L’antico monastero della Santissima Trinità in Monte Oliveto a Verona è stato protagonista di un vasto progetto di ricerca triennale (2021-2024) condotto da Angelo Passuello e Francesco Salvestrini sotto l’egida dell’Università di Firenze (Dipartimento SAGAS), che ha mirato alla riscoperta e alla valorizzazione di questo straordinario complesso medievale grazie a un importante convegno di studi tenutosi il 24 e il 25 marzo 2023. Gli interventi esposti al simposio sono stati ora raccolti nel volume La Santissima Trinità in Monte Oliveto. Storia, architettura e arte di un monastero vallombrosano nella Verona medievale, curato da Angelo Passuello e Francesco Salvestrini e pubblicato da «L’Erma» di Bretschneider (Roma-Bristol) nella prestigiosa collana L’ermArte con il contributo di Generali-Cattolica Assicurazioni.

I curatori sono stati affiancati da Nani Zangarini per la cura redazionale e da un comitato scientifico internazionale composto da Xavier Barral i Altet (Université de Rennes 2 – Bibliotheca Hertziana, Max Planck Institut für Kunstgeschichte di Roma), Stefano Bertocci (Università degli Studi di Firenze), Gian Pietro Brogiolo (Università degli Studi di Padova), Cécile Caby (Paris Sorbonne Université), Joan Domenge Mesquida (Universitat de Barcelona), Ettore Napione (Comune di Verona), Francesca Rossi (Musei Civici di Verona), Andrea Tilatti (Università degli Studi di Udine) e Carlo Tosco (Politecnico di Torino).
Un cenobio antico alle porte di Verona
Il cenobio della Santissima Trinità fu fondato al volgere del secolo XI su un piccolo colle alle porte di Verona. Agli esordi del secolo successivo il complesso venne acquisito dai monaci vallombrosani, che giunsero in città dall’Italia centrale grazie al fondamentale apporto di Matilde di Canossa e degli abati maggiori dell’Ordine Bernardo degli Uberti e Atto da Pistoia, in pieno clima di Riforma della Chiesa: l’istituzione divenne così un avamposto strategico dell’obbedienza romana in un centro episcopale tradizionalmente proteso verso l’autorità imperiale. Il volume, grazie al contributo di studiosi afferenti a diversi ambiti disciplinari e tenendo conto delle più aggiornate prospettive di ricerca, fornisce una nuova lettura critica delle vicende storiche, archeologiche, architettoniche, artistiche e conservative che videro protagonista il monumento veronese dalla sua fondazione agli albori dell’età moderna.

Storia e “segreti” in un libro multidisciplinare
Il testo è aperto da una prefazione del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, e da un saluto del parroco della Santissima Trinità, don Tullio Sembenini.
La prima parte (La storia, il luogo, le fonti, la liturgia) è aperta da un approfondimento di Francesco Salvestrini circa la diffusione dell’Ordine benedettino vallombrosano nell’Italia settentrionale, a partire dai contatti di Giovanni Gualberto col movimento patarinico ‘lombardo’ per giungere all’azione del legato apostolico Bernardo e a quella, ancor più incisiva, di Atto da Pistoia verso il Piemonte e la Liguria; con un focus particolare sulla prima penetrazione dei monaci a Verona.

