Sotto l’orchestra del Teatro Antico di Catania si conserva una rete di canalizzazioni sotterranee che potrebbe aver avuto un ruolo cruciale nella gestione delle acque di falda e delle acque meteoriche. La loro presenza è stata documentata attraverso una nuova indagine geoarcheologica e geofisica promossa dal Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci e realizzata dall’Università di Catania.

La ricerca è nata anche dall’esigenza di comprendere le cause degli allagamenti periodici dell’orchestra e di alcuni cedimenti del rivestimento marmoreo, fenomeni che rappresentano un problema per la conservazione del monumento.
Il Teatro, costruito in età romana su preesistenze greche e sviluppato attraverso diverse fasi edilizie, occupa il versante meridionale della collina di Montevergine. Il piano dell’orchestra si trova a circa 10,40 metri sul livello del mare, mentre l’attuale via Vittorio Emanuele raggiunge circa 13 metri.
Il georadar individua i canali sotto l’orchestra
Per analizzare il sottosuolo è stato utilizzato il Ground Penetrating Radar (GPR), una tecnica non invasiva che consente di individuare anomalie e strutture sepolte attraverso la propagazione e la riflessione di onde elettromagnetiche.

Le prospezioni hanno evidenziato canali sotterranei orientati approssimativamente in direzione nord-sud, situati a circa 60-70 centimetri di profondità rispetto al piano dell’orchestra. Uno di questi è stato riconosciuto nella zona centrale e presenta, secondo l’interpretazione dei dati radar, una struttura voltata in muratura collocata a circa un metro di profondità e sostenuta lateralmente da piedritti.

Il canale sembra proseguire verso sud, dove si collega a una struttura ancora visibile al di sotto del palcoscenico e oggi quasi completamente colmata da detriti. Un’ulteriore canalizzazione potrebbe trovarsi nel settore occidentale dell’orchestra, anche se la sua individuazione è ostacolata dalla presenza di Palazzo Fasanaro, edificio ottocentesco sovrapposto all’area.
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Acque di falda e spettacoli acquatici
I dati geofisici sono particolarmente interessanti alla luce delle caratteristiche idrogeologiche del sito. Il livello della falda varia sensibilmente in relazione alle precipitazioni, con oscillazioni che possono portarlo da circa due metri al di sotto fino a oltre un metro al di sopra del piano dell’orchestra.
L’acqua sotterranea raggiunge periodicamente il monumento, provocando ristagni che favoriscono l’accumulo di sedimenti, la formazione di patine biodeteriogene e la crescita di vegetazione, con conseguenze sulla conservazione delle superfici marmoree.

Lo studio propone inoltre una possibile relazione tra il sistema di drenaggio e gli spettacoli acquatici documentati nella storia del teatro. In epoca romana l’acqua poteva essere convogliata nell’orchestra, probabilmente attraverso strutture idrauliche collegate alla falda e a un sistema di raccolta. I canali individuati potrebbero quindi avere avuto una funzione di controllo e smaltimento delle acque al termine del loro utilizzo.
Dove defluivano le acque del Teatro?
La ricostruzione proposta dai ricercatori suggerisce che le canalizzazioni sotterranee potessero raccogliere sia le acque di falda provenienti dal versante della collina, sia le acque meteoriche e quelle utilizzate nell’orchestra durante gli spettacoli acquatici.
A valle, il sistema potrebbe essere stato collegato a un canale di deflusso diretto verso sud-est e quindi verso il mare. In questa zona si trovava probabilmente un antico corso d’acqua o un ramo dell’Amenano, il fiume che attraversava la Catania antica.

La situazione attuale del sottosuolo è tuttavia profondamente diversa da quella antica. La colata lavica del 1669, i successivi riempimenti e le opere di livellamento stradale ottocentesche hanno modificato la morfologia dell’area, con accumuli di terreno e strutture che in alcuni punti raggiungono 6-7 metri di spessore.
La ricerca fornisce quindi dati utili sia per la conoscenza dell’antico funzionamento idraulico del Teatro sia per la sua conservazione. Il monitoraggio della falda e ulteriori verifiche sul sistema di canalizzazione saranno fondamentali per comprendere l’origine degli attuali fenomeni di allagamento e progettare interventi di tutela compatibili con la struttura archeologica.
Lo studio scientifico
I risultati sono pubblicati nell’articolo “GPR survey for the reconstruction of the canalization system beneath the orchestra level of the Ancient Theatre of Catania (Italy)”, apparso nel 2026 sulla rivista scientifica internazionale Annals of Geophysics, disponibile in open access.
Lo studio è firmato da Sebastiano Tarascio, Giulia Falco, Giovanni Barreca, Salvatore Gambino e Carmelo Monaco, con il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania, del Parco Archeologico e Paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci, del CRUST e dell‘INGV – Osservatorio Etneo.
L’indagine dimostra il valore del georadar applicato all’archeologia, permettendo di riconoscere strutture sotterranee senza intervenire direttamente sulle superfici del monumento. I risultati indicano la presenza di un sistema di drenaggio oggi parzialmente ostruito dai sedimenti e offrono una base scientifica per ulteriori indagini e per la pianificazione delle future attività di tutela.
Immagine in apertura: Vista da nord-ovest della platea dell’Antico Teatro di Catania, allagata dalle acque sotterranee. Dallo studio citato.
📘 Fonte scientifica
- 📄 Sebastiano Tarascio, Giulia Falco, Giovanni Barreca, Salvatore Gambino e Carmelo Monaco, GPR survey for the reconstruction of the canalization system beneath the orchestra level of the Ancient Theatre of Catania (Italy
- 📚 Annals of Geophysics, volume 69 (2026)
- 🔗 https://doi.org/10.4401/ag-9499






