Importante ritrovamento archeologico a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, durante i lavori per la costruzione del nuovo reparto di Radioterapia dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV). Gli scavi, condotti tra giugno 2024 e gennaio 2025 sotto la direzione scientifica della Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso, guidata dal funzionario archeologo Alessandro Asta, hanno portato alla luce i resti di un villaggio tardoantico databile tra la fine del IV e il VII secolo d.C. La scoperta, annunciata in una conferenza stampa, non ha compromesso il cronoprogramma del progetto sanitario: il nuovo reparto sarà operativo entro ottobre 2025, con tecnologie all’avanguardia e un investimento di quasi 30 milioni di euro.


“Straordinario unicum per la ricerca in Veneto”
L’area di scavo, estesa su circa 4.500 m², ha rivelato un contesto archeologico di rara importanza. Le indagini, coordinate dalla Ditta Diego Malvestio & C. con la direzione tecnica di Simone Colucciello, hanno identificato numerose buche di palo, pozzi-silos, focolari, ceramiche grezze e alcune sepolture ad inumazione. Questi elementi suggeriscono la presenza di un villaggio strutturato, con almeno una ventina di capanne, riconducibili a forme abitative di tradizione protostorica.
“il lungo e complesso intervento di scavo archeologico ha conseguito importantissimi risultati per una delle epoche meno note della storia veneta ed europea in generale. Quella dei “secoli oscuri”, che vedono la definitiva dissoluzione dell’Impero Romano e la discesa in Italia delle prime orde barbariche. Pochi e rarefatti sono i rinvenimenti archeologici che illuminano altrove questa oscurità”, ha dichiarato il Soprintendente Vincenzo Tiné. “L’ampia “finestra stratigrafica” offerta dagli scavi di Castelfranco sulle modalità abitative e funerarie di queste genti, in quello che sembra essere un caratteristico villaggio di capanne di tradizione protostorica e tombe sparse, rappresenta uno straordinario unicum della ricerca recente nella nostra regione con ampie ricadute di interesse storico e scientifico”, ha concluso il Soprintendente.
Le prime evidenze erano emerse già nel 2021, durante le verifiche preliminari di interesse archeologico, che avevano segnalato tracce di frequentazione romana e tardo-romana. Tuttavia, la natura frammentaria di quei ritrovamenti, probabilmente alterati da attività agricole, non aveva permesso di comprenderne l’estensione. Solo con l’apertura del cantiere nel 2024, l’indagine sistematica ha restituito un quadro stratigrafico coerente, grazie al lavoro di squadre di archeologi professionisti che hanno bilanciato l’urgenza dei lavori pubblici con la necessità di preservare il patrimonio.

Un investimento per la salute e la storia
Nonostante un breve rallentamento per consentire gli scavi, il progetto della nuova Radioterapia IOV procede secondo i tempi previsti. La finanziato con 29,6 milioni di euro da fondi aziendali IOV, il progetto prevede una struttura di 3.150 m² con un volume di 15.280 m³. La struttura includerà quattro bunker, di cui due operativi, ciascuno di 93 m², equipaggiati con un acceleratore lineare Linac-RM e un ulteriore acceleratore. Saranno presenti anche una risonanza magnetica da 1,5 tesla, una sala TC, ambulatori e aree dedicate a radioterapisti, fisici, tecnici e infermieri. La costruzione sarà completata entro luglio 2025, con l’installazione delle attrezzature entro ottobre, garantendo l’apertura del reparto entro la fine dell’anno.

“Castelfranco si conferma un crocevia tra storia e futuro”, ha dichiarato il sindaco Stefano Marcon. “Questi ritrovamenti arricchiscono il nostro patrimonio, mentre il nuovo reparto porterà servizi sanitari d’eccellenza.” Maria Giuseppina Bonavina, direttrice generale IOV, ha sottolineato l’importanza dell’integrazione tra le sedi di Padova, Schiavonia e Castelfranco, con apparecchiature di ultima generazione che miglioreranno la complessità dei trattamenti per oltre 3.000 pazienti annui.

Un ponte tra passato e futuro
Questa scoperta archeologica segna dunque un contributo alla storia del Veneto e costituisce un ulteriore esempio di come sviluppo e tutela del patrimonio possano coesistere. Le metodologie archeologiche impiegate, come l’analisi stratigrafica e lo studio dei reperti, proseguiranno per approfondire la conoscenza del villaggio tardoantico. Nel frattempo, Castelfranco Veneto pensa a inaugurare una struttura sanitaria all’avanguardia, rafforzando il suo ruolo nella rete regionale della salute pubblica.

