto da una vasta gamma di edifici con funzioni diverse: una capanna contadina, la forgia del fabbro, un forno per il pane, un atelier per la lavorazione della ceramica, un pollaio e un orto. La vicinanza tra gli edifici, concentrati in un’area relativamente ristretta, mostra quanto la vita dell’insediamento dipendesse strettamente dalle attività agricole e artigianali, in una società in cui coltivare i cereali, allevare animali, conservare le scorte e riparare gli utensili richiedeva una gestione attenta, continua ed efficiente del lavoro e delle risorse.

Il pubblico può arrivare ad apprezzare tutto ciò da vicino grazie alle dimostrazioni di living history che si svolgono ogni fine settimana nell’Archeodromo. Gli avventori possono osservare, ad esempio, attività come la panificazione o la lavorazione dei metalli, cogliendo “dal vivo” i tempi e le competenze necessarie a produrre gli alimenti, i recipienti e gli strumenti di uso quotidiano, in modo molto più immersivo – e quindi efficace – delle tradizionali lezioni di storia.

(foto: Luca Isabella)
Un museo all’aperto per scuole e visitatori
Dall’avvio del progetto, l’Archeodromo di Poggibonsi ha accolto oltre 46.000 studenti di ogni ordine e grado provenienti da tutta Italia. Durante le visite, gli archeologi-rievocatori, in abiti storici ricostruiti in maniera rigorosa, interpretano i diversi membri della comunità e mostrano “in diretta” le attività quotidiane, raccontandola attraverso le tecniche dello storytelling.
Non solo. Il pubblico può anche interagire e confrontarsi con gli operatori, avendo così anche l’opportunità di comprendere il processo che porta a elaborare, partendo dai “nudi” dati di scavo – ad esempio le buche di palo, le superfici in terra battuta e i depositi di cenere – , le ipotesi ricostruttive proposte nel Parco.

(foto: Camillo Balossini)
Il progetto – raccontato dallo stesso Marco Valenti in un libro – è nato dalla collaborazione tra l’Università di Siena, il Comune di Poggibonsi, gli enti territoriali, le associazioni e i professionisti del settore. Nel 2015 ha ricevuto il Premio “Riccardo Francovich” della Società degli Archeologi Medievisti Italiani, classificandosi al primo posto sia per la giuria scientifica sia per il pubblico. Sono seguiti il Premio Italia Medievale nel 2016 e il riconoscimento “Art Bonus dell’anno” nel 2017. A dicembre è prevista la consegna del Premio “Terra di Siena”.
L’apertura del 24 e 25 ottobre

Sabato 24 ottobre 2026, alle ore 15.00, il taglio del nastro segnerà dunque il momento ufficiale in cui il villaggio altomedievale si completa. Seguirà, domenica 25 ottobre, una giornata intera di apertura al pubblico (dalle ore 11 alle 17), in cui sarà possibile visitare le strutture e partecipare alle iniziative di ricostruzione storica, storytelling e living history.
Dove e quando visitare l’Archeodromo
L’Archeodromo si trova all’interno del Parco Archeologico della Fortezza Medicea di Poggio Imperiale, a Poggibonsi, in provincia di Siena. È aperto la domenica e nei giorni festivi, dalle 15 alle 18, con attività di living history e rievocatori in abito storico, salvo maltempo. Le visite nei giorni feriali, quelle scolastiche e quelle per gruppi sono disponibili su prenotazione. L’ingresso è gratuito.
Informazioni: www.archeodromopoggibonsi.it e www.parco-poggibonsi.it.
Email: info@parco-poggibonsi.it – Tel. 392 9279400.
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Data di pubblicazione registrata: 20/10/2026 12:00
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