STUDI / Gli stupefacenti? Già in uso nella Preistoria: lo dimostrano i pollini nel mastice di un falcetto di 7500 anni fa trovato nel lago di Bracciano

Nel mastice di uno dei falcetti trovati nel sito di La Marmotta, risalente a circa 7500 anni fa e sommerso nel lago di Bracciano, è stato rinvenuto il polline di una pianta del genere Oenanthe che contiene sostanze neurotossiche. Una tipologia di piante a lungo utilizzata a scopo medicinale in Asia: se consumate fresche ed in piccole quantità, possono produrre uno stato mentale simile all’ubriachezza, ma anche provocare nausea, vomito e convulsioni. Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’Università di Pisa, del Museo delle Civiltà di Roma e della Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma e pubblicato su Scientific Reports.

Un falcetto per tagliare il grano proveniente da La Marmotta, un sito sommerso nel lago di Bracciano, testimonia il probabile uso di piante con effetti stupefacenti già in epoca preistorica. La notizia arriva da uno studio pubblicato su Scientific Reports e grazie ad un progetto diretto da ricercatori dell’Università di Pisa, del Museo delle Civiltà di Roma e della Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma.

L’analisi ha riguardato tre falcetti eccezionalmente conservati e completi di denti in selce e di mastice utilizzato per fissare le lame. Dall’esame è risultato che i manici erano fatti in legno di quercia e di una pianta della famiglia Maloideae (probabilmente un albero da frutto), mentre per il mastice è stata usata resina di pino mescolata con polvere di carbone. Lo studio delle usure presenti sui denti in selce ha poi confermato che gli strumenti furono principalmente usati per tagliare grano domestico, probabilmente raso suolo, per poter raccogliere l’interezza della paglia.

Immagini al microscopio dei legni in analisi.

Ma la sorpresa è stata che inglobato nel mastice di uno dei falcetti è stato trovato il polline di una pianta del genere Oenanthe. “Si tratta di specie acquatiche che hanno la particolarità di contenere sostanze neurotossiche, simili alla cicutossina della Cicuta virosa. Queste piante, a lungo utilizzate a scopo medicinale in Asia, se consumate fresche ed in piccole quantità, possono produrre uno stato mentale simile all’ubriachezza, ma anche provocare nausea, vomito e convulsioni”, afferma Daniele Arobba, palinologo del Museo Archeologico del Finale che ha collaborato nel progetto.

Ricostruzione sperimentale di uno dei falcetti in studio, usato per tagliare grano ‘antico’

“Sebbene sia possibile che il polline possa essersi infiltrato successivamente all’abbandono dei manufatti nelle acque del lago è possibile pensare che i falcetti, o almeno uno dei essi, oltre a tagliare i cereali, fosse utilizzato per raccogliere occasionalmente altre piante per uso medico-terapeutico o stupefacente”, spiega Niccolò Mazzucco ricercatore Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, rientrato in Italia dopo oltre dieci anni all’estero grazie al programma ‘Rita Levi Montalcini’ del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Il sito in corso di scavo

“Non dimentichiamo del resto – continua Mazzucco – che in questo stesso sito sono state trovate le capsule d’oppio domestico più antiche d’Europa”.

Il villaggio sommerso La Marmotta continua così ad arricchire con nuovi particolari il racconto dell’arrivo delle prime popolazioni di agricoltori e pastori in Italia ed in Europa, circa 7500 anni fa. Grazie all’eccezionale conservazione dei manufatti e, soprattutto, dei reperti organici, il sito contiene infatti reperti molto rari, tra cui cinque piroghe in legno, resti di cibo, frammenti di cesti, intrecci in fibre vegetali e strumenti lignei di natura diversa. Tra questi, ben 52 falcetti in legno, tra i più antichi ed i meglio conservati d’Europa. Si tratta dei primi strumenti utilizzati per la raccolta dei cereali in Italia e di cui grazie a questo studio si conoscono adesso più in dettaglio fattura ed uso.

Marina Caterina Magnani
(CIDIC – Centro per l’innovazione e la diffusione della cultura – Università di Pisa)

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