artemisia gentileschi restauro

ARTE / A tu per tu con Artemisia: restauro all’avanguardia (e aperto al pubblico) al Museo Casa Buonarroti

Artemisia UpClose: fino ad aprile 2023, il pubblico potrà ammirare il restauro in corso dell’Allegoria dell’Inclinazione di Artemisia Gentileschi presso il Museo Casa Buonarroti di Firenze, la casa di Michelangelo. Una straordinaria occasione per “conoscere “incontrare” la grande artista e riscoprire la splendida tela che dipinse nel 1616, ritraendosi nell’Inclinazione che regge in mano una bussola, considerata un riferimento alle teorie sul magnetismo e sulla relatività dell’amico Galileo nell’anno in cui la Chiesa lo dichiarava eretico.

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La figura allegorica con bussola di Artemisia (1616), che ha come guida la Stella Polare, rende omaggio alle glorie di Michelangelo, strizza l’occhio a Galileo e ha una sorprendente somiglianza con Artemisia stessa. Per questo restauro, sponsorizzato da Calliope Arts e Christian Levett, la tela è stata rimossa dal soffitto e collocata nella Sala del Modello del museo per un incontro ravvicinato unico nella vita. Il pubblico è invitato a vivere l’esperienza di Artemisia UpClose e a scoprire la scienza del restauro d’avanguardia, i cui misteri sotto la superficie non sono ancora stati svelati. Il progetto, che prevede anche una ristrutturazione di aree selezionate del museo e una futura mostra incentrata sui risultati del restauro, terrà Artemisia sotto i riflettori – letteralmente e figurativamente – fino al gennaio 2024. Incontra “Artemisia” nei giorni feriali, nella casa-museo dove ha lavorato al quinto mese di gravidanza ricevendo uno stipendio tre volte superiore a quello dei suoi colleghi maschi e guadagnandosi la stima del suo mecenate, oggi condivisa dai posteri.

“Irresistibile vocazione per le arti”

“Abbiamo voluto che il restauro si svolgesse nel museo anche per consentire al pubblico di riscoprirlo con la sua preziosa Galleria commissionata da Michelangelo Buonarroti il Giovane, pronipote del sommo artista e protettore ed primo estimatore di Artemisia”, spiega Alessandro Cecchi, direttore del Museo Casa Buonarroti.
Il progetto Artemisia UpClose, elaborato con il Museo e la Fondazione Casa Buonarroti, conta su due sostenitori. Il primo, Calliope Arts, è un ente no profit con sede a Firenze e a Londra che promuove la conoscenza pubblica e il riconoscimento di arte, letteratura e storia sociale da una prospettiva al femminile. Il secondo è Christian Levett, collezionista inglese fondatore del Museo di Arte Classica Moguins in Francia e della casa-galleria Levett Collection di Firenze, che ospita opere d’arte delle maggiori esponenti dell’Espressionismo Astratto. “Ringraziamo i promotori e i sostenitori del progetto Artemisia UpClose, che permette di conoscere e conservare un dipinto di alto valore, non solo artistico ma anche simbolico,” dice la Presidente di Fondazione Casa Buonarroti, Cristina Acidini. L’Inclinazione, infatti, rappresenta l’irresistibile vocazione di Michelangelo per le arti: ed è il primo quadro del soffitto, di mano di una grande pittrice, che proprio in quell’anno entra – prima donna – nell’Accademia del Disegno”.

Il restauro digitale per “vedere oltre” la censura

L'autoritratto di Artemisia sottoposto a diagnostica (foto: Olga Makarowa)
L’autoritratto di Artemisia sottoposto a diagnostica (foto: Olga Makarowa)

“Grazie alle riprese fotografiche, la diagnostica per immagini e un’accurata analisi, saremo in grado di stabilire la tecnica esatta usata da Artemisia, rilevare correttamente la condizione dell’opera e definire il nostro progetto di intervento per il dipinto”, racconta Elizabeth Wicks, restauratrice alla guida del gruppo di esperti di restauro, con cui lavora sotto la supervisione del Direttore di Casa Buonarroti, Alessandro Cecchi, e di Jennifer Celani, funzionaria della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze.
Il drappeggio e il velo, aggiunti dal pittore Baldassarre Franceschini, Il Volterrano, circa 70 anni dopo che Artemisia aveva dipinto la figura nuda, rappresentano il tentativo di Lionardo Buonarroti di proteggere il “decoro” della moglie e dei figli. Per inciso, la censura era comune per gli artisti dell’epoca di Artemisia. Lo stesso Michelangelo, generazioni prima, si era visto censurare i suoi nudi del Giudizio Universale della Cappella Sistina dall’allievo e amico Daniele da Volterra. “Data la loro natura storica, è impossibile rimuovere le ridipinture dalla superficie,” spiega Wicks, “ma l’accuratezza delle nostre analisi diagnostiche permetterà la creazione di un’immagine virtuale dell’opera originale nascosta sotto il dipinto che vediamo oggi”.
“Non appena l’opera è stata rimossa dal soffitto, ci ha regalato una sorpresa: la superficie dipinta si estende per diversi centimetri sui vari lati, al di sotto della cornice (23 cm in più di larghezze e 6 cm in più di altezza). Questa area è coperta con uno spesso strato di un materiale simile alla gommalacca, forse utilizzato come barriera protettiva contro l’umidità,” dice la restauratrice.

