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Il 13 febbraio 1885 un contadino di nome Giulio Dorigoni stava lavorando con i fratelli nella sua vigna situata al “Foss” di Civezzano, in provincia di Trento, quando fece una scoperta eccezionale. Da un terreno vicino alla confluenza della forra del rio di Santa Colomba con quella del rio Coel riemersero due sepolture maschili. La prima, a 1,60 m di profondità, conteneva uno scheletro e una spada. La seconda, a due metri di distanza, era invece molto più ricca, tanto da sembrare la tomba di un principe. Qualche anno dopo, nel 1902, sempre a Civezzano ma in località Castel Telvana, saltò fuori un’altra necropoli con corredi di grande pregio, il più spettacolare dei quali apparteneva a una donna che venne soprannominata la “Principessa di Civezzano”. I reperti, allora definiti genericamente “barbarici”, furono in seguito assegnati ai Longobardi sulla base del confronto con i materiali delle circa 350-400 tombe a inumazione scavate nel 1878 a Testona, oggi frazione di Moncalieri (Torino), dall’eclettico avvocato Claudio Calandra e dal figlio Edoardo. Le straordinarie testimonianze di Civezzano sono protagoniste fino al 12 gennaio 2025 al Castello del Buonconsiglio di Trento di una mostra – intitolata “Con Spada e Croce. Longobardi a Civezzano” – che celebra il centenario del museo: una preziosa occasione per ammirarle insieme per la prima volta, ma anche per ripercorrere le vicende dei Longobardi in Trentino, ritenute in parte ancora piuttosto oscure.
Nel saggio pubblicato qui sotto – riservato agli abbonati (al costo di un caffè! ) – si può leggere una disamina scientificamente accurata sull’occupazione longobarda nel Trentino e l’analisi dei ritrovamenti e reperti delle necropoli di Civezzano, il tutto alla luce degli ultimi studi. Se vuoi continuare a leggere, offrici un caffè!
Immagine in apertura: Fibula a disco, fine VI-inizio VII secolo, oro, vetro, pasta vitrea, proveniente da Brez, Novella
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Per saperne di più sui Longobardi…

Elena Percivaldi
I Longobardi. Un popolo alle radici della nostra Storia
Diarkos
La vicenda dei Longobardi ebbe un impatto decisivo sulla storia italiana. La loro influenza fu duratura nelle istituzioni, negli usi e nel diritto, e il loro retaggio si può percepire nella lingua che parliamo e nei monumenti che costruirono, alcuni dei quali dal 2011 sono inclusi nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco. La loro fu un’invasione improvvisa e violenta o una migrazione progressiva? Si trattava davvero di una stirpe granitica e vicina alla “barbarie primitiva”, o di un popolo che seppe adattarsi e trasformarsi “sul campo”? Rappresentando una sintesi tra eredità classica e nuovi apporti “barbarici”, i Longobardi risultarono decisivi come “ponte” tra Mediterraneo e nord Europa e si fecero protagonisti dei cambiamenti geopolitici che, agli albori del Medioevo, hanno costituito la base per la formazione della futura identità del Continente. Questo libro ripercorre l’epopea longobarda in maniera accessibile, alla luce di aggiornate acquisizioni del dibattito storiografico e di recenti ritrovamenti archeologici.
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Elena Percivaldi
Sulle tracce del Longobardi. Italia settentrionale
Edizioni del Capricorno
Nel 568, guidati dal loro re Alboino, i Longobardi, fiera stirpe guerriera venuta da Nord, varcarono le Alpi Giulie conquistando, in pochi anni, gran parte dell’Italia. Il loro regno durò poco più di due secoli fino alla conquista di Carlo Magno (774), salvo il ducato di Benevento che si conservò autonomo fino all’avvento dei Normanni. Seppur relativamente breve, la parabola dei Longobardi ha inciso in maniera profonda nella nostra storia. Il volume, incentrato sull’Italia settentrionale ― cuore pulsante del regno ― racconta la complessa eredità artistica, architettonica e culturale lasciata dai Longobardi sul territorio e ci accompagna alla scoperta dei luoghi che li videro protagonisti: dai monumenti del sito seriale Unesco alle capitali e residenze, dalle chiese alle abbazie, dai monasteri alle necropoli, senza trascurare i musei che custodiscono le testimonianze della loro vita materiale riemerse con gli scavi archeologici. Il risultato è il vivido ritratto di un popolo che ha saputo fondere il proprio retaggio tribale e «germanico» con la tradizione romano-bizantina, gli influssi pagani con la spiritualità cristiana, dando vita all’unicum irripetibile (e incredibilmente affascinante) che sta alla base del nostro Medioevo.
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