Erano nascoste nel bosco di Bärenfels, nei pressi di Arisdorf (Canton Basilea Campagna), finché due archeologi dell’Archäologie Baselland le hanno riportate alla luce dopo oltre duemila anni. Le due monete d’oro celtiche – , risalgono al III secolo a.C.: per la precisione, uno statere e un quarto di statere. E costituiscono un ritrovamento di grande importanza: si tratta infatti di due tra le più antiche monete mai rinvenute in Svizzera.

La scoperta è avvenuta nel corso di una ricognizione di controllo effettuata da Wolfgang Niederberger e Daniel Monale insieme ad alcuni volontari, in una zona dove già nel 2023 era stato ritrovato un ripostiglio di 34 monete d’argento celtiche, databili attorno all’80–70 a.C. Un contesto dunque già noto, ma che evidentemente continua a riservare sorprese.
Le origini della monetazione celtica
Secondo gli studiosi, l’introduzione della moneta in area celtica sarebbe legata ai contatti con il mondo ellenistico e mediterraneo, e in particolare all’esperienza dei mercenari celti, che per le loro prestazioni militari venivano pagati in moneta. Tornando nelle regioni di origine, avrebbero portato con sé gli esemplari dando origine a una produzione autonoma.

Le prime monete celtiche compaiono intorno alla metà del III secolo a.C., su imitazione degli stateri d’oro di Filippo II di Macedonia (359-336 a.C.). Gli originali raffiguravano Apollo al diritto e una biga al rovescio, ma i Celti rielaborarono le immagini nel loro stile simbolico e astratto, creando una monetazione del tutto diversa e peculiare.
Tipologia, peso e attribuzione delle monete
Le due monete di Arisdorf sono state studiate da Michael Nick, specialista dell’Inventario dei ritrovamenti monetali della Svizzera (IFS).
Lo statere, con un peso di 7,8 grammi, è stato attribuito al tipo Gamshurst, mentre il quarto di statere, di 1,86 grammi, rientra nel tipo Montmorot.

Entrambe appartengono a tipologie piuttosto rare in Svizzera: in tutto ne sono noti poco più di venti esemplari. Ciò conferma il carattere eccezionale del rinvenimento e il suo grande valore storico e archeologico.
Un’offerta agli dèi?
Ma c’è di più. Gli archeologi concordano sul fatto che monete d’oro di questo tipo non fossero destinate alla circolazione, ma avessero un valore simbolico: erano cioè utilizzate per pagamenti “di prestigio” e doni diplomatici, ma anche come offerte votive e strumenti per stringere alleanze politiche.
Oggetti di questo genere vengono spesso rinvenuti in contesti di tipo rituale: sepolture, paludi e sorgenti. Ad Arisdorf le doline colme d’acqua hanno originato la cosiddetta “Palude di Bärenfels”, oggi all’interno di un vasto parco naturale. Il ritrovamento in questo contesto fa pensare che si tratti di una deposizione intenzionale legata a culti o riti. Torbiere, laghi e paludi, del resto, erano considerati luoghi liminali e spesso consacrati alle divinità, dunque particolarmente adatti per le offerte agli dèi.

Il fenomeno è ben noto, sia dalle fonti antiche che grazie ai molti ritrovamenti archeologici avvenuti in Europa centrale e settentrionale.
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Dallo scavo al museo
Data la rarità dei reperti, l’Archäologie Baselland e l’Historisches Museum Basel hanno deciso di esporre le due monete d’oro appena ritrovate nella mostra “Schatzfunde”, in corso fino al 28 giugno 2026. A partire da marzo, dunque, saranno collocate insieme alle monete d’argento rinvenute nel 2023, in una vetrina dedicata all’interno della Barfüsserkirche di Basilea, sede dell’esposizione.
📘 Fonti scientifiche della notizia
- 📄 Comunicato Archäologie Baselland
- 📄 Andreas Fischer/Michael Nick, Arisdorf, Bärenfels: ein weiterer keltischer Münzhort südlich des Hochrheins. Archäologie Baselland, Jahresbericht 2023, 112-117.
- 📄Reto Marti, Arisdorf, Bärenfels-Moor: ein kleiner Einblick in frühzeitliche Landschaften. Archäologie Baselland, Jahresbericht 2009, 30-31.





