Un prezioso frammento del mondo etrusco torna finalmente visibile al pubblico. Il 19 aprile è stata presentata a Palazzo Dama una raffinata cista in bronzo di epoca etrusca, proveniente dalle collezioni del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e recentemente restaurata. L’iniziativa segna una nuova tappa del progetto “Arte fuori dal Museo”, pensato per riportare alla luce opere custodite nei depositi e restituirle alla fruizione pubblica in contesti inediti.
Promosso dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura insieme all’associazione LoveItaly e alla rete Federalberghi Lazio, il progetto punta a creare un dialogo innovativo tra patrimonio culturale e strutture ricettive, trasformando hotel di pregio in spazi espositivi temporanei.
Un capolavoro etrusco
Protagonista dell’esposizione è una cista datata tra il IV e il III secolo a.C., rinvenuta a Palestrina e appartenente alla storica Collezione Castellani. Questi oggetti, legati alla sfera femminile, venivano spesso donati in occasione delle nozze e custodivano oggetti personali, ma anche simboli e racconti legati alla vita e ai valori della società etrusca.
L’esemplare esposto colpisce per la straordinaria ricchezza decorativa. Le incisioni raccontano scene complesse, tra cui rappresentazioni legate alla virtù guerriera maschile e momenti della vita femminile, come il bagno rituale che allude al matrimonio. Il corpo della cista poggia su piedi a zampa ferina decorati con elementi ionici e figure demoniache alate, mentre il coperchio raffigura Nereidi in movimento su creature marine. Il manico, finemente lavorato, unisce le figure di un satiro e una menade, evocando il mondo dionisiaco.
Il restauro: recuperare la memoria del bronzo
Il restauro, coordinato dalla restauratrice Miriam Lamonaca, ha rappresentato un passaggio fondamentale per restituire leggibilità e stabilità all’opera. Il bronzo presentava segni evidenti di degrado, tra abrasioni, lacune e fratture, che ne compromettevano la comprensione estetica e strutturale.
L’intervento ha permesso di recuperare i dettagli decorativi e di riportare alla luce la complessità narrativa dell’oggetto, restituendo al pubblico un manufatto che torna a raccontare la propria storia dopo secoli di silenzio.
L’esposizione resterà visitabile fino al 10 giugno 2026.



