Importanti scoperte a Camerino (Macerata), dove le indagini archeologiche in corso nel centro storico stanno restituendo testimonianze di straordinario rilievo. Nell’area compresa tra l’ex Albergo Roma e il Cinema Teatro Ugo Betti, oggetto di demolizione dopo i danni del sisma del 2016, gli archeologi hanno riportato alla luce i resti dell’antica chiesa di San Michele Arcangelo, un edificio di grande importanza religiosa e artistica demolito nel 1938, noto dalle fonti storiche.
Le ricerche, dirette scientificamente dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata e condotte dalle società SAMA e Archeolab Soc. Coop., stanno offrendo una nuova e preziosa chiave di lettura per comprendere la storia urbana di Camerino, città ducale e antica sede vescovile.
La riscoperta della chiesa perduta
I sondaggi preliminari hanno evidenziato che, sebbene la demolizione del 1938 avesse cancellato le strutture in elevato, le fondazioni e le murature perimetrali dell’edificio sacro erano rimaste intatte nel sottosuolo, insieme a diverse strutture funerarie ipogee.

Foto: ©SABAP AP-FM-MC
Gli scavi successivi hanno consentito di ricostruire la planimetria completa della chiesa, individuando ambienti sotterranei voltati e intonacati con decorazioni pittoriche, forse pertinenti a una cripta o ad aree liturgiche di particolare pregio. Le analisi stratigrafiche hanno inoltre documentato più fasi edilizie, segno di una lunga e complessa evoluzione dell’edificio e dell’area circostante.
Una stratificazione millenaria
Le indagini non si fermano al periodo medievale. I livelli più profondi, ancora in corso di esplorazione, mostrano tracce di frequentazioni romane e preromane, con pavimentazioni in cocciopesto, ceramiche attiche e intonaci dipinti già emersi nei vicini scavi di Piazza Garibaldi.
Secondo la dott.ssa Federica Erbacci della Soprintendenza, “le nuove scoperte rappresentano un tassello fondamentale per la ricostruzione della storia urbana di Camerino”. Le indagini si inseriscono infatti nel più ampio quadro delle ricerche archeologiche condotte in Piazza Garibaldi, dove in precedenza erano già stati rinvenuti muri in pietra, pavimenti in cocciopesto, ceramiche attiche e frammenti di intonaci dipinti, databili dall’età preromana a quella tardoantica, a ulteriore conferma della straordinaria stratificazione storica del cuore urbano di Camerino.
Una città che rinasce dalla memoria
Il Soprintendente Giovanni Issini sottolinea come “le strutture che stanno emergendo nell’area dell’ex Albergo Roma non solo confermano le conoscenze già delineate sul sito, ma forniscono nuovi elementi per comprendere lo sviluppo urbano di Camerino. Le scoperte dimostrano la ricchezza delle stratificazioni insediative e architettoniche del centro storico, che meritano la massima tutela e valorizzazione”.

Anche il Commissario Straordinario per la ricostruzione post-sisma 2016, Guido Castelli, ha evidenziato il valore simbolico della scoperta: “Questo rinvenimento unisce la ricostruzione materiale con un percorso di identità e memoria, restituendoci frammenti preziosi della storia della comunità camerte”.
Sinergia tra istituzioni e ricerca
Le indagini rientrano nel quadro dell’Ordinanza Speciale emanata per la ricostruzione dell’aggregato edilizio danneggiato dal sisma. L’Ufficio Speciale Ricostruzione Marche (USR), soggetto attuatore dell’intervento, ha garantito il coordinamento operativo e il rispetto delle prescrizioni archeologiche.
Come spiega l’ingegnere Cesare Trovarelli, direttore dell’USR, “l’obiettivo è tutelare gli interessi pubblici e, al contempo, permettere ai privati di ricostruire in modo sicuro e consapevole, integrando le nuove opere con la conoscenza del patrimonio archeologico sottostante”.
Camerino tra passato e futuro
Il Sindaco Roberto Lucarelli ha espresso grande soddisfazione per i risultati: “Gli scavi stanno riportando alla luce importanti testimonianze della storicità e della bellezza di Camerino. Approfondiremo ulteriormente le indagini per comprendere pienamente l’entità della scoperta e definire insieme il percorso più adeguato per valorizzarla”.
Le ricerche proseguiranno nei prossimi mesi, con l’obiettivo di completare la documentazione delle fasi più antiche e integrare i nuovi dati nel progetto di rinascita culturale e urbana della città ducale, simbolo della resilienza dell’Appennino centrale dopo il sisma.
Fonte: SABAP AP-FM-MC