In arrivo mostre e pubblicazioni

“Al termine del restauro dell’opera, il pubblico potrà scoprire in dettaglio i risultati del lavoro di ricerca del progetto”, spiega Wayne McArdle, uno dei sostenitori. “Da settembre 2023 a gennaio 2024, le sale espositive al piano terra di Casa Buonarroti ospiteranno una mostra che rivelerà il nostro ‘viaggio virtuale oltre il velo’. L’Inclinazione di Artemisia regge in mano una bussola, considerata un riferimento alle teorie sul magnetismo e sulla relatività dell’amico Galileo, e dipinta proprio l’anno in cui la Chiesa lo dichiarava eretico. Ci sembra, dunque, particolarmente appropriato che la mostra Artemisia UpClose si concentri sull’aspetto scientifico del restauro. Ricerca a infrarossi, riflettografia, microscopia digitale, raggi X e radiografie, imaging multispettrale: sono tutte tecniche utilizzate per restituire l’opera agli occhi del pubblico, regalandoci una prospettiva privilegiata sulla tecnica dell’artista e aumentando la nostra consapevolezza sul suo periodo fiorentino, i suoi successi e l’importante rete di amici che si era creata. Non ci resta che augurare che la rete di amici di Artemisia cresca e includa molti di noi, dei tempi moderni, che ammiriamo e ci impegniamo a proteggere la sua arte perché arrivi alle generazioni future”. Il catalogo della mostra in lingua inglese (The Florentine Press, 2023) sarà accompagnato da una pubblicazione in italiano della collana Buonarrotiana (2023) contenente ricerche di specialisti su Artemisia e la sua epoca. Seguirà un ciclo di conferenze con importanti ospiti.

Una “casa” su misura

“Il progetto Artemisia UpClose prevede la realizzazione di un nuovo piano di illuminazione per la Galleria, studiato su misura. La sala rappresenta un angolo unico, ricco di tesori di ‘arte contemporanea’, se vista con gli occhi di una persona del Diciassettesimo secolo,” dice Christian Levett, uno dei sostenitori, a proposito del progetto di ristrutturazione di varie aree del museo, in particolare della Galleria, dell’ingresso e della biglietteria. “Il progetto prevede anche la creazione di pannelli che rendano la storia di Casa Buonarroti più accessibile al pubblico”, spiega Levett, il cui ruolo alla guida del Museo Mougins lo spinge a potenziare l’esperienza generale dei visitatori. “Stiamo puntando i riflettori su Artemisia proprio nella sua ‘casa artistica’ di Firenze. Questo è stato il primo museo in assoluto a rendere omaggio a un artista e, al suo interno, Michelangelo è rappresentato come una divinità. Con la sua opera, Artemisia ha avuto un ruolo chiave nel determinarne la percezione da parte delle generazioni future e, mentre lo faceva, ha legato la fama di Michelangelo alla propria”.

Ai tempi di Artemisia

Una mostra fiorentina di uno dei primi lavori dell’artista, commissionato da Michelangelo il Giovane, riafferma il ruolo di Casa Buonarroti nella creazione dell’immagine di Artemisia dai suoi giorni a oggi. “Casa Buonarroti è la casa di Michelangelo, ma è anche il “luogo di nascita” del mito di Artemisia, l’aura di leggenda che ha costruito con la sua arte e la sua personalità. A Firenze imparò a leggere e scrivere ma, nonostante possedesse da poco quelle abilità, disponeva delle competenze e dell’intelligenza per stupire le grandi menti dei suoi giorni.
La sua relazione con la città iniziò con una lettera del padre alla Granduchessa Cristina di Lorena, già vedova, e la vide stringere legami fondamentali con Galileo, la compositrice d’opera Francesca Caccini, il suo amato Marenghi e, naturalmente, con Michelangelo il Giovane, l’accademico e poeta che trascorse 30 anni ideando le stanze del palazzo del Diciassettesimo secolo in cui è custodito il dipinto di Artemisia.”
Michelangelo il Giovane la pagò tre volte più di ciò che i suoi colleghi pittori ricevettero per le loro opere sul soffitto, lei scelse di dare il suo nome alla figlia Agnola, che morì prima di essere battezzata. Firenze avrebbe visto nascere cinque figli di Artemisia e morire tutti loro tranne uno, oltre a testimoniare la realizzazione di alcune delle sue maggiori opere d’arte. “L’Inclinazione diventò il suo primo biglietto da visita che la aiutò a emergere nella scena culturale e artistica fiorentina, un clima culturale in cui avrebbe successivamente prodotto alcuni dei suoi migliori dipinti per la corte dei Medici, come la serie di rappresentazioni di Giuditta”, conclude MacKinnon. “Siamo lieti che il pubblico possa scoprire le origini professionali di Artemisia attraverso questa opera. La stella che guida l’Inclinazione è anche la nostra: il progetto rivela l’affascinante crescita di Artemisia come pittrice e persona.”

Fonte: Casa Buonarroti

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