Tracce di insediamenti di pastori risalente al periodo neolitico, e frequentato per migliaia di anni fino all’età del Rame e del Bronzo, riemergono dalla grotta di Umm Jirsan, nell’Arabia Saudita nord-occidentale. Ad annunciarlo è la Commissione per il Patrimonio Saudita, responsabile della documentazione e della conservazione del patrimonio materiale e immateriale dell’Arabia Saudita sotto il Ministero della Cultura. I risultati degli scavi sono stati pubblicati sulla rivista PLoS One in un articolo scientifico che costituisce il primo studio archeologico delle grotte del Regno.

La grotta di Umm Jirsan (foto: ©Ministero della Cultura saudita)

Situata a Harrat Khaybar, a nord di Madinah, con i suoi 1.500 metri di lunghezza per 45 di larghezza (e con un’altezza massima di 12) Umm Jirsan è la grotta lavica più lunga del Regno.

Il team di ricercatori sauditi e internazionali, tra cui scienziati dell’Università King Saud, dell’Istituto Max Planck in Germania e del Servizio geologico saudita, ha collaborato nell’ambito del progetto Green Arabian Peninsula. La loro ricerca multidisciplinare sul campo si è concentrata sulla conservazione e sulla valorizzazione della storia comune dell’umanità nella Penisola Arabica. Le precedenti scoperte della Commissione per il Patrimonio hanno rivelato l’esistenza di abitazioni in un antico lago fuori Tabuk, nelle regioni nord-occidentali del Regno, risalenti a circa 120.000 anni fa.

Il “tappeto di ossa” che ricopre la grotta di Umm Jirsan (foto: ©Ministero della Cultura saudita)

Attraverso le indagini archeologiche e gli scavi in più punti della grotta di Umm Jirsan, gli scienziati hanno dunque scoperto antichi insediamenti di gruppi di pastori risalenti al periodo neolitico, fino all’età del Rame e all’età del Bronzo. L’esatta antichità del sito è stata determinata utilizzando la datazione al carbonio-14. La ricerca ha inoltre portato alla luce tracce di ossa di animali risalenti a 4.100 anni prima di Cristo e il più antico cranio umano ritrovato risale a 6.000 anni a.C.

Secondo lo studio, prima dell’attuale clima arido e della natura desolata dell’area, esisteva un ambiente molto più temperato e florido, con una parte di fauna ora estinta. I reperti ritrovati comprendono legno, stoffe, scene scolpite nella roccia di capre al pascolo, mucche e cani usati per la caccia. Tra le migliaia di ossa di animali ritrovate, c’erano resti di iene, cavalli, cammelli, cervi, caribù, mucche e asini domestici.

L’interno della grotta di Umm Jirsan (foto: ©Ministero della Cultura saudita)

L’analisi dei resti scheletrici umani, effettuata con l’ausilio di isotopi radioattivi, ha indicato che gli individui della comunità insediata nella grotta si nutrivano principalmente di carne, ma in seguito hanno iniziato a cibarsi anche di cereali, di pari passo con lo sviluppo delle pratiche agricole.

La ricerca evidenzia l’importanza delle grotte per l’uomo e gli antichi percorsi del magma vulcanico nell’attuale Arabia Saudita.

Per saperne di più:

  • Stewart M, Andrieux E, Blinkhorn J, Guagnin M, Fernandes R, Vanwezer N, et al. (2024), First evidence for human occupation of a lava tube in Arabia: The archaeology of Umm Jirsan Cave and its surroundings, northern Saudi Arabia. PLoS ONE 19(4): e0299292. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0299292

Fonte: Commissione per il Patrimonio del Ministero della Cultura dell’Arabia Saudita.

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