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Nuove, importanti scoperte archeologiche a Udine. Durante gli interventi di ampliamento della Biblioteca umanistica e della formazione dell’Università degli Studi di Udine, all’interno dell’ex chiesa di Santa Lucia, gli archeologi hanno scoperto decine di tombe ossario, sepolture a fossa semplice e strutture murarie appartenenti a differenti fasi di vita dell’antico edificio religioso.

Un archeologo che scava nel terreno in un sito di scavi, indossando un casco giallo e circondato da resti di mattoni e pietre.
Foto: ©UniUdine / SABAP FVG

I ritrovamenti, emersi nell’ambito delle indagini archeologiche coordinate dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, aprono ora una nuova prospettiva sulla storia del complesso di Santa Lucia, delle confraternite religiose e delle comunità che nei secoli hanno frequentato quest’area della città.

Un sito con oltre sei secoli di storia

L’ex chiesa di Santa Lucia affonda le proprie radici nel XIV secolo. La documentazione storica colloca nel 1367 la fondazione della cappella originaria, promossa da tre sorelle appartenenti alla nobiltà udinese. Pochi anni dopo, nel 1381, l’area divenne sede dei frati Agostiniani, provenienti da Mereto di Tomba, che vi costruirono il convento ampliando progressivamente l’edificio.

Facciata di un edificio in fase di ristrutturazione, con recinzione arancione e diversi veicoli parcheggiati sul lato della strada, sotto un cielo sereno.
Foto: ©UniUdine / SABAP FVG

Nel corso dei secoli il complesso subì profonde trasformazioni architettoniche. L’impianto oggi visibile deriva soprattutto dagli ampliamenti cinquecenteschi, mentre nel Settecento furono realizzate ulteriori modifiche interne. Dopo la soppressione del convento nel 1772 e le successive confische napoleoniche del 1806, l’edificio perse definitivamente la funzione religiosa, venendo adattato a diversi usi civili.

Interno di una chiesa in fase di ristrutturazione, con un gruppo di persone che si riuniscono. I dettagli architettonici includono archi alti e pareti spoglie con macerie sul pavimento.
Foto: ©UniUdine / SABAP FVG

Oggi, grazie ai nuovi scavi, emergono dunque le testimonianze materiali che permettono di ricostruire la lunga e complessa evoluzione del sito.

Tombe, ossari e resti umani: cosa è stato scoperto

Le indagini archeologiche si sono concentrate soprattutto nell’area dell’abside e del transetto della chiesa, dove sono state rinvenute numerose strutture funerarie.

Interno di una struttura con pareti di terra e pietre, illuminato da un raggio di sole.
Foto: ©UniUdine / SABAP FVG
Scavi archeologici che mostrano scheletri umani in tombe scoperte, con segnaposto numerati, in un'area di terreno fangoso.
Foto: ©UniUdine / SABAP FVG

Gli archeologi hanno individuato tombe ossario, sepolture individuali a fossa semplice e resti ossei spesso non più in connessione anatomica, segno di ripetuti utilizzi e rimaneggiamenti dello spazio sacro nel corso dei secoli.

Un archeologo che scava nel terreno, esaminando un oggetto di terracotta, con attrezzi e guanti nel contesto di un sito di scavo.
Foto: ©UniUdine / SABAP FVG

La presenza contemporanea di deposizioni collettive e individuali racconta infatti un utilizzo funerario prolungato dell’area, con continue trasformazioni e riusi legati alla vita religiosa e sociale del convento e della città.

Un archeologo lavora in un sito di scavo, esaminando resti e strutture in un ambiente di ricerca.
Foto: ©UniUdine / SABAP FVG

Secondo i primi riscontri, alcune strutture sembrerebbero appartenere a fasi ancora precedenti rispetto agli attuali assetti architettonici dell’edificio, suggerendo una stratificazione storica particolarmente articolata.

Un archeologo scopre ossa umane in un scavo, con strumenti e sacchetti di plastica sul terreno.
Foto: ©UniUdine / SABAP FVG

Le indagini sul campo e in archivio

La piena interpretazione delle scoperte richiederà ora un lungo lavoro interdisciplinare. Gli studiosi analizzeranno i resti umani per ottenere informazioni sulle caratteristiche biologiche degli individui sepolti, mentre archeologi e storici cercheranno di ricostruire il contesto sociale e religioso legato al complesso di Santa Lucia.

Un archeologo in tuta rossa e casco giallo esamina e scava nel terreno, circondato da ossa e reperti archeologici in un sito di scavi.
Foto: ©UniUdine / SABAP FVG

Anche la ricerca archivistica avrà un ruolo fondamentale per comprendere meglio le dinamiche che hanno interessato il convento agostiniano, le confraternite e la comunità urbana che gravitava attorno alla chiesa.

Tratto di muro antico con vernice rossa e bianca in primo piano e superficie ruvida sullo sfondo.
Foto: ©UniUdine / SABAP FVG

Lo studio preliminare era stato affidato al gruppo di ricerca di archeologia medievale coordinato da Simonetta Minguzzi del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dell’Ateneo friulano.

La nuova Biblioteca tra tutela e valorizzazione

Il cantiere archeologico si inserisce nel più ampio progetto di recupero e rifunzionalizzazione dell’ex chiesa di Santa Lucia, finanziato con 3,2 milioni di euro dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

L’intervento prevede la trasformazione dell’edificio in una nuova sede della Biblioteca umanistica e della formazione dell’Università di Udine. La navata centrale sarà destinata a spazi di studio, consultazione ed eventi culturali, mentre le navate laterali e l’abside ospiteranno archivi compattatori dedicati ai fondi librari speciali.

Due archeologi al lavoro in un sito di scavo, con strumenti e attrezzature, in un ambiente con pareti bianche e contenuti archeologici visibili nel terreno.
Foto: ©UniUdine / SABAP FVG

Le nuove scoperte archeologiche impongono però una riflessione ulteriore sul progetto, che dovrà ora conciliare le esigenze funzionali della futura biblioteca con la tutela e la valorizzazione delle testimonianze storiche emerse durante gli scavi.

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  • 📄 Fonte: Università di Udine / SABAP FVG ✅

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