Un anello di bronzo con la scritta “Roma”, ma anche 350 e più monete databili tra il II secolo a.C. e la metà del IV secolo d.C. Sono solo gli ultimi di una grande quantità di preziosi reperti riemersi a Coriglia, non lontano da Orvieto in Umbria, dove gli scavi in corso ormai da 17 anni stanno riportando alla luce una mansio romana, una stazione di sosta per viaggiatori.

Documentata già nella Tabula Peutingeriana – antica carta che mostra le vie stradali dell’Impero romano giuntaci in una copia del XII-XIII secolo -, la mansio si trova su un terrazzamento affacciato sulla valle del fiume Paglia e offriva anche vasche con acque sulfuree come “comfort” per i viaggiatori.
Gli scavi, in corso dal 2006 e affidati al Comune di Castel Viscardo (Terni), nel cui territorio sorge Coriglia (frazione di Monterubiaglio), sono condotti in regime di concessione ministeriale e in accordo con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio dell’Umbria. Ora hanno portato alla luce una vasta zona di accoglienza e ricovero per mezzi e animali, confermando la sua importanza per le vie Cassia e Traiana Nova.

Il sito si sviluppa su un terrazzamento artificiale affacciato sulla valle del fiume Paglia e distante in linea d’aria poco più di 600 metri dall’attuale alveo e fu frequentato senza soluzione di continuità dalla fine dell’VIII secolo a.C. fino al periodo medievale. Poi in tarda età repubblicana il tutto viene risistemato realizzando imponenti murature di terrazzamento di accurata fattura e monumentali opere idrauliche di bonifica, con un cospicuo investimento di risorse.
Ed è proprio il ritrovamento di queste strutture ad aver mostrato che i resti non appartenevano a una villa romana, come inizialmente creduto, ma a una stazione di sosta. “Il nostro obiettivo – ha spiegato il sindaco di Castel Viscardo all’Ansa – è quello di dare continuità agli scavi e quindi continuare l’indagine su un’area che sta assumendo una grande importanza storica. La mansio romana si va ad aggiungere alla necropoli etrusca delle Caldane e insieme costituiscono un polo archeologico di grande valore per il nostro comune e per tutto il territorio orvietano”.
Tra i reperti più interessanti figurano, appunto, circa 350 monete e soprattutto il raro anello con la scritta “Roma”. Secondo l’archeologa Silvia Simonetti, responsabile dello scavo, non si tratterebbe di un “anello sigillo”, ma di un oggetto di prestigio che doveva qualificare il personaggio al quale apparteneva: sicuramente un elemento di spicco della vita politica dell’Urbe. Al centro delle due sillabe che formano la parola ROMA, si trova una raffigurazione della dea Roma.
Il sito, spiega ancora Simonetti, “ha restituito anche diversi reperti di origine etrusca: soprattutto ex voto in terracotta e in bronzo che suggeriscono la frequentazione a scopo cultuale del sito nel periodo etrusco”. C’è quindi da aspettarsi che il proseguimento degli scavi possa regalare ancora molte, importanti sorprese.
In apertura: screenshot da video Ansa



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