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Postura maestosa, testa alta, un passo in avanti appena accennato e al fianco l’immancabile cane da caccia. Si è presentata così la Diana Venatrix (Diana Cacciatrice), splendida scultura romana del II secolo d.C., che ieri ha fatto il suo ingresso trionfale a Palazzo delle Pietre, nel cuore di Roma, dove resterà in modo permanente.

Ad accogliere la statua il Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati Federico Mollicone, lo storico dell’arte Stéphane Verger e il collezionista Carlo Mazzi, grazie al quale l’opera è rientrata in Italia dopo essere passata attraverso collezioni e mercati internazionali. Fondamentale la la mediazione dell’antiquario Valerio Turchi: dopo esser stata acquisita da una galleria di Parigi che a sua volta l’aveva importata dagli Stati Uniti, la Diana Cacciatrice riprende dunque il suo posto a Roma. E torna accessibile alla ricerca e alla fruizione pubblica.

Scultura in marmo di un volto femminile con capelli ondulati, rappresentante Diana Cacciatrice
Foto di Vincenzo Gentile

Dal modello greco alla rivisitazione romana

La Diana Cacciatrice appartiene alla produzione scultorea romana di età imperiale ispirata a modelli greci. Il prototipo ellenico, oggi perduto, ci è noto però attraverso copie romane e fonti scritte. L’opera riflette il dialogo tra la tradizione greca, orientata alla ricerca dell’armonia formale, e l’arte romana, più attenta alla resa del movimento e alla presenza fisica della figura nello spazio.

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La dea è raffigurata in posizione eretta, con il corpo che accenna un passo in avanti e il cane da caccia al suo fianco. I capelli sono raccolti in uno chignon basso, un’acconciatura diffusa nel II secolo d.C. Indossa un chitone corto, un mantello le avvolge la spalla sinistra e le cinge la vita. Secondo Valerio Turchi, teneva originariamente una faretra con la mano sinistra mentre con la destra afferrava una freccia. Il trattamento del mantello, con pieghe leggere e continue, contribuisce alla sensazione di movimento, mentre il volto è fisso, lo sguardo rivolto lateralmente, concentrato ma non idealizzato.

Scultura in marmo di Diana Cacciatrice vestita con una tunica, con capelli ondulati e un'espressione serena.
Foto di Vincenzo Gentile

I confronti con le opere coeve

Dal punto di vista iconografico, la statua rientra nel tipo “Rospigliosi”, nome che deriva da quello dell’omonimo Palazzo romano dove si conserva uno degli esempi più noti di questa raffigurazione. Un confronto diretto è possibile anche con la Diana Venatrix conservata al Museo di Minturno, che presenta caratteristiche affini.

Prima dell’attuale acquisizione, l’opera faceva parte della collezione Fossett, appartenuta a Stephen e Peggy Fossett, che nel corso degli anni avevano riunito una vasta raccolta di opere d’arte e reperti archeologici, esposti in diverse residenze negli Stati Uniti.

La Diana Cacciatrice resterà definitivamente a Palazzo delle Pietre, dove sarà inserita nel percorso museale tra le sculture romane del II secolo d.C.

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