Al Museo Archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia, a Bacoli (Napoli), continua la mostra Campi Flegrei, la terra ardente. Di Luigi Spina, un percorso fotografico che interpreta uno dei paesaggi più complessi e suggestivi del Mediterraneo. La mostra, che ha aperto da novembre in concomitanza con l’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo negli spazi del Padiglione Cavaliere, rimarrà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2026 PROROGATA FINO AL 3 MAGGIO 2026, accompagnata da un volume edito da 5 Continents Edition, che raccoglie l’intero corpus degli scatti realizzati da Spina.

Per approfondire

Un’indagine visiva tra geologia, archeologia e vita quotidiana

Le 25 fotografie selezionate, frutto di una ricerca iniziata nel 2020, approfondiscono la geografia stratificata dei Campi Flegrei, luogo dominato da fenomeni vulcanici, bradisismo e continue trasformazioni.
Spina osserva un territorio in equilibrio precario, dove natura, rovine antiche e interventi urbani moderni convivono in modo contraddittorio, in un continuo tensione tra permanenza e instabilità.

Interno del Tempio di Venere, con colonne in rovina e blocchi di pietra disposti in modo casuale, che mostrano l'evidente degrado e la storicità del sito archeologico.
Anfiteatro Flavio, Pozzuoli ©luigispina

Il risultato è un racconto visivo che privilegia le sensazioni: la fragilità della presenza umana, il fascino ruvido del paesaggio, il modo in cui le percezioni si trasformano a ogni sguardo. Un territorio che incanta proprio perché mai identico a sé stesso.

Luoghi simbolo dei Campi Flegrei nelle fotografie di Spina

Gli scatti di Spina attraversano alcune delle testimonianze più emblematiche del paesaggio flegreo: la Grotta della Dragonara, la Piscina Mirabilis, il Teatro di Miseno, l’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, il Tempio di Apollo sul Lago d’Averno e i Templi di Venere e Diana.

L’artista percorre le colline sopra Baia fino a Cuma, la prima colonia greca dell’Occidente, mettendo in dialogo archeologia e contemporaneo in una sequenza di suggestioni visive.

Interno di una struttura con archi in pietra e acqua riflessa sul pavimento, mostrando un paesaggio sotterraneo suggestivo.
Dragonara ©luigispina

Un territorio instabile, sempre in movimento

I Campi Flegrei sono un unicum geologico: un’area dominata da attività vulcanica, fenomeni sismici e processi di sollevamento e abbassamento del suolo.
Qui l’archeologia non è mai “ferma”, ma parte di un paesaggio vivo, mutevole, che richiede costante interpretazione.

Il bradisismo, che da millenni modella l’area, diventa parte integrante della narrazione di Spina: un richiamo alla potenza naturale e alla fragilità dell’intervento umano.

Un muro di metallo arrugginito e dipinto di blu sotto un cielo scuro e nuvoloso, con una luna visibile nell'angolo in alto.
Lago d’Averno ©luigispina

«L’antico qui è contemporaneo»: il commento del direttore Fabio Pagano

«L’antico nei Campi Flegrei è contemporaneo per destino», afferma Fabio Pagano, direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei.
Le rovine scandiscono la vita quotidiana, dialogano con il presente, diventano segni di una partitura complessa: «Se il paesaggio fosse musica, sarebbe jazz. Una sequenza di armoniche dissonanze, con un ritmo sincopato e un andamento swing».

Pagano sottolinea come Spina riesca a non eludere la “nota stonata”: nelle sue fotografie, ogni elemento — archeologico, naturale, urbano — diventa parte di una partitura visiva, un modo per interpretare e comprendere una terra che continua a sorprendere.

Due silhouette di persone che camminano attraverso un tunnel di roccia, illuminate da una luce bianca all'uscita.
Teatro di Capo Miseno ©luigispina

Luigi Spina: «I Campi Flegrei sfidano chi li attraversa»

Per cinque anni Spina ha esplorato l’area all’alba e al tramonto, percorrendo strade che collegano Bacoli a Pozzuoli.
In questo viaggio emerge una nuova mappa del territorio, dove i resti del passato convivono con fabbriche abbandonate, infrastrutture dal destino breve, ruderi industriali che si intrecciano alle rovine classiche.

«La nostra prospettiva verso il progresso ha generato nuovi ruderi», osserva Spina. Elementi che non vengono nascosti, ma integrati nella riflessione visiva: un paesaggio in cui la bellezza non è mai semplice, mai lineare, ma ricca di contraddizioni e significati.

Armonie e dissonanze: la ricerca di un senso, non del “bello”

Le fotografie restituiscono un paesaggio tanto aspro quanto seducente, fatto di contrasti che diventano linguaggio. Spina non cerca la bellezza in senso classico, ma il senso profondo dei Campi Flegrei: un territorio in cui archeologia, geologia e modernità dialogano senza mai fondersi del tutto.

Un'imbarcazione in lontananza si staglia contro un cielo nuvoloso e drammatico sul mare.
Veduta del Mare verso Procida e Ischia ©luigispina

Il risultato è una sequenza che interpreta la terra flegrea come musica visiva, un equilibrio instabile di armonie e fratture, specchio della sua storia e della sua energia sotterranea.

ℹ️ INFORMAZIONI UTILI

“Campi Flegrei, la terra ardente” di Luigi Spina
📍 Castello di Baia – Museo Archeologico dei Campi Flegrei, Via Castello 39, Bacoli (NA)
📅 Dal 20 novembre 2025 al 3 maggio 2026
🌐 Info: pafleg.cultura.gov.it/it/7/info

Immagine in apertura: Tempio di Venere 28 ©luigispina

Copertina del libro 'Campi Flegrei, la terra ardente' di Luigi Spina, mostrando un'architettura sotterranea con riflessi d'acqua.

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