Una mostra inclusiva e sperimentale, che consente ai giovani detenuti di “incontrare” l’archeologia promuovendo nel contempo la consapevolezza storica del territorio. E’ questo il senso del progetto Prima del Pratello, proposto nell’anno scolastico 2023/2024 dal Museo Civico Archeologico di Bologna, in collaborazione con l’Istituto Penale per i Minorenni “Pietro Siciliani” e il Centro per l’Istruzione degli Adulti CPIA 2 metropolitano “Eduard C. Lindeman. L’iniziativa sperimentale ha coinvolto 10 giovani in un percorso unico, pensato per permettere ai ragazzi di esplorare le fasi principali del lavoro dell’archeologo, utilizzando la storia dell’antica Felsina (la Bologna etrusca) come punto di partenza.

Un’iniziativa educativa e innovativa
L’Istituto Penale per i Minorenni, del resto, sorge in un’area ricca di storia che si dipana dalla Bologna etrusca fino al convento medievale delle suore francescane dei Santi Lodovico e Alessio e all’età moderna.
Gli scavi archeologici condotti da Antonio Zannoni, ingegnere e pioniere dell’archeologia urbana, hanno portato alla luce tracce di capanne etrusche (VIII-VII sec. a.C.), pavimenti di abitazioni romane e tombe galliche. Questi ritrovamenti hanno contribuito a delineare la storia sociale ed economica della zona, rivelando particolari sulla vita quotidiana degli antichi abitanti.
Il progetto ha previsto cinque incontri in cui i partecipanti hanno sperimentato il processo che conduce i reperti archeologici dallo scavo alla vetrina del museo. Il lavoro dei ragazzi è poi culminato in una piccola esposizione al Museo Civico Archeologico di Bologna, aperta dal 4 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025. Le vetrine, progettate dagli stessi giovani partecipanti, mettono in evidenza la realtà archeologica di via del Pratello, con una selezione di reperti accompagnata da materiali che documentano il percorso didattico.

Il Pratello: un luogo abitato da 2800 anni
Via del Pratello e i suoi dintorni, come accennato, hanno una storia molto lunga. L’edificio in cui è ospitato l’Istituto Penale per i Minorenni era l’antico convento delle suore francescane dei Santi Lodovico e Alessio, attivo dal Trecento fino alla soppressione napoleonica. In questa zona sono anche stati ritrovati resti di pavimenti di abitazioni romane (I sec. a.C.-I sec. d.C.) e alcune tombe galliche (seconda metà III-inizi II sec. a.C.).
Ma le scoperte più importanti sono legate alle origini di Felsina, la Bologna etrusca. Fu soprattutto Antonio Zannoni, prima ingegnere capo del Comune poi consulente delle imprese concessionarie degli impianti, a trasformare i lavori di ammodernamento delle infrastrutture urbane (fognature, illuminazione, rete idrica) in una straordinaria occasione di conoscenza dell’archeologia cittadina e nella scoperta delle tracce del più antico abitato etrusco (VIII-VII sec. a.C.).
In particolare via del Pratello restituì un nucleo di tracce di capanne molto consistente, mentre sul lato settentrionale di Piazza San Francesco, assieme ad altri fondi di capanna, Zannoni rinvenne uno straordinario deposito di oggetti metallici, noto come ripostiglio di San Francesco. Si tratta probabilmente della riserva di un fonditore, ricca di oltre 14.000 reperti particolarmente utili a ricostruire la vita quotidiana di un centro della prima età del ferro (900-650 a.C.).
Le capanne del Pratello
Delle antiche capanne trovate da Antonio Zannoni non rimaneva quasi nulla, poiché erano costruite con legno, argilla e canne, materiali fragili che nel tempo si sono distrutti. Distruggendosi hanno formato sul terreno una macchia di colore scuro, all’interno della quale si ritrovano anche le ceneri del focolare, pezzi di vasi, resti di cibo.

Il focolare, posto al centro della capanna e circondato da sassi o da un cordone d’argilla, serviva per riscaldare e illuminare l’ambiente, cuocere i cibi e tostare i cereali. Su di esso si posavano gli alari, che servivano a sostenere sul fuoco i vasi o gli spiedi usati per cuocere: quelli ritrovati nelle capanne di Bologna sono di argilla e talvolta presentano fantasiose decorazioni, oppure terminano in belle teste di cavallo. Dai frammenti ceramici ritrovati nello scavo si ricostruiscono le forme di vasi che servivano a conservare, cucinare e consumare il cibo, oppure ad attingere, versare e bere acqua o altri liquidi.
Il dolio, grande vaso in terracotta di forma rotondeggiante che poteva anche essere interrato, si utilizzava come deposito di cereali e legumi tostati ed essiccati, allo scopo di garantirne la conservazione.
Le olle, vasi più piccoli, dalla forma rotondeggiante, con o senza manici, servivano per conservare i cibi e potevano svolgere anche la funzione dei nostri tegami. Una serie di stoviglie costituiva invece il servizio da tavola: brocca, bicchiere e tazza per i liquidi, scodella e piattello per i cibi.
Nello scavo sono stati trovati inoltre fusaiole, rocchetti e pesi da telaio in terracotta, che venivano utilizzati nella filatura e nella tessitura della lana e di fibre vegetali come il lino e l’ortica. Punte di lancia e ami in bronzo testimoniano le attività della caccia e della pesca che affiancavano agricoltura e allevamento, le vere basi dell’economia, di cui troviamo molte tracce in oggetti esposti in museo e soprattutto nel ripostiglio di San Francesco.
Oltre il Pratello: un ponte verso il mito
La collaborazione tra le istituzioni prosegue con il progetto Sei un mito!, che guiderà i giovani alla scoperta delle storie mitologiche raffigurate sulle ceramiche attiche del museo. Attraverso visite virtuali e l’analisi di testi antichi, i ragazzi esploreranno le gesta di eroi come Achille ed Eracle, offrendo loro nuove prospettive di crescita personale e culturale.
Il progetto “Prima del Pratello” dimostra dunque come l’archeologia possa essere uno strumento potente di inclusione e formazione. Attraverso il contatto diretto con il patrimonio culturale, i giovani hanno avuto l’opportunità di scoprire il valore della memoria storica, contribuendo al tempo stesso alla propria crescita personale e al dialogo con la comunità.
Per informazioni: www.museibologna.it
Prima del Pratello
Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio 2 | 40124 Bologna
dal 4 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025
Tel. +39 051 2757211
www.museibologna.it/archeologico
Immagine in apertura: Prima del Pratello. Veduta di allestimento. Bologna, Museo Civico Archeologico. Courtesy Settore Musei Civici Bologna | Museo Civico Archeologico




