Ortomasaico della campagna di scavi 2022 dell'anfiteatro (Giorgio F. Pocobelli - CNR ISPC)

SCAVI / Volterra, nuove scoperte dall’anfiteatro scomparso

Per la stagione 2022, le attività della campagna di scavo nell’Anfiteatro di Volterra si sono concentrate nel corridoio voltato ed hanno permesso di riportare alla luce, intatta, la scalinata che dall’ingresso principale Sud conduceva alle gradinate superiori. In corso anche le attività di documentazione grafica, di rilievo digitale del monumento e di analisi sui materiali da costruzione, curati dal CNR ISPC di Firenze.

Elaborazione fotogrammetrica 3D dell’ingresso Nord con dettaglio dell’abside occidentale (©Giorgio F. Pocobelli, CNR ISPC)

Si sono da poco concluse le attività di scavo archeologico dell’anfiteatro di Volterra sotto la direzione scientifica di Elena Sorge, archeologa e funzionaria della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livornoscoperto nel 2015 durante l’inizio di alcuni interventi di archeologia preventiva nella cittadina in provincia di Pisa. Un evento straordinario che non accadeva da circa mezzo secolo, in cui si scava un anfiteatro per intero con le moderne metodologie d’indagine stratigrafica. Una scoperta che ha sorpreso gli studiosi e apre il dibattito sull’effettiva importanza di Volterra in epoca romana.

Dalla terra, la memoria completamente perduta di questi imponenti resti sta via via tornando alla luce grazie ad un team multidisciplinare di professionisti e ricercatori. La scoperta ha riguardato un anfiteatro a tre ordini di gradinate (circa 82 x 64 metri) realizzato nella vallecola prossima alla celebre Porta Diana, non lontano dal teatro romano e lungo il percorso probabilmente di una antica via etrusca, successivamente ricalcato dal Cardo della colonia romana.

A dare il proprio contributo, per uno studio dettagliato dei ritrovamenti, è stato il CNR ISPC di Firenze, artefice del progetto di rilievo digitale del monumento realizzato applicando sia le tecniche fotogrammetriche (SfM) che il laser scanner, per la restituzione 3D degli ambienti riportati alla luce. Lo scavo ha permesso di evidenziare varie fasi di frequentazione dopo l’abbandono dell’edificio, nel corso del IV secolo d.C.: le tracce di focolai e i solchi di aratro individuati a quote differenti per il progressivo innalzamento dell’interro naturale ne sono la testimonianza.

Modello 3d texturizzato. Dettaglio del settore nord dell’anfiteatro (©CNR – Servizio Fly & Sense)

Quel che resta dell’arena

Le successive campagne di scavo degli anni 2020, 2021 e 2022 stanno contribuendo in maniera decisiva a rivelare il volto del monumento.

L’indagine del 2020 si era conclusa con numerosi ed interessanti scoperte, tra le quali il ritrovamento delle gallerie voltate, in perfetto stato di conservazione, che permettevano agli spettatori di accedere ai differenti ordini di gradinate e che verranno indagate nella prossima campagna archeologica e l’ingresso settentrionale all’anfiteatro sotto al quale corre un ampio cunicolo di 4 piedi romani (1,20 m), la cui funzione verrà chiarita con la prosecuzione delle indagini.

Nella successiva campagna del 2021, le ricerche si sono concentrate nel settore settentrionale, nella parte prossima al monumentale ingresso scoperto durante la precedente campagna archeologica. Qui, sotto i crolli delle murature e i livelli sabbiosi di dilavamento naturale che hanno sepolto e cancellato dalla memoria l’anfiteatro, è stata documentata la presenza di piani di calpestio e strati carboniosi ascrivibili ad un momento immediatamente successivo all’abbandono dell’edificio, testimonianza del suo riutilizzo prima della distruzione definitiva. Inoltre, l’individuazione di interventi di consolidamento e ristrutturazione precedenti l’abbandono dell’edificio, sembra confermare l’ipotesi che l’anfiteatro possa aver subito danni strutturali per cause ancora da accertare (difetti di costruzione? cedimento del substrato geologico? eventi sismici?). Gli scavi hanno riportato alla luce anche ciò che resta dell’arena. Il cuore pulsante dell’edificio, infatti, è emerso a circa otto metri di profondità.