Gian Maria Varanini illustra, invece, la storia urbanistica, sociale e religiosa della porzione di territorio suburbano sulla quale sorse il cenobio; un’area che fra i secoli XII e XIV conobbe un grande sviluppo, drasticamente arrestato nel 1390, quando Gian Galeazzo Visconti, signore di Verona, impose la costruzione della Cittadella, un’ampia area destinata all’acquartieramento delle guarnigioni e ad edifici militari.
Il contributo di Maria Clara Rossi inquadra le istituzioni ecclesiastiche veronesi e i principali ordini monastici e/o canonicali ‘riformati’ presenti nella città tra la fine del secolo XI e la prima metà del successivo: questo panorama consente di contestualizzare al meglio l’arrivo dei Vallombrosani e la loro successiva azione in ambito locale, che conferirono a questi contemplativi una posizione preminente almeno fino alla fine del Duecento.
Edoardo Ferrarini indaga per la prima volta filologicamente il manoscritto Vaticano Pal. lat. 927, esemplato alla fine del XII secolo proprio nello scriptorium della Santissima Trinità e attualmente custodito presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. Il codice contempla al suo interno gli Annales Sanctae Trinitatis, una serie di brevi annotazioni annalistiche che vanno dalla consacrazione della chiesa nel 1117 all’anno 1181, con diverse aggiunte fino al 1223. Esso contiene inoltre una miscellanea di testi storici. Le fonti, accuratamente combinate e adattate per plasmare una sorta di cronaca universale continuata, sono svolte secondo un piano editoriale unitario e denotano un trattamento altamente competente della materia da parte dell’estensore.

Luigi Giardi chiude la prima sezione del volume con un affondo liturgico atto a comprendere il senso della dedicazione di un edificio ecclesiale alla Santissima Trinità. Il percorso devozionale sul tema della fede trinitaria si sviluppò, infatti, nel secondo millennio e promosse un riferimento al supremo Mistero non tanto per combattere le grandi eresie della fede, quanto per contrastare la mondanità della Chiesa e favorire il suo rinnovamento.
La seconda parte (L’archeologia, l’architettura, l’arte, il restauro) è introdotta dalla relazione di Stefano Bertocci e Federico Cioli sul rilievo digitale 3D del complesso abbaziale, presupposto imprescindibile per affrontare lo studio di un cantiere così articolato nel suo svolgimento integrale non solo a livello planimetrico, ma soprattutto in un ambiente tridimensionale.
Dai risultati del rilievo prende abbrivio l’analisi archeologica e architettonica della chiesa e dei suoi annessi di Angelo Passuello, che ha permesso di proporre una rinnovata diacronia delle fasi edilizie occorse tra la fine dell’XI e il XIV secolo, enucleando le multiformi tecniche murarie che caratterizzano l’impianto ecclesiale. Le maestranze responsabili della fabbrica romanica furono molto abili e seppero recepire gli stimoli costruttivi offerti dal fervido ambiente veronese per adattarli a una spazialità tipicamente monastica, conforme alle consuetudini liturgiche dei Vallombrosani e con precisi riscontri nelle fondazioni dell’Ordine del centro e nord-Italia.

Ettore Napione presenta una serrata scansione cronologica, iconografica e stilistica delle pitture murali medievali, cadenzando finalmente il ricco palinsesto affrescato della chiesa voluto dai Vallombrosani. I protagonisti dell’impresa furono il Maestro del Redentore, che nel secondo decennio del Trecento approntò un complesso programma figurativo dedicato alla Trinità esteso dalle absidi alla navata, ed un suo collaboratore il quale, durante gli anni Trenta, fu autore della Crocifissione in una sala conventuale (ora al Museo degli Affreschi Cavalcaselle) e della Vita di San Giovanni Gualberto nel chiostro (ora in parte al Museo Canonicale). Tre riquadri votivi sulla parete nord segnalano il passaggio fra il giottismo di lungo periodo (testimoniato fino agli anni Cinquanta del Trecento dal gruppo del Secondo Maestro di San Zeno) e il predominio culturale della cerchia di Altichiero. Un altro momento cardine della committenza vallombrosana fu il polittico dipinto da Turone di Maxio da Camenago per la Santissima Trinità nel 1360, forse originariamente destinato all’altare maggiore e oggi esposto al Museo di Castelvecchio. All’inizio del Quattrocento, poi, Martino da Verona realizzò l’Annunciazione, gli Apostoli e la Trinità nell’arco trionfale e nel presbiterio.

