Vissero nella Milano altomedievale e rimasero incinte, ma non riuscirono a portare a termine la gravidanza, morendo insieme ai loro bimbi. La causa del loro decesso sarebbe dovuta all’osteomalacia, una patologia legata alla fragilità ossea causata da carenza di vitamina D in questo caso probabilmente derivante da celiachia, che avrebbe influito sulla loro salute, aumentando i rischi di complicanze durante il parto. È questa la conclusione a cui è giunto uno studio multidisciplinare che combina analisi paleopatologiche, cliniche e storiche, pubblicato sulla rivista Journal of Archaeological Science, coordinato da Lucie Biehler-Gomez, ricercatrice paleopatologa presso il Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università Statale di Milano.

Gli scheletri appartengono a due individui di sesso femminile e sono stati rinvenuti nel 2018 a Milano nel cimitero Ad Martyres presso la Basilica di Sant’Ambrogio e nella necropoli di San Vittore al Corpo. L’area fu scavata in occasione dei lavori di costruzione della nuova linea metropolitana e durante gli scavi furono portate alla luce due necropoli, in uso dall’epoca romana a quella moderna, attualmente in fase di studio presso il LABANOF, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano diretto da Cristina Cattaneo, docente di Medicina Legale della Statale.
Esaminando i resti delle due donne, il team ha riscontrato gravi deformità scheletriche attribuibili all’osteomalacia – o “rachitismo” nei bambini -, una patologia che rende le ossa fragili. Secondo gli studiosi, tale condizione ha influito negativamente sulla salute delle due donne, entrambe in stato di gravidanza, aumentando i rischi di complicanze durante il parto.

Deformità scheletriche (e forse celiachia) ostacolarono la gravidanza
Insieme alle due donne sono stati infatti trovati anche i resti scheletrici di due feti di circa otto mesi: uno (trovato nella Tomba 230 della necropoli Ad Maryres) era ancora all’interno del bacino della madre, che al momento della morte aveva tra i 21 e i 30 anni circa; l’altro poco distante dai resti della donna (sepolta nella Tomba 31 della necropoli di San Vittore al Corpo) che presumibilmente lo portava in grembo.

Scheletro TB 230 US 840. A sinistra: fotografia dei resti scheletrici della femmina adulta; in alto a destra: fotografia della tomba; in basso a destra: fotografia dei resti scheletrici fetali. (Immagine da: Lucie Biehler-Gomez et alii)
Le donne, come accennato, presentavano gravi deformità scheletriche tra cui scoliosi, riduzione della gabbia toracica, alterazione dell’andatura e marcato restringimento dello scavo pelvico, tutte attribuibili all’osteomalacia, patologia che si caratterizza per un difetto di mineralizzazione dell’osso, il quale risulta quindi più fragile e suscettibile a fratture e malformazioni.
“Nell’Alto Medioevo anche nella dieta dei ceti più bassi c’era una buona disponibilità di vitamina D, grazie ad alimenti come uova, formaggio e pesce (ad esempio trota). Considerando però che i cereali costituivano la componente preponderante della dieta nella Milano altomedievale, è stato ipotizzato che la carenza di vitamina D in queste due donne sia stata determinata dalla celiachia” spiega Lucie Biehler-Gomez, ricercatrice e prima autrice dell’articolo.

La celiachia è un disturbo autoimmune che colpisce il sistema digestivo, causato dall’intolleranza al glutine, provoca un malassorbimento di vitamina D. Nelle donne in gravidanza, la celiachia può aumentare l’incidenza di aborti spontanei, nascite premature, restrizione della crescita intrauterina e scarso apporto nutrizionale fetale. Ed è quello che, probabilmente, è successo alle due madri morte prematuramente insieme ai loro bimbi.
Secondo Lucie Biehler-Gomez, “l’osteomalacia e le sue complicazioni biomeccaniche hanno probabilmente influenzato la salute e la qualità della vita sia delle madri che dei feti, così come gli esiti delle gravidanze stesse. È probabile, infatti, che sia le madri che i feti siano deceduti a causa di complicazioni occorse durante il parto. Pertanto, questa ricerca fornisce una visione sulla gravidanza nella Milano altomedievale, ponendo l’accento sull’impatto degli ambienti bioculturali sugli esiti del parto”.
Per saperne di più
- Lucie Biehler-Gomez, Elisa Pera, Valentina Lucchetti, Laura Sisto, Beatrice del Bo, Mirko Mattia, Lucrezia Rodella, Giorgio Manzi, Anna Maria Fedeli, Alessandro Porro, Cristina Cattaneo, Vitamin D deficiency, pregnancy, and childbirth in early medieval Milan, Journal of Archaeological Science, Volume 170, 2024, 106054, ISSN 0305-4403, https://doi.org/10.1016/j.jas.2024.106054.
Fonte: Università degli Studi di Milano
© TESTI, FOTO, VIDEO E MATERIALI PROTETTI DA COPYRIGHT – RIPRODUZIONE RISERVATA / ALL RIGHTS RESERVED. Riproduzione vietata senza citare la fonte.






Lascia un commento