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Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

 L’Associazione Nazionale Archeologi torna a farsi sentire sul tema della patente a crediti, lo strumento introdotto il 1° ottobre 2024 per garantire standard di sicurezza più elevati nei cantieri edili. Al centro della questione, un requisito che mette i professionisti iscritti a casse previdenziali autonome davanti ad un vicolo cieco: dichiarare l’iscrizione alla Camera di Commercio, pur non avendola. La patente a crediti nasce con un obiettivo condivisibile: ridurre il numero, ancora troppo alto, di infortuni sul lavoro in un settore storicamente ad alto rischio come quello delle costruzioni. L’obbligo si estende a tutte le imprese che operano fisicamente nei cantieri – non solo a quelle strettamente edili – e ai lavoratori autonomi. Per questi ultimi, l’ottenimento della patente è subordinato al soddisfacimento di cinque requisiti specifici, tra i quali figura l’iscrizione alla Camera di Commercio. Ed è proprio qui che sorge il problema. La Camera di Commercio è un registro riservato alle imprese: i liberi professionisti non vi possono accedere in quanto tali, a meno che non costituiscano una forma societaria. Chi esercita la libera professione – come gli archeologi – è iscritto alla propria cassa previdenziale di riferimento o, in alternativa, alla gestione separata dell’INPS. Due sistemi distinti, con logiche e finalità diverse, che non sono intercambiabili.

Nonostante l’Ispettorato Nazionale del Lavoro sia già intervenuto nel tentativo di chiarire la questione, la soluzione proposta non convince l’ANA. L’indicazione fornita – secondo cui il professionista iscritto a una cassa previdenziale privata potrebbe comunque dichiarare l’iscrizione alla Camera di Commercio – equivale, nei fatti, a rendere legittima una dichiarazione falsa. Una strada che l’Associazione ritiene non percorribile, né sotto il profilo giuridico né sotto quello etico.

“Non si tratta di contestare lo spirito della norma, che condividiamo – spiega l’ANA-Associazione Nazione Archeologi. – Si tratta di correggere un’incongruenza tecnica che scarica sui professionisti il peso di un sistema mal calibrato. Chiedere a un libero professionista di attestare un’iscrizione che non ha e che non può avere non è una semplificazione, è un problema”. La richiesta dell’Associazione è precisa e circoscritta: eliminare il requisito dell’iscrizione alla Camera di Commercio per i lavoratori autonomi titolari di partita IVA iscritti a casse previdenziali professionali. Una modifica minima sul piano normativo, ma risolutiva sul piano pratico, che permetterebbe a migliaia di professionisti di mettersi in regola senza dover ricorrere ad artifici dichiarativi.

“Questa modifica è oltremodo urgente, perché riteniamo, inoltre, fortemente discriminatoria per l’intera categoria professionale degli archeologi la previsione, in divergenza dalla norma, di una procedura a parte riservata solo agli archeologi, laddove le mansioni di natura intellettuale svolte dai nostri professionisti sui cantieri, ad eccezione della categoria specifica dello “scavo archeologico” (normato specificamente dall’Allegato II.18 del Codice dei Contratti Pubblici),  sono analoghe a quelle di altri professionisti che operano nei medesimi cantieri, quali ingegneri e architetti”, aggiunge Marcella Giorgio, presidente nazionale dell’ANA.

L’ANA auspica un intervento rapido da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, affinché la patente a crediti diventi davvero uno strumento di tutela universale – e non una fonte di incertezza per chi, nei cantieri, ci lavora ogni giorno nel pieno rispetto delle regole.

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