Nuovi importanti aggiornamenti sugli scavi in corso nel complesso del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Francesca Romana Stasolla, ordinaria di Archeologia Cristiana e Medievale e direttrice del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Roma Sapienza, ha presentato nei giorni scorsi i risultati delle indagini, svolte insieme al team universitario e alla Custodia Francescana, che si concentrano sull’area di ingresso, il deambulatorio meridionale e l’area francescana a nord di uno degli edifici sacri più importanti della Cristianità.

Prima cava, poi vigneto e uliveto
Gli studi rivelano che il complesso si sviluppa su un terreno roccioso con tracce di attività estrattiva: le variazioni di profondità superano anche i 5 metri. In altre parole, l’area del centro storico di Gerusalemme in cui sorge la basilica fu dapprima utilizzata come cava. Quindi nell’età del Ferro fu “riconvertita” ad uso agricolo: vennero eretti dei bassi muri a secco per creare piccole aree destinate a coltivazioni di vite e ulivo.
Nel II secolo d.C., sotto l’impero di Adriano, l’area fu inclusa nel perimetro urbano di Gerusalemme: vennero uniformati i livelli del terreno, ma ciò limitò l’accesso alla tomba, che comunque continuò ad essere venerata fino all’epoca costantiniana.

Le fonti cristiane – Eusebio di Cesarea, Cirillo di Gerusalemme, Girolamo, quindi gli itinerari di pellegrinaggio a partire dalla prima metà del IV secolo – confermano che l’area era stata occupata da un impianto cultuale romano che aveva reso inaccessibile la tomba. Gli scavi non sono ancora conclusi, informa la Sapienza, “ma è possibile individuare un’area che doveva essere occupata dalla struttura di culto di età adrianea”.

Crediti. Terrasanta.net
Il santuario del IV secolo: i cambiamenti di Costantino e il complesso con strutture e liturgie differenziate
Durante il IV secolo, sotto l’imperatore Costantino, la zona subì una trasformazione significativa: la collina venne spianata e una camera funeraria risparmiata (venne foderata all’esterno con un rivestimento), dando inizio alla monumentalizzazione del sito. Questo primo piccolo santuario, con un’anticamera preceduta da tre gradini e circondato da 12 colonne che ne definivano una pianta circolare, era probabilmente privo di tetto così da permettere le cerimonie religiose anche durante la costruzione della Rotonda. Quest’ultima venne completata alla fine del secolo per offrire un percorso rituale intorno ai luoghi di culto, riparati da portici e collegati alla basilica cristiana, riprendendo le tradizioni dei santuari precristiani.
Di questa struttura, gli scavi hanno permesso di rintracciare alcune porzioni dello stilobate (il piano su cui poggiava il colonnato) lungo i lati nord, est e sud. Questo triportico collegava l’area della Rotonda con la basilica cristiana. Altre informazioni sono emerse riguardo alla tecnica muraria della fondazione, realizzata in grandi blocchi di pietra locale che solo occasionalmente riutilizza elementi precedenti.
Quello che si costituì nel corso del IV secolo, dunque, era – spiega la prof.ssa Stasolla – “un complesso santuariale articolato, con luoghi di culto e di venerazione, con liturgie differenziate, con percorsi di visita. La sua stessa conformazione prevede visite di pellegrini che possano circolare attorno ai punti di venerazione, che possano trovare riparo sotto i portici, secondo le modalità ben note per i santuari precristiani e della prima età cristiana”.
Gli scavi, che proseguiranno nella navata nord della chiesa, contribuiranno a svelare ulteriori dettagli di uno dei luoghi più sacri della cristianità.
Fonte: Università La Sapienza / GoIsrael
Immagine in apertura: Santo Sepolcro (foto: Daniele Pellegrini)



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