Un viaggio affascinante tra archeologia, mito e cultura materiale: è quanto propone la mostra “Vino, dono degli dèi”, inaugurata al Museo del Vino – MUVIT di Torgiano (Perugia), che resterà aperta fino al 5 luglio 2026.
L’esposizione, promossa nell’ambito del progetto “TraMusei” della Fondazione Lungarotti con il sostegno della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale e della Fondazione Vulci, getta nuova luce sul ruolo del vino nei rituali etruschi e sul suo profondo legame con l’idea di immortalità.

Poster della mostra 'Vino, dono degli dèi' al Museo del Vino MUVIT di Torgiano, presentando la Tomba 58 della Necropoli dell'Osteria e bioarcheologia a Vulci, con dettagli su data e luogo.

La scoperta a Vulci: una tomba inviolata da 2600 anni

Fulcro della mostra sono i reperti della Tomba 58 della Necropoli dell’Osteria di Vulci, scoperta nel 2023 e datata alla fine del VII secolo a.C.. Si tratta di una sepoltura doppia, appartenente a due uomini di alto rango, che custodiva circa sessanta oggetti eccezionali: anfore, olle e pithoi (giare per la conservazione degli alimenti, ndr) d’impasto, vasellame in bucchero e ceramica etrusco-corinzia, coppe, armi e utensili in ferro e bronzo.

Particolarmente suggestiva è la scoperta di un calderone con i resti di un grappolo d’uva, straordinaria testimonianza del valore simbolico e rituale del vino come viatico per l’aldilà. Nella seconda camera, inoltre, una delle anfore orientali riporta un’iscrizione sorprendente: “io (sono) di Velχa Felusna”. Una sorta di prototipo di etichetta, un brand ante litteram, che rivela un legame diretto tra il mondo antico e la moderna cultura del vino.

Interno del Museo del Vino di Torgiano, con espositori che mostrano reperti etruschi legati al vino, inclusi anfore e vasi, e un'affresco sullo sfondo.

Il simposio etrusco: status e identità aristocratica

Come spiega Simona Carosi, funzionaria archeologa della Soprintendenza e responsabile delle indagini a Vulci, la Tomba 58 “rappresenta un caso quasi unico, secondo solo alla celebre Tomba delle Mani d’Argento”. Il banchetto funebre — con la sua ritualità complessa, la disposizione dei vasi e il consumo simbolico del vino — emerge come uno strumento di rappresentazione del rango, attraverso cui l’aristocrazia etrusca ribadiva potere, identità e prestigio.

L’approfondimento scientifico condotto da Fondazione Vulci e UniRoma1, con tecniche di bio-archeologia e archeobotanica, ha permesso di indagare residui organici e tracce vegetali legate al consumo di vino, contribuendo a ricostruire usi, gesti e simboli del simposio etrusco in una fase cruciale della civiltà, quella del periodo Orientalizzante recente.

Torgiano, la casa del vino tra archeologia e identità

Il Museo del Vino di Torgiano (MUVIT), creato da Giorgio e Maria Grazia Lungarotti, è uno dei poli più significativi per la valorizzazione del patrimonio enologico e artistico italiano. Ospitare i reperti di Vulci, come sottolinea Teresa Severini della Fondazione Lungarotti, “significa restituire voce a una storia antichissima che parla ancora al presente, tra cultura del vino, arte e memoria”.

La mostra diventa così un ponte ideale tra archeologia e contemporaneità, un invito a riflettere su come il vino continui a essere motore di civiltà, creatività e condivisione.

ℹ️ INFORMAZIONI UTILI

Vino, dono degli dèi
📍 Torgiano (PG), Museo del Vino – MUVIT
📅 Fino al 5 luglio 2026
🌐 Info: www.muvit.it

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