Ipotesi ricostruttiva dell’anfiteatro: in rosso le strutture riportate alla luce nel 2020 (©Giorgio F. Pocobelli, CNR ISPC)

Di particolare interesse ai fini della ricostruzione storica dell’area e del paesaggio archeologico nelle diverse fasi, la scoperta, nello spazio dell’arena, dei solchi lasciati da un aratro per lo sfruttamento agricolo dell’area in età alto medievale.

Ritrovata la scalinata che conduceva alle gradinate

L’ultima campagna di scavo, appena terminata (novembre 2022), ha riportato alla luce la scalinata che dall’ingresso principale, nell’area Sud del monumento, conduceva alle gradinate superiori.  Anche in questo caso i rilievi sono stati realizzati dal ricercatore CNR ISPC di Firenze Giorgio Franco Pocobelli, applicando le tecniche di restituzione fotogrammetrica e l’uso di software di modellazione 3D (Structure from Motion). Collimando punti topografici georeferenziati con stazione totale o GPS e applicando i principi della stereoscopia, è possibile ottenere un modello a nuvola di punti geometricamente corretto, mantenendo il cromatismo fotografico.

Elaborazione digitale del terreno (DTM) dell’ingresso Nord, per evidenziare i cedimenti delle lastre pavimentali | (©Giorgio F. Pocobelli, CNR ISPC)

Sono proseguite anche le attività di analisi sui materiali da costruzione, condotte già a partire dallo scavo del 2020 dalle ricercatrici CNR ISPC Emma Cantisani e Silvia Vettori, sia per scopi archeometrici che per la valutazione dello stato di conservazione. Sui materiali sono stati effettuati campionamenti e successive indagini analitiche presso i laboratori CNR ISPC della sede di Firenze. 

In dettaglio, lo studio archeometrico delle malte ha permesso l’identificazione della loro composizione in termini di legante ed aggregato, ha consentito l’individuazione delle materie prime impiegate per la produzione della calce e delle aree di approvvigionamento degli aggregati.

Ortomasaico della campagna di scavi 2022 dell'anfiteatro (Giorgio F. Pocobelli - CNR ISPC)

I campioni di malta sono stati prelevati dai diversi vani ed analizzati dalle ricercatrici utilizzando metodologie analitiche proprie della mineralogia e della petrografia, quali la diffrazione a raggi X, la microscopia ottica ed elettronica su sezioni sottili, le indagini termogravimetriche.

Sono state individuate, così, differenze e similitudini tra campioni in relazione alle porzioni dell’edificio indagate e alle relative fasi di costruzione.

Elaborazione fotogrammetrica D, veduta a volo d’uccello dell’ingresso Nord (©Giorgio F. Pocobelli, CNR ISPC)

“I risultati ottenuti – spiega Emma Cantisani – hanno fornito informazioni sulla ‘cultura materiale’ di chi ha lavorato alla costruzione delle  strutture indagate, consentendo  di individuare anche il livello di conoscenza del territorio circostante e delle sue risorse naturali.”

Dalla composizione della materia delle imponenti strutture murarie sarà dunque possibile capire l’evoluzione che ha caratterizzato nel passato le diverse fasi costruttive dell’Anfiteatro di Volterra.

I dati preliminari sono stati pubblicati nel volume di Notizie degli Scavi di Antichità, Atti della Accademia Nazionale dei Lincei (Anno 2021).

“La storia di questa affascinante scoperta archeologica appartenente ai nostri giorni – conclude la nota pubblicata dal CNR ISPC -, si arricchisce ancora di nuova conoscenza per le generazioni future”.

La storia dell’Anfiteatro e le ultime scoperte raccontate dalla voce di chi ha condotto le indagini si possono ascoltare nella puntata di “Italia. Viaggio nella Bellezza – Volterra. La città che si rigenera” in onda su Rai Storia e dedicata alla città Toscana. La puntata è trasmessa lunedì 21 novembre 2022 alle ore 21.10 con repliche martedì 22 novembre ore 9.30; mercoledì 23 ore 6.30; giovedì 24 ore 23.00 e venerdì 25 ore 17.00.

 

Per saperne di più:

Fonte: CNR ISPC

©STORIE & ARCHEOSTORIE. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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