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Il dibattito sul collasso dell’Età del Bronzo torna al centro dell’attenzione anche grazie al rinnovato interesse suscitato dall’Odissea di Christopher Nolan. Ma è soprattutto l’archeologia a offrire oggi nuovi elementi per comprendere una delle più profonde crisi della storia del Mediterraneo. Gli scavi della missione italo-siriana dell’Università di Pavia a Tell Semhani, nei pressi dell’antica Ugarit, mostrano infatti che il crollo del sistema politico del Tardo Bronzo investì non soltanto le grandi capitali, ma anche i piccoli villaggi rurali.

Tell Semhani, nell’odierno territorio di Latakia in Siria, vicino alla riva meridionale del fiume Nahr al-Kabir Credit: © Missione archeologica Tell Semhani / Università di Pavia

Tell Semhani, il primo villaggio rurale di Ugarit scavato estensivamente

Situato nella regione di Latakia, nell’attuale Siria, Tell Semhani sorge a circa undici chilometri da Ras Shamra, l’antica Ugarit, uno dei principali centri commerciali e culturali del Mediterraneo tra il 1500 e il 1200 a.C.

Il team di scavo Credit: © Missione archeologica Tell Semhani / Università di Pavia

A differenza delle precedenti ricerche, concentrate soprattutto su palazzi e città maggiori, il sito rappresenta il primo esempio di insediamento rurale del regno di Ugarit studiato in modo sistematico. Le campagne di scavo del 2024 e del 2025, dirette da Lorenzo d’Alfonso dell’Università di Pavia insieme alla Direzione Generale delle Antichità e dei Musei della Siria (DGAM) e all’Università di Damasco, stanno offrendo una prospettiva completamente nuova sulla vita delle campagne nel II millennio a.C.

Un incendio datato alla fine del Tardo Bronzo

Tra le scoperte più significative emerge un esteso livello di bruciato spesso circa cinque centimetri, individuato in tutte le aree indagate. Le analisi al Carbonio 14 collocano l’incendio intorno al 1173 ± 50 a.C., proprio negli anni del collasso delle grandi monarchie del Mediterraneo orientale.

Nuove tombe hanno restituito altro vasellame integro di pregio, e tra l’altro, due statuine di nudi femminili in terracotta con invetriatura blu chiaro e pittura nera di dettagli anatomici, probabilmente utilizzate come amuleti. Credit: © Missione archeologica Tell Semhani / Università di Pavia

Un elemento particolarmente importante è che gli edifici non mostrano segni di distruzione violenta prima dell’incendio. Gli archeologi ritengono quindi che il villaggio fosse già stato abbandonato quando il fuoco lo devastò, suggerendo una crisi progressiva piuttosto che un attacco improvviso.

Un tentativo di ripresa destinato a fallire

Al di sopra dello strato di distruzione gli archeologi hanno individuato una nuova fase di occupazione, datata all’inizio dell’Età del Ferro (1125 ± 70 a.C.).




Sopra il livello di bruciato sulla sommità del sito sono stati rinvenuti i resti di un’occupazione successiva all’incendio, databile all’inizio dell’età del Ferro ( C14: 1125±70 a.C.) Credit: © Missione archeologica Tell Semhani / Università di Pavia

La cultura materiale conserva molte caratteristiche della fase precedente, ma compaiono anche importanti novità, come ceramiche sub-micenee e rocchetti cilindrici in terracotta, elementi generalmente collegati ai contatti con popolazioni provenienti dall’Egeo e da Cipro.

Questa rioccupazione, tuttavia, ebbe vita breve. Dopo pochi decenni il villaggio fu definitivamente abbandonato e non tornò più a essere abitato fino all’epoca bizantina, confermando che il precedente equilibrio sociale non riuscì più a ricostituirsi.

Nuove testimonianze della vita quotidiana

Gli scavi hanno restituito anche un ricco patrimonio di reperti che documentano la prosperità del villaggio prima della crisi.

Tra le strutture emerse figurano abitazioni domestiche, tombe familiari e un raffinato corredo composto da ceramiche dipinte, anche di importazione cipriota e cilicia, oltre a due statuette femminili in terracotta invetriata, probabilmente utilizzate come amuleti.

Particolarmente significativa è la scomparsa, nella fase successiva al collasso, delle tombe familiari all’interno dell’abitato, segno di una profonda trasformazione del rapporto tra la comunità, il territorio e la memoria degli antenati.

Una nuova lettura della crisi del XII secolo a.C.

Le evidenze di Tell Semhani mettono in discussione una delle interpretazioni più diffuse degli ultimi decenni, secondo cui il collasso del Mediterraneo orientale avrebbe coinvolto principalmente i grandi centri di potere, lasciando sostanzialmente intatta la vita nelle campagne.

Lorenzo D’Alfonso Credit: © Missione archeologica Tell Semhani / Università di Pavia

Il caso del piccolo villaggio siriano mostra invece come anche le comunità rurali subirono cambiamenti radicali, con abbandoni, trasformazioni culturali e tentativi di ripresa destinati a fallire. Un quadro che restituisce tutta la portata sistemica della crisi che segnò la fine dell’Età del Bronzo e l’inizio di una nuova fase della storia mediterranea.

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Le attività di scavo a Tell Semhani sono sostenute dal fondo per l’archeologia dell’Università di Pavia e dal Comitato per le ricerche storico-archeologiche nel Mediterraneo orientale, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il rapporto completo delle campagne è in corso di pubblicazione sul numero 2026 della rivista Annales Archéologiques Arabes Syriennes.

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  • 📄 Fonte: Università di Pavia ✅

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