
Articolo ©Elena Percivaldi / ©Storie & Archeostorie – Riproduzione vietata senza citare la fonte. Foto © NHM Wien. ©Riproduzione riservata
Una tomba a cremazione risalente alla prima età del Ferro, con ricco corredo funerario in ottime condizioni di conservazione e con tracce di tessuto, è stata riportata alla luce ad Hallstatt, in Austria. Un ritrovamento di grande importanza, quello effettuato dai ricercatori dell’NHM, il Museo di Storia Naturale di Vienna, perché dimostra come le ben note miniere di salgemma che sorgono nei pressi di Salisburgo abbiano ancora parecchio da rivelare sulla principale cultura protostorica della prima età del Ferro centro-europea, che ebbe come epicentro proprio il Salzkammergut, sui monti dell’Alta Austria. Una cultura che si sviluppò tra l’VIII e la metà del V secolo a.C., periodo di grandi trasformazioni che portò alla progressiva differenziazione economica e sociale e al concentrarsi delle ricchezze nelle mani di un’élite guerriera, che ostenterà il suo status nei monumentali tumuli principeschi diffusi in Europa centrale tra la Germania sud-occidentale, la Francia orientale e l’altipiano svizzero.

“L’ottimo stato di conservazione dei reperti rinvenuti nella tomba non è l’unico aspetto degno di nota”, spiega Johann Rudorfer, assistente di ricerca presso il Dipartimento di Preistoria del NHM di Vienna e responsabile dello scavo. “Siamo entusiasti di aver ritrovato, dopo tanto tempo, una sepoltura chiaramente identificabile. Gran parte dell’area era stata studiata nell’Ottocento, ma evidentemente ai ricercatori di allora qualche dettaglio era sfuggito”.
Sepoltura intatta
L’attuale campagna di scavi è stata programmata in occasione dei lavori di posa di una serie di barriere paramassi, voluta dall’Autorità per il controllo dei torrenti e delle valanghe dell’Alta Austria allo scopo di proteggere la cittadina di Hallstatt dal pericolo di frane. Il progetto di costruzione interessa in parte anche l’area sepolcrale scoperta nel 1846 dall’allora direttore della miniera, Johann Georg Ramsauer (1795-1874), autore già allora di una vasta campagna di scavi che, proseguita sistematicamente fino al 1863 e poi continuata a più riprese nella prima metà del Novecento, ha riportato alla luce oltre 1.500 tombe, molte delle quali con ricchi corredi funerari. Ramsauer documentò lo scavo meticolosamente lasciando relazioni, descrizioni e disegni dettagliati dei siti e delle tombe, informazioni preziose e ancora oggi insostituibili.

La sepoltura a cremazione appena intercettata era sfuggita alle precedenti indagini e quindi si presentava ancora intatta. Degli oggetti di corredo fanno parte un’armilla che il defunto indossava presumibilmente sulla parte superiore del braccio, parti di fibule, la lama di un coltello di bronzo con tracce dell’impugnatura di legno, parti di una cintura metallica e ossa animali, probabile resto del banchetto funebre. Secondo i ricercatori, gli oggetti siano stati volontariamente defunzionalizzati, spezzati o piegati cioè per accompagnare il defunto nell’aldilà, secondo un rito abbondantemente attestato nelle culture dell’età del ferro.

Resti di tessuto mineralizzato
Ma la scoperta più interessante è emersa in fase di studio, quando nel blocco di terra che aveva inglobato i resti state notate chiare impronte di tessuto: si conservano sul lato inferiore dei dischi a spirale, impresse nel terreno grazie a un lungo processo di mineralizzazione. Secondo i ricercatori, il tessuto potrebbe appartenere a un contenitore fatto di materiale organico utilizzato per custodire i resti cremati deposti nel terreno.


Nelle sepolture a cremazione del periodo di Hallstatt e del successivo iniziale La Tène i resti del defunto (ossa, ceneri) erano collocati all’interno di urne poi deposte nelle fosse insieme al corredo. Nel sito di Hallstatt, invece, le urne sono state rinvenute raramente. “Di solito troviamo solo un mucchio di frammenti ossei e cenere, ma spesso si presentano così compatti da far sospettare che in origine fossero rinchiusi in sacchetti di stoffa o pelle. Questa scoperta potrebbe aiutarci a dimostrarlo”, osserva Rudorfer.

Sebbene solo l’1 per cento dell’area interessata alla realizzazione delle barriere paramassi sia oggetto di indagine archeologica, gli scavi secondo i ricercatori hanno comunque fornito preziose informazioni. “Ora sappiamo per certo ad esempio – spiega Rudorfer – che i vecchi scavi ottocenteschi non sono stati esaustivi. Molte tombe, probabilmente, giacciono ancora in attesa di essere scavate. È emerso anche che non tutto ciò che fu allora riportato alla luce venne trasferito a Vienna: ci siamo infatti imbattuti in molti reperti “vaganti”, oltre a diverse ossa provenienti dalle sepolture ad inumazione. Gli oggetti furono rimossi dalle tombe, registrati e documentati sui disegni, ma poi ridepositati nel terreno nelle immediate vicinanze”. Dove sono rimasti fino ad oggi.

Molto ancora da scoprire
Tra i siti archeologici più importanti d’Europa, la necropoli di Hallstatt ha finora restituito oltre 1.500 tombe; i lussuosi corredi, costituiti da vasellame, armi e raffinati ornamenti, testimoniano l’ampiezza e la prosperità delle relazioni commerciali garantite dall’estrazione e dal commercio del sale, elemento indispensabile per la conservazione degli alimenti. Gli scavi sono ripresi nel 1994 ampliando progressivamente l’area indagata e hanno prodotto nuove scoperte. Secondo recenti stime, le sepolture presenti nell’alta valle del Salzberg potrebbero essere diverse migliaia, forse 5-6000, e alla luce di questa scoperta il numero potrebbe persino aumentare.

Sul sito di Hallstatt c’è dunque ancora molto da scoprire. Se infatti la necropoli è in ogni caso ben documentata, molto meno si sa riguardo all’evoluzione dell’insediamento che ospitava la popolazione sepolta sull’Hallstatt Salzberg. Per cercare di chiarirne le fasi di sviluppo, i ricercatori del NHM di Vienna sono all’opera in alta valle dove, con il supporto di Salzwelten e Salinen Austria AG, si sta indagando quello che sembra essere un gruppo di edifici di legno della Tarda età del Bronzo (1.200 – 800 a.C.). L’area oggetto di indagine, si legge nella nota diffusa dal NHM, sarà ulteriormente ampliata nei prossimi anni ed è probabile che il team di ricerca possa rinvenire altre sepolture, anche di epoca successiva. “Le ricerche sul sepolcreto di Hallstatt – confermano gli studiosi – sono tutt’altro che esaurite: qui come altrove, le nuove tecnologie e i più moderni metodi di scavo e documentazione ci aiuteranno auspicabilmente a trovare risposta a tanti quesiti rimasti tuttora irrisolti”.
Fonte: NHM Vienna
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