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Nuove importanti scoperte nel sito palafitticolo dei laghi di San Giorgio e Santa Maria, due bacini di origine glaciale ai piedi delle Prealpi Venete. L’ultima serie di scavi, iniziata nel 2019 – la quarta campagna è attualmente ancora in corso – ha riportato alla luce resti di strutture lignee che indicano la presenza di un abitato palafitticolo, un gran numero di reperti e ornamenti, semi di vitis selvatica e soprattutto 4 denti umani, la prima attestazione di resti di Homo sapiens nella Vallata che oggi appartiene al territorio dei comuni di Revine-Lago e Tarzo (TV).


Nuove importanti scoperte nel sito palafitticolo dei laghi di San Giorgio e Santa Maria, due bacini di origine glaciale ai piedi delle Prealpi Venete. L’ultima serie di scavi, iniziata nel 2019 – la quarta campagna è attualmente ancora in corso – ha riportato alla luce resti di strutture lignee che indicano la presenza di un abitato palafitticolo, un gran numero di reperti e ornamenti, semi di vitis selvatica e soprattutto 4 denti umani, la prima attestazione di resti di Homo sapiens nella Vallata che oggi appartiene al territorio dei comuni di Revine-Lago e Tarzo (TV).

Le preesistenze archeologiche – si legge nel comunicato diffuso dalla SABAP per l’area metropolitana di Venezia e per le province di Belluno, Padova e Treviso, risalgono al 1923, quando, durante lo scavo di un canale artificiale, fu rinvenuta una spada in bronzo di tipo Sauerbrunn. Nel 1987 vennero scoperti i primi resti di un abitato palafitticolo e, nel corso degli anni Novanta, alcune campagne di scavo hanno documentato un insediamento peri-lacustre databile al Neolitico-Eneolitico superiore, con sporadiche frequentazioni durante l’Età del Bronzo.

Le attuali ricerche multidisciplinari sono iniziate a partire dal 2019 nell’ambito del progetto reLacus, curato dall’Università di Ferrara in concessione ministeriale (Ministero della Cultura) e in sinergia con il funzionario di zona della SAPAB, Elena Pettenò, in collaborazione con l’Università di Padova e l’IPHES – Instituit Català de Paleoecologia Humana i Evoluciò Social. Nel corso delle campagne di indagini annuali – si legge nella nota – “sono stati effettuati carotaggi geoarcheologici, prospezioni subacquee, sondaggi stratigrafici esplorativi ed acquisizioni geofisiche, con l’obiettivo di individuare nuove aree insediative, nonché i limiti del villaggio palafitticolo, intercettando depositi torbosi di origine antropica”.

Nuove prove di presenza antropica sono state rilevate nel 2022 grazie a prospezioni geofisiche non invasive, effettuate su oltre 7.000 m2 di superficie e confermate dal successivo scavo di un settore di 24 m2 che ha messo in luce uno strato torboso omogeneo riferito alla fase insediativa, molto ben conservato perché sigillato da una fase di esondazione del lago. Le analisi archeobotaniche hanno permesso di ricostruire l’ambiente circostante, caratterizzato da querceti, igrofite arboree e piante da frutto, mentre gli animali comprendevano sia specie domestiche – bovini, suini e ovi-caprini soprattutto -, sia da specie selvatiche come orsi, piccoli carnivori e castoridi. La continuità abitativa dell’insediamento è confermata anche dalle diverse produzioni ceramiche, sia di uso quotidiano, sia per lo stoccaggio e la conservazione degli alimenti, dalla produzione di collane e pendenti su ossa e denti, nonché dall’approvvigionamento di materia prima litica da zone circostanti.

Ma le novità maggiori sono emerse durante la 4° campagna di scavo, attualmente in corso, che ha esteso lo scavo di oltre 50 m2. Le indagini hanno individuato resti di strutture lignee che indicano la presenza di un abitato perilacustre su impalcato, come testimonia la presenza di uno strato di frustoli lignei, distribuiti uniformemente su tutta la superficie. Abbondanti anche i materiali rinvenuti, una media di circa 200 frammenti giornalieri tra reperti fittili, litici e faunistici, a cui va aggiunto il materiale più minuto che viene recuperato attraverso lavaggio e setacciatura: è il caso di alcuni semi di vitis selvatica, dei quali al momento la SAPAB rende noto che è in atto l’analisi genetica. Tra i reperti più importanti, sono emersi 4 denti umani, che rappresentano la prima attestazione di resti di Homo sapiens in Vallata. Inoltre, sono state recuperate una scheggia ritoccata in quarzo ialino, un frammento di spatola e punteruoli in osso, oltre a numerosi elementi ornamentali, quali perline forate in osso ed il secondo dente di tasso anch’esso forato.

Gli ultimi ritrovamenti sono stati presentati il 28 giugno in occasione della giornata inaugurale dell’iniziativa “1923 – 2023, 100° anniversario dai ritrovamenti archeologici presso i laghi di San Giorgio e Santa Maria”, un progetto di valorizzazione territoriale incluso nel Programma Grandi Eventi della Regione Veneto.

Fonte: SABAP per l’area metropolitana di Venezia e per le province di Belluno, Padova e Treviso

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Data di pubblicazione registrata: 07/07/2023 14:05
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