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A Orto Fontanelle, nei pressi di Gela (CL), un piccolo oggetto ha catturato l’attenzione degli archeologi trasformandosi, in poche ore, in una scoperta di grande valore. Si tratta di uno stilo da ceramista in osso, straordinariamente integro e decorato con una raffinatezza che non lascia dubbi sulla perizia dell’artigiano che lo realizzò. Lungo poco più di 13 centimetri, è un manufatto raro, prezioso, capace di illuminare non solo la vita quotidiana degli antichi geloi ma anche un mondo simbolico oggi perduto.

Stilo da ceramista in osso rinvenuto a Orto Fontanelle, Gela, con una testa maschile barbata e dettagli decorativi raffinati, lungo oltre 13 cm.
Lo stilo scoperto a Gela

Il ritrovamento è avvenuto durante le operazioni di archeologia preventiva disposte dalla Soprintendenza di Caltanissetta nell’area dove sorgerà il nuovo Palazzo della Cultura. Il piccolo strumento è una testimonianza sorprendente della Gela del V secolo a.C., laboratorio vivissimo di arte, mestieri e culti che dialogavano con l’intero Mediterraneo.

La figura di Dioniso e l’erotismo rituale

A rendere lo stilo così intrigante è la sua iconografia. La parte superiore presenta una testa maschile barbuta, interpretata dagli studiosi come un’erma dionisiaca: un chiaro riferimento alla sfera cultuale del dio che presiedeva al vino, al teatro, alla creatività ma anche all’eccesso e al rinnovamento vitale. Al centro, la presenza di un fallo eretto costituisce un rimando diretto alla dimensione apotropaica ed erotica, tema ricorrente nell’immaginario dionisiaco e spesso presente negli oggetti destinati ai luoghi di culto o alle officine specializzate.

Un stilo da ceramista in osso, lungo poco più di 13 centimetri, decorato con una testa maschile barbata e un fallo eretto, rinvenuto durante scavi archeologici a Orto Fontanelle, vicino a Gela.

La qualità della lavorazione, la resa minuziosa dei dettagli e il perfetto stato di conservazione permettono di collocarlo nell’orizzonte classico del V secolo a.C., epoca in cui Gela era una delle realtà più dinamiche della Sicilia greca. Non è escluso che lo stilo fosse utilizzato non solo come strumento di bottega, ma anche come ex-voto, un dono alla divinità per propiziare buon esito e prosperità nelle attività artigianali.

La voce delle istituzioni: un territorio che non smette di parlare

Il ritrovamento, accolto con grande attenzione dalle autorità regionali, si inserisce in un quadro di ricerche che negli ultimi anni sta riportando alla luce tasselli fondamentali dell’identità antica di Gela. L’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha sottolineato come la città continui a rivelare testimonianze capaci di restituirle un ruolo da protagonista nella storia mediterranea, aprendo prospettive significative per la valorizzazione culturale del territorio.

Un uomo in giacca e cravatta sorride di fronte a pannelli informativi su statue greche in un museo.
L’assessore Scarpinato

Per la soprintendente Daniela Vullo, lo stilo rappresenta un vero e proprio unicum: un oggetto che, per caratteristiche tecniche e iconografiche, merita di essere presto esposto ed entrato a far parte della fruizione pubblica. La sua unicità non riguarda solo l’aspetto decorativo, ma anche la possibilità di comprendere meglio i gesti e le pratiche che animavano le botteghe ceramiche dell’antichità.

Il cantiere di Orto Fontanelle e il quartiere ellenistico che riaffiora

La scoperta è avvenuta nell’ambito delle indagini dirette dall’archeologo Gianluca Calà, incaricato dal Comune di Gela, in un’area che sta restituendo nuovi importanti dati sul tessuto urbano della città antica. Le esplorazioni hanno infatti rivelato anche la presenza di un ampio quartiere ellenistico, ancora in fase di studio, che promette di ampliare la conoscenza sulla vita quotidiana della Gela di età post-classica.

Scavi archeologici all'Orto Fontanelle di Gela, con resti di strutture in pietra e terreno circostante, evidenziando l'area di una scoperta significativa.
Il cantiere di scavo

In questo contesto, lo stilo è un frammento prezioso di una storia più ampia: non solo un oggetto d’uso, ma un indizio capace di raccontare la relazione tra produzione ceramica, sfera religiosa e identità cittadina. Ogni incisione, ogni curva della superficie sembra restituire voce all’ignoto artigiano che, venticinque secoli fa, trasformò un semplice utensile in un piccolo capolavoro.

Un futuro di ricerca e valorizzazione

La Soprintendenza di Caltanissetta ha espresso l’intenzione di proseguire nelle indagini e di avviare il percorso necessario per la conservazione e l’esposizione dello stilo. È un passo importante, che si inserisce in un più ampio progetto di tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico gelese, dove la ricerca preventiva non è solo obbligo normativo, ma occasione per rimettere in luce una storia che continua a parlare alle comunità di oggi.

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