ARCHEOLOGIA / Dalla villa romana agli affreschi altomedievali: apre a Cornaredo (MI) l’Antiquarium della chiesa di S.Pietro all’Olmo

Nello spazio un tempo occupato dalla sagrestia della “Chiesa Vecchia” di San Pietro all’Olmo di Cornaredo (Milano) si potrà ora ammirare una selezione dei reperti rinvenuti durante le indagini archeologiche condotte tra il 2005 e il 2010, che hanno permesso di ricostruire la complessa storia del luogo. Esposte le testimonianze provenienti dalla villa romana imperiale su cui fu costruita, nell’alto Medioevo, l’attuale chiesa, e i frammenti restaurati di un raro ciclo di affreschi del XII secolo.

Ha inaugurato ieri, venerdì 14 ottobre 2022, a Cornaredo (MI) l’Antiquarium della Chiesa “Vecchia” di San Pietro all’Olmo. Nello spazio un tempo occupato dalla sagrestia si può ora ammirare una selezione dei reperti rinvenuti durante le indagini archeologiche condotte tra il 2005 e il 2010 dalla ex Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, che hanno permesso di ricostruire la complessa storia del luogo.

In particolare, nel locale sono esposti alcuni materiali che provengono dai resti di una villa di epoca imperiale romana, sorta lungo la via che da Mediolanum conduceva a Novaria e abitata tra il II e il V secolo d.C., e gli oggetti rinvenuti nelle sepolture collocate nel XVI secolo sotto la pavimentazione dell’attuale chiesa, di grande importanza e con spiccate peculiarità. I reperti archeologici sono stati restaurati grazie al contributo del Comune di Cornaredo.

Visitare l’Antiquarium permetterà ora anche di ammirare per la prima volta gli straordinari intonaci dipinti – ricomposti e restaurati grazie a Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto Restituzioni 2016 –, testimonianza della decorazione pittorica che rivestiva le pareti laterali della navata della chiesa di San Pietro all’Olmo nella sua fase ottoniana: un ciclo di dipinti murali realizzato nei primi decenni dell’XI secolo e distrutto insieme all’edificio presumibilmente durante il disastroso terremoto del 1117, che lesionò gravemente o fece addirittura crollare molti edifici in tutta la Pianura Padana. I numerosi frammenti (oltre 10mila), recuperati e solo in parte ricomposti, conservano ancora la vivida freschezza dei colori originari.

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