SCAVI / Fiume Stella, dall’area del ponte romano lungo la via Annia “spunta” un giavellotto dell’età del Bronzo [FOTO / VIDEO]

Nuovi risultati dalle indagini che si sono concentrate nelle acque del comune di Palazzolo dello Stella (Udine), oggetto i resti del ponte della antica via Annia (II secolo d.C.). Le scoperte giungono a conclusione della 10^ campagna di Archeologia Subacquea del progetto Anaxum condotto dall’Ateneo di Udine con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio FVG.

di Redazione (foto: ©UniUD)

Si è conclusa la scorsa estate la decima campagna di archeologia subacquea nel fiume Stella, guidata dall’Università di Udine nell’ambito del progetto “Anaxum – Archeologia e storia di un paesaggio fluviale” realizzato con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia in concessione del Ministero della Cultura. Le nuove indagini archeologiche si sono concentrate lo scorso luglio nelle acque del fiume nel comune di Palazzolo dello Stella (Ud) e hanno riguardato i resti del ponte della antica via Annia (II secolo d.C.).

Le analisi effettuate sul sito e sui resti portano ora a ipotizzare che il ponte costruito lungo la via Annia, in quel punto più stretto del fiume, fosse a due archi. Durante i lavori di ricognizione è stata inoltre individuata e recuperata una punta di giavellotto della tarda età del bronzo, preservata dalle acque in un eccezionale stato di conservazione. Un manufatto molto probabilmente alloctono che la corrente deve verosimilmente aver trasportato da un sito a monte.

 La punta di giavellotto dell’età del bronzo recuperata durante la campagna del 2021 (foto M. Capulli)

«Le indagini – precisa Massimo Capulli, direttore delle campagne subacquee e coordinatore del progetto Anaxum – hanno permesso di comprendere meglio la natura del deposito archeologico del tratto di fiume in cui si trovano i resti del ponte della via Annia attraverso il rilievo batimetrico e il rilievo tridimensionale dei resti stessi. Anno dopo anno la ricerca del progetto Anaxum, seppur molto impegnativa, raccoglie risultati che consentono di scrivere pagini importanti per la storia del territorio friulano e di contribuire, più in generale, alla conoscenza dell’alto Adriatico antico».

Anaxum è nato nel 2011 dalla collaborazione tra l’allora Dipartimento di Storia e tutela dei beni culturali dell’Università di Udine e l’allora Soprintendenza archeologia del Friuli Venezia Giulia. Hanno collaborato al progetto la Texas A&M University (Stati Uniti) e gli atenei di Padova e Trieste.

Entrata in acqua di una studentessa in Beni Culturali di Uniud sul sito del ponte della via Annia (foto M. Capulli)

Obbiettivo del progetto Anaxum è indagare il paesaggio archeologico del fiume Stella. Cuore dell’iniziativa è un gruppo di ricerca interdisciplinare che utilizza il corso d’acqua come laboratorio per la formazione di archeologi subacquei in un ambiente problematico quale quello fluviale, sviluppando al contempo tecniche geofisiche integrate e innovative. «Le campagne sullo Stella del progetto Anaxum – sottolinea Capulli – sono l’unico scavo archeologico didattico in ambiente fluviale a livello nazionale e internazionale».

Anche la campagna 2021 è stata condotta da un team multidisciplinare di ricercatori con la collaborazione attiva degli studenti dell’Università di Udine. Al carattere scientifico della campagna si unisce così anche la dimensione didattica. «Partecipando allo scavo archeologico in un fiume – spiega Capulli, docente di metodologia della ricerca archeologica – i giovani possono migliorare le proprie abilità acquatiche e fare esperienza nell’utilizzo degli strumenti da scavo subacqueo. Anche quest’anno una nuova squadra di studenti si è immersa nella corrente dello Stella e a imparato a lavorare nell’acqua torbida e fredda, nella consapevolezza che un fiume è un ambiente estremamente formativo e un luogo privilegiato per chi si occupa di archeologia delle acque. A differenza infatti della maggior parte dei siti marittimi, i contesti fluviali rimandano con certezza alla storia del passaggio a cui appartengono e ciò li rende forieri di dati preziosissimi, e spesso non reperibili altrove».

Fonte: UniUD

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