SCOPERTE / Apuleio commenta Platone: il prezioso frammento riemerge da un antico manoscritto della Biblioteca Capitolare di Verona

Un’équipe di studiosi al lavoro sul Codice XL della Biblioteca Capitolare di Verona ha riportato alla luce, sotto a un testo di Gregorio Magno vergato nell’VIII secolo, un preziosissimo frammento con il commento alla “Repubblica” di Platone realizzato dal latino Apuleio. Il brano, trascritto tra il V e il VI secolo, è il più antico dell’opera ad oggi ritrovato, nascosto da una macchia che fino ad ora non era stato possibile rimuovere digitalmente.

di Elena Percivaldi (foto e video: ©Biblioteca Capitolare di Verona) – ©RIPRODUZIONE RISERVATA

I fogli del codice XL contenenti il frammento apuleiano (foto: ©Biblioteca Capitolare di Verona)

Una nuova, fantastica scoperta fa capolino nella Biblioteca Capitolare di Verona. Durante l’analisi di alcuni antichi documenti conservati nelle collezioni, tra cui il Codice XL, è riaffiorato un prezioso frammento del commento alla “Repubblica” di Platone scritto nel II secolo da Apuleio, l’autore delle “Metamorfosi” (più conosciute come “L’asino d’oro“, come le chiamava sant’Agostino), uno dei più famosi “romanzi” dell’antichità. Quello approntato dallo scrittore latino è il commento più antico ad oggi conosciuto dell’opera del grande filosofo greco: un ritrovamento eccezionale quindi quello veronese, che permetterà di migliorare non solo la conoscenza del processo di “ricezione” e di ricostruire la fortuna del trattato platonico in antico, ma anche di approfondirne tout court la comprensione.

Tecnologie non invasive

La scoperta, rende noto la Biblioteca Capitolare, è stata resa possibile grazie agli avanzati strumenti tecnologici impiegati da un team internazionale di ricercatori provenienti dalle università di Rochester (USA), Oxford, Sorbona, Monaco e Treviri impegnati nei progetti  Lazarus Project EMEL- Early Manuscripts Electronic Library. Grazie a una fotocamera da 150 megapixel e nuovi led a luce fredda, il team di scienziati ha sottoposto una serie di documenti ad accurate indagini multispettrali. Dall’infrarosso all’ultravioletto, dalla luce diretta a quella riflessa, la strumentazione della MegaVision di Santa Barbara in California ha realizzato una serie di scatti rielaborati successivamente a computer. In ciascuna di queste immagini, oltre 40 per ciascun foglio, si possono riconoscere i diversi effetti prodotti dalle lunghezze d’onda sulla pergamena, sull’inchiostro e sulle altre sostanze di cui le pagine sono state impregnate nel corso dei secoli. In questo modo, fluorescenze, evidenziazioni e schermature permettono di “cancellare” digitalmente macchie ed abrasioni recuperando tratti di scrittura cancellati o usurati e perciò invisibili ad occhio nudo. Un vero e proprio “restauro digitale”, insomma, che consente di ricostruire la pagina esattamente com’era in origine, fresca dell’inchiostro pazientemente steso dall’amanuense.

Analisi in corso sul manoscritto (foto: ©Biblioteca Capitolare di Verona)

La riscoperta dei palinsesti

La tecnica delle analisi multispettrali risulta particolarmente indicata per studiare i cosiddetti “palinsesti”, manoscritti “riciclati” cancellando dalla pergamena, mediante abrasione dell’inchiostro, un testo scritto in precedenza (e magari ritenuto scomodo o obsoleto) per far posto ad un altro più recente e considerato più “utile”. Il recupero del testo “sommerso” era realizzato, in passato, con reagenti chimici e tinture come la noce di galla (o acido gallico), la tintura Giobertina e il solfidrato di ammonio. Fu proprio grazie all’acido gallico, ad esempio, se all’inizio dell’Ottocento il cardinale bergamasco Angelo Mai poté scoprire, setacciando le Biblioteche Ambrosiana e Vaticana, diversi testi ritenuti perduti tra cui l’epistolario di Marco Cornelio Frontone e soprattutto il De republica” di Cicerone. Quest’ultima opera, una delle maggiori del celeberrimo oratore, riemerse nel 1819 al di sotto di un manoscritto del VII secolo realizzato a Bobbio (Vat. Lat. 5757): era stata trascritta nel IV secolo in onciale e poi ricoperta dal Commento ai Salmi (Enarrationes in Psalmos) di sant’Agostino. Una scoperta, quella del Mai, che gli valse l’ammirazione degli eruditi del tempo e un’accorata ode composta in suo onore nel 1820 da Giacomo Leopardi, giovane ma già esperto filologo oltre che poeta.