Elisa Di Natale torna sul Pal. lat. 927, indagando le preziose miniature che adornano il codice, finora pressoché tralasciate dagli studi specialistici. Il contributo fornisce un’analisi complessiva delle raffigurazioni, che include anche alcune riflessioni su modalità esecutive e rapporti tra testi e immagini, nonché un’indagine relativa a interventi e restauri apportati al manoscritto nel corso del tempo.
Luca Fabbri vaglia una serie di elementi lapidei sino ad ora sconosciuti e recentemente scoperti all’interno della chiesa, straordinari per qualità e consistenza. I pezzi, databili entro la metà del XIV secolo, afferiscono a strutture architettoniche e arredi liturgici, al portale principale della chiesa, al dossale dell’altare maggiore e ad altri altari, e consentono di avanzare alcune ipotesi circa la conformazione degli spazi dell’edificio medievale e in merito al loro utilizzo.
Basandosi su fonti inedite, Maristella Vecchiato illustra gli estensivi interventi conservativi condotti dalla Soprintendenza che interessarono l’edificio sacro e le sue adiacenze negli anni della ricostruzione messa in atto dopo i devastanti eventi bellici, giungendo fino ai lavori degli anni Ottanta del Novecento.

In appendice, infine, è descritto lo scoprimento di un inconsueto ciclo pittorico trecentesco raffigurante il Giudizio Universale nell’absidiola nord della chiesa, avvenuta nel 2015 sotto la direzione della restauratrice Daniela Campagnola e della sua équipe.
Il volume (336 pp., 120 ill. b/n) è completato da 96 tavole a colori frutto di un’estensiva campagna fotografica realizzata da BAMSphoto di Basilio, Matteo e Stefano Rodella che, avvicendando inquadrature ravvicinate a visioni d’insieme effettuate con mezzi di ripresa terrestri ed aerei, hanno contribuito ad esaltare ancor più la magnificenza di questo straordinario monumento e dei suoi pregevoli apparati scultorei e pittorici.
La storia della Santissima Trinità in Monte Oliveto a Verona in un documentario
Il documentario La Santissima Trinità in Monte Oliveto a Verona. Storia e arte di un antico monastero medievale, prodotto da Black & White TV, con Angelo Passuello e Francesco Salvestrini
I curatori
Angelo Passuello è Marie Skłodowska-Curie Postdoctoral Fellow presso l’Archaeological Research Unit (ARU) della University of Cyprus. Specializzato in Beni Storico-Artistici (Università di Padova) e dottore di ricerca in Storia delle Arti (Università Ca’ Foscari di Venezia). È coinvolto in numerosi progetti di ricerca accademici in Italia e all’estero. Vincitore di prestigiosi riconoscimenti per le sue ricerche, è stato relatore a svariati convegni nazionali e internazionali in Europa e negli Stati Uniti ed è autore di molteplici pubblicazioni che toccano i più svariati ambiti delle manifestazioni artistiche medievali, spaziando dalla scultura altomedievale alla pittura trecentesca, dall’architettura romanica alla plastica tardogotica.

Francesco Salvestrini è professore ordinario di Storia Medievale presso il Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) dell’Università di Firenze, ove ricopre anche alcuni ruoli istituzionali. È stato Visiting Professor presso vari atenei in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Corea del Sud. Si occupa di storia della Chiesa medievale e del monachesimo benedettino, di storia del rapporto uomo-ambiente, di storia delle istituzioni politiche ed ecclesiastiche nell’Italia comunale, di edizioni normative e di storia della storiografia sul Medioevo in età moderna e contemporanea. Ha dedicato numerosi studi alla vicenda delle obbedienze regolari vallombrosana, camaldolese, cistercense, silvestrina, agostiniana e gesuata, nonché alla biografia di alcuni esponenti dell’ambiente monastico italiano fra Medioevo e Rinascimento.
La Santissima Trinità in Monte Oliveto. Storia, architettura e arte di un monastero vallombrosano nella Verona medievale a cura di Angelo Passuello e Francesco Salvestrini, «L’Erma» di Bretschneider, Roma-Bristol 2024 (L’ermArte 40) (ISBN: 9788891327116)
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