STUDI / La ricostruzione facciale 3D conferma: i resti nel Pantheon sono di Raffaello. Ed ecco il suo vero volto

ROMA, 6 agosto 2020 –  Sarebbe finalmente sciolto il dubbio sull’identità di Raffaello Sanzio: i resti custoditi nella tomba del Pantheon apparterrebbero all’artista rinascimentale, di cui quest’anno ricorre il 500° anniversario dalla morte.  La notizia, diramata da una nota dell’Università Tor Vergata di Roma, chiarisce come l’analisi del calco in gesso del cranio di Raffaello, ad opera di Camillo Torrenti nel 1833, abbia portato alla ricostruzione facciale 3D del volto del grande Urbinate: questo avrebbe permesso, si legge nel comunicato diramato dall’Ateneo,  di stabilire che lo scheletro riesumato dalla tomba del Pantheon nel 1833 appartiene proprio a Raffaello Sanzio.  La ricerca, condotta dal Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, in collaborazione con la Fondazione Vigamus e l’Accademia Raffaello di Urbino, apre la strada a possibili futuri studi molecolari sui resti scheletrici, volti a convalidare l’identità dell’artista e a determinare alcuni caratteri del personaggio correlati con il DNA. Il lavoro scientifico completo della ricostruzione facciale 3D sarà prossimamente sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Nature”

Uno studio nel 500 anno della morte – La ricostruzione è stata effettuata nell’anno del 500° anniversario della morte di Raffaello Sanzio da Urbino (1483-1520), uno dei più importanti artisti del Rinascimento italiano, per accertare l’identità dei resti custoditi nella tomba del Pantheon. «A questo scopo – spiega il professor Luigi Bravi, Presidente dell’Accademia Raffaello in Urbino – è stato utilizzato un calco in gesso del cranio di Raffaello prodotto dal formatore Camillo Torrenti nel 1833 in occasione della riesumazione dell’artista e ora in mostra presso il Museo Casa Natale di Raffaello di proprietà dell’Accademia Raffaello».

La ricostruzione 3D del volto di Raffaello secondo lo studio dell’équipe dell’Ateneo di Tor Vergata



Dubbi sull’identità del “divin pittore” – Un dubbio ricorrente sull’identità dei resti ritrovati ha tormentato per secoli i numerosi ammiratori del “divin pittore” definito da Giorgio Vasari “un dio mortale”. «Finora –  spiega il professor Mattia Falconi, associato di Biologia molecolare all’Università Roma “Tor Vergata” –  nonostante l’accuratezza delle indagini svolte in quell’anno (1833) dall’anatomista Antonio Trasmondo, principale artefice dell’ultima riesumazione di Raffaello (eseguita con i metodi non risolutivi del tempo ma all’avanguardia per l’epoca), non vi era certezza che i resti ritrovati e conservati nel Pantheon fossero realmente quelli del Sanzio». Nell’immediatezza dell’altare della Madonna del Sasso, durante lo scavo sono state infatti rinvenute numerose sepolture tra cui quella di alcuni dei suoi allievi e molti resti scheletrici incompleti.


La ricostruzione facciale 3D – L’obiettivo di questo lavoro scientifico (che sarà prossimamente sottoposto per la pubblicazione alla rivista “Nature”), continua la nota dell’Ateneo, è stato quello di realizzare una ricostruzione facciale 3D, realistica e riproducibile, del volto di Raffaello Sanzio, morto prematuramente all’età di 37 anni, molto probabilmente di polmonite. «La ricostruzione facciale rappresenta una tecnica interdisciplinare in grado di ricreare con buona approssimazione, basandosi esclusivamente sulla morfologia del cranio, il volto di una persona al momento della sua morte. Questa procedura è stata ampiamente utilizzata per svelare i volti di resti craniali di rilevanza archeologica e storica, nonché per l’identificazione quando utilizzata in ambito forense», spiegano Cristina Martinez-Labarga, associato di Antropologia forense a “Tor Vergata”, e il professor Raoul Carbone, Grafica 3D Applicata alle Scienze Forensi, Presidente della Fondazione Vigamus. La ricostruzione è stata eseguita manualmente al calcolatore. Questa tipo di procedura estremamente flessibile consente un’elaborazione fluida, come scolpita manualmente, e la creazione di un prodotto realistico con infinite possibilità di rendering.

Analisi morfologica e metrica del calco – Inizialmente, è stato determinato il profilo biologico dell’individuo in esame. «L’analisi morfologica e metrica del calco conservato presso la casa natale dell’artista ci ha permesso di stabilire che il cranio, mostrando caratteristiche fisiche compatibili con l’aspetto del personaggio, poteva appartenere a Raffaello Sanzio, giustificando in questo modo una eventuale fase di ricostruzione 3D del volto. I risultati finali ottenuti sono coerenti e completamente sovrapponibili con il profilo del grande Urbinate che ci è stato trasmesso da prove storiche e dalle sue opere artistiche», ha osservato il professor Falconi.

«Questa ricerca –  spiega la professoressa Olga Rickards, ordinario di Antropologia molecolare all’Università “Tor Vergata” – fornisce per la prima volta una prova concreta che lo scheletro riesumato nel Pantheon nel 1833 appartiene a Raffaello Sanzio e apre la strada a possibili futuri studi molecolari sui resti scheletrici, volti a convalidare questa identità e a determinare alcuni caratteri del personaggio correlati con il DNA come ad esempio i caratteri fenotipici (colore degli occhi, dei capelli e della carnagione), la provenienza geografica e la presenza di eventuali marcatori genetici che predispongono per malattie».

Infine, la ricostruzione è stata confrontata con gli autoritratti di Raffaello e con dipinti di altri autori al fine di valutare la possibilità che Raffaello Sanzio fosse il soggetto rappresentato. «Numerosi indizi storico-artistici – commenta il Prof. Falconi – sono stati trovati per un particolare dipinto che rappresenta un soggetto a ora ritenuto ignoto».

La stampa tridimensionale dell’elaborato, resa in un busto a grandezza naturale e realizzata da Fondazione Vigamus, sarà donata all’Accademia Raffaello e sarà esposta permanentemente nel museo “Casa Natale di Raffaello” in Urbino.  

Il gruppo di Ricerca – Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia di Roma “Tor Vergata” è composto da vari studiosi:  Prof. Mattia Falconi, associato di Biologia molecolare, PhD Biochimica, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”;  Prof. Cristina Martinez-Labarga, associato di Antropologia forense, Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Laboratorio di Biologia dello Scheletro e Antropologia forense, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”;  Prof. Raoul Carbone, Grafica 3D Applicata alle Scienze Forensi, Presidente della Fondazione Vigamus;  Dott.ssa Valeria Ridolfi, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”;  Prof. Olga Rickards, ordinario di Antropologia molecolare, Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia, Università di Roma “Tor Vergata”;  Prof. Luigi Bravi, Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali, Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Presidente dell’Accademia Raffaello in Urbino  (www.accademiaraffaello.it).

In attesa della riesumazione dei resti – “Quello effettuato dall’Ateneo di Tor Vergata è uno studio molto interessante – commenta il prof.  Francesco Maria Galassi, paleopatologo e professore associato alla Flinders University (Australia) –  che va ad aggiungersi ad altri contributi importanti usciti in quest’anno,  in cui ricorre l’anniversario della morte del grande artista urbinate. Se, come è stato dichiarato alla stampa nei mesi scorsi, avvenisse una effettiva riesumazione dei resti mortali, con conseguente studio  antropologico e paleopatologico completo, si potrebbero finalmente chiarire ulteriori aspetti che purtroppo non si possono desumere dalle sole fonti storico-iconografiche e dai dati della esumazione del 1833″.

Fonte della notizia: Università di Roma – Tor Vergata

 

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