Opere fragili

Queste pratiche erano purtroppo invasive e potevano rovinare irreversibilmente i manoscritti in quanto gli acidi “cuocevano” la pergamena rendendo di fatto impossibile, in seguito, procedere a nuove letture. È quel che accadde ad esempio, e proprio a Verona, al codice XV, sottoposto a tale trattamento nell’Ottocento. Nel 1816 il diplomatico e filologo tedesco Barthold Georg Niebuhr, di passaggio in città, si fermò infatti a sfogliare alcuni manoscritti e notò, in un codice pergamenaceo contenente le Epistole di san Girolamo e altri autori cristiani, un testo sottostante, abraso nell’VIII secolo per far posto all’opera teologica evidentemente all’epoca ritenuta più importante. Il lungo e impegnativo studio portò al recupero delle Istitutiones di Gaio, unico testo superstite della giurisprudenza romana classica, risalente al II secolo. L’opera, fino a quel momento nota attraverso i frammenti contenuti nelle Pandette e in un’epitome inserita nella Lex romana Wisigothorum, era stata trascritta in una scrittura onciale di epoca giustinianea (VI secolo), quindi risultava ancor più preziosa perché priva delle manipolazioni successive di epoca bizantina. Purtroppo i reagenti chimici impiegati rovinarono irrimediabilmente alcuni fogli pergamenacei, il cui testo venne in seguito ricostruito parzialmente grazie al confronto con un papiro ritrovato in Egitto (P. Oxy. XVII 2103) e con alcuni frammenti provenienti da un codice pergamenaceo coevo a quello veronese, conservato a Firenze nella Biblioteca Medicea Laurenziana (PSI XI 1182). Oggi per fortuna, grazie alle analisi multispettrali, i codici non corrono più alcun rischio.


La dott.ssa Valeria Nicolis della Biblioteca Capitolare di Verona racconta il codice XV: un testo all’apparenza poco attraente che nasconde però un incredibile segreto che lo rende unico al mondo (video tratto dalla pagina Facebook della Biblioteca Capitolare di Verona)


Dalla ricerca al pubblico

Esaminando il Codice XL della Capitolare, in cui un testo di Gregorio Magno vergato nell’VIII secolo era stato sovrascritto a pagine più antiche contenenti brani di Virgilio, Livio ed Euclide, l’équipe di studiosi ha dunque riportato alla luce il preziosissimo frammento di Apuleio, celato da una macchia che fino ad ora non era stato possibile rimuovere digitalmente. Il testo, copiato tra il V e il VI secolo, è appunto il più antico finora individuato del commento di Apuleio alla “Repubblica” di Platone. L’opera era ad oggi conosciuta solo grazie ad un manoscritto del XIII secolo conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana: un testimone peraltro incompleto, e che adesso potrà essere integrato proprio grazie allo straordinario frammento veronese.

Il Codice XL durante le analisi (foto: ©Biblioteca Capitolare di Verona)

Grande soddisfazione, naturalmente, è stata espressa dal Prefetto della Biblioteca, Mons. Bruno Fasani, il quale ha sottolineato con un certo orgoglio «l’ondata di rinnovato e crescente interesse per i nostri millenari tesori» da parte delle università di tutto il mondo, auspicando che tutta questa attenzione possa generare «un importante impatto anche oltre i confini locali e nazionali». Gli studi continueranno nei prossimi mesi e chissà, forse porteranno a nuove eclatanti scoperte.

La scoperta consolida, insieme alle numerose iniziative rivolte al pubblico promosse dallo staff con il project manager della Fondazione Biblioteca Capitolare Timoty Leonardi, l’importante ruolo culturale rivestito dalla Biblioteca Capitolare di Verona: un’istituzione che, come attesta la “firma” dell’amanuense Ursicino presente nel Codice XXXVIII (contenente una copia della vita di san Martino di Tours e di san Paolo di Tebe l’Eremita), era già attiva il primo agosto 517 (all’epoca regnava Teodorico) ed è quindi, tra quelle tuttora esistenti ed in attività, la biblioteca più antica del mondo.

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