All’inizio del VI millennio a.C. le popolazioni neolitiche italiane avevano già sviluppato tecniche avanzate per estrarre, lavorare e utilizzare il cinabro. È questa l’importante scoperta fatta da un gruppo di ricerca italo-spagnolo che vede assieme Università di Pisa, la sede pisana ICCOM del CNR e il Consejo Superior de Investigaciones Científicas (CSIC) di Barcellona. Il ritrovamento delle tracce che testimoniano l’uso precoce del cinabro è stato fatto nel sito archeologico de La Marmotta, situato sulle rive del Lago di Bracciano nel Lazio. Il ritrovamento, spiegano i ricercatori, impone una revisione delle conoscenze attuali riguardanti la diffusione e l’uso dei pigmenti minerali nel Neolitico europeo.

La Marmotta, un sito straordinario che “racconta” il Neolitico
Il sito archeologico de La Marmotta (Anguillara Sabazia, Roma) è noto per la sua straordinaria conservazione di materiali organici e manufatti, che offrono una finestra unica sulla vita quotidiana delle popolazioni neolitiche. In particolare, il luogo è singolare per quel che riguarda la conservazione e il recupero dei resti di legno e di piante. L’eccezionale conservazione nel sito ha permesso il recupero di cinque canoe e di numerosi oggetti relativi alla navigazione, alla costruzione di case, all’agricoltura, alla caccia e all’artigianato.
L’ampia gamma di reperti rinvenuti, e il periodo dell’occupazione tra il 5700 e il 5300 a.C., fanno de “La Marmotta” un punto di riferimento per lo studio, sia della diffusione del sistema di vita neolitico, attraverso le rotte marittime, verso occidente, sia della tecnologia del legno durante il primo Neolitico nel bacino del Mediterraneo.
L’eccezionale quantità di resti organici del sito è tutt’oggi oggetto di studio per l’identificazione tassonomica delle specie legnose utilizzate come materia prima per la realizzazione di manufatti per le attività agricole, architettoniche, artigianali e tessili. Un approfondito studio del complesso di falcetti completi e frammentari ha permesso ad esempio di riconoscere nel Quercus sp. deciduo (quercia) il tipo di legno più frequentemente utilizzato nella costruzione di questo strumento agricolo.
La tecnica di lavorazione del legno costituisce un’importantissimo indicatore della profonda conoscenza dell’ambiente naturale e delle caratteristiche stesse del legno. La quantità e la varietà degli oggetti in legno ritrovati nel sito de “La Marmotta” rispecchiano la strategica importanza che questa materia prima aveva per le società neolitiche. L’insieme di questi strumenti in legno ed in particolare delle cinque imbarcazioni monossile ritrovate ci parlano di una società tecnologicamente avanzata e qualificata che rivoluziona la nostra concezione di comunità neolitica, mostrandoci che queste erano molto più avanzate di quanto pensassimo.
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La “scoperta” del rosso cinabro
Anche oggi, però, il sito non smette di sorprendere. Esaminando una serie di reperti archeologici con tecniche avanzate di analisi chimica e mineralogica, i ricercatori italo-spagnoli hanno individuato la presenza di cinabro in vari manufatti del sito. Un ritrovamento che suggerisce un utilizzo di questo particolare minerale come pigmento. Lo studio dei depositi di cinabro presenti nella penisola suggerisce che questa sostanza venisse estratta da depositi situati a notevoli distanze da La Marmotta, indicando una rete di scambi e commerci ben sviluppata, in cui materie prime, idee e tradizioni venivano condivise tra le diverse aree della penisola.

“La scoperta dell’uso del cinabro in questo contesto è particolarmente significativa perché il cinabro è un minerale tossico che richiede una gestione e un trattamento particolari – spiega la dottoressa Cristiana Petrinelli Pannocchia del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa – Questo implica, infatti, un certo grado di conoscenza e competenza tecnica da parte delle popolazioni che lo utilizzavano”.

Perlina cilindrica corta in steatite 41010 con residuo di cinabro; B. Vago di argilla 14504; C. Vago di conchiglia di Spondylus (36301); D. Collana esposta con dettaglio di un vago di collana (1) e di un vago di argilla (2). [immagine tratta dallo studio citato]
“Oltre a ciò, l’uso del cinabro a La Marmotta riflette un significativo aspetto culturale e simbolico delle società neolitiche – prosegue Petrinelli Pannocchia – Il pigmento rosso, ottenuto dal cinabro, è infatti spesso associato a pratiche rituali e cerimoniali, inclusi i riti funerari e le decorazioni corporee. Questo uso simbolico del cinabro potrebbe indicare una complessa struttura sociale e spirituale tra le popolazioni neolitiche della regione”.

“La datazione che siamo riusciti a stabilire attraverso i reperti del sito de La Marmotta – conclude la ricercatrice dell’Università di Pisa – ci permette di arretrare l’uso del cinabro in Italia all’inizio del VI millennio a.C., ridefinendo così la cronologia dell’uso di questo pigmento nel Mediterraneo occidentale. Oltre ad offrirci importanti spunti sulla complessità delle società preistoriche in termini di tecnologia, commercio e cultura”.

I dettagli della scoperta sono stati discussi nell’articolo “New evidence reveals the earliest use of cinnabar in the western Mediterranean: The Neolithic settlement of La Marmotta (Lazio, Italy)” pubblicato sulla rivista Quaternary Science Reviews.
Per saperne di più
- Cristiana Petrinelli Pannocchia, Alice Vassanelli, Vincenzo Palleschi, Stefano Legnaioli, Mario Mineo, Gerard Remolins Zamora, Niccolò Mazzucco, Juan F. Gibaja, New evidence reveals the earliest use of cinnabar in the western Mediterranean: The Neolithic settlement of La Marmotta (Lazio, Italy), Quaternary Science Reviews, Volume 335, 2024, 108746, ISSN 0277-3791, https://doi.org/10.1016/j.quascirev.2024.108746.
(https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0277379124002476)
Fonte: Università di Pisa